Gérard Depardieu: "Rimettiamo la parola al centro del nostro tempo. Il teatro può farlo"
Guido Andruetto, <em class="author">GUIDO ANDRUETTO</em>L'attore arriva al Festival dei Due Mondi di Spoleto per l'unica data italiana di "Love Letters" di Albert Ramsdell Gurney, in coppia con Anouk Aimée. "A Parigi abbiamo fatto otto repliche. Non ho voluto un euro. Non voglio soldi dalla Francia su cui devo pagarci poi le tasse. E comunque per Anouk posso lavorare gratis a oltranza"
"C'è ancora bisogno della parola. Dobbiamo rimetterla al centro del nostro tempo e questo può farlo prima di ogni altra arte il teatro. Oggi purtroppo non vedo più nessuno che si dedichi con convinzione alla scrittura, alla drammaturgia. Siamo tutti orfani di Carmelo Bene, di Alberto Moravia, di Samuel Beckett. Il quadro è desolante".
Dalla sua villa nel cuore di Parigi, dove è appena rincasato da un soggiorno rigenerante nella campagna francese, Gérard Depardieu azzarda riflessioni e si pone interrogativi brucianti sullo scenario attuale della produzione teatrale. L'occasione è data dal suo ritorno in scena in Italia con Love Letters, unica data nazionale il 5 luglio al Festival dei Due Mondi di Spoleto, un'opera firmata dall'americano Albert Ramsdell Gurney e tradotta in oltre trenta lingue con rappresentazioni ancora oggi in tutto il mondo a distanza di più di venticinque anni dalla prima assoluta negli Stati Uniti. …
Dalla sua villa nel cuore di Parigi, dove è appena rincasato da un soggiorno rigenerante nella campagna francese, Gérard Depardieu azzarda riflessioni e si pone interrogativi brucianti sullo scenario attuale della produzione teatrale. L'occasione è data dal suo ritorno in scena in Italia con Love Letters, unica data nazionale il 5 luglio al Festival dei Due Mondi di Spoleto, un'opera firmata dall'americano Albert Ramsdell Gurney e tradotta in oltre trenta lingue con rappresentazioni ancora oggi in tutto il mondo a distanza di più di venticinque anni dalla prima assoluta negli Stati Uniti. …
"C'è ancora bisogno della parola. Dobbiamo rimetterla al centro del nostro tempo e questo può farlo prima di ogni altra arte il teatro. Oggi purtroppo non vedo più nessuno che si dedichi con convinzione alla scrittura, alla drammaturgia. Siamo tutti orfani di Carmelo Bene, di Alberto Moravia, di Samuel Beckett. Il quadro è desolante".
Dalla sua villa nel cuore di Parigi, dove è appena rincasato da un soggiorno rigenerante nella campagna francese, Gérard Depardieu azzarda riflessioni e si pone interrogativi brucianti sullo scenario attuale della produzione teatrale. L'occasione è data dal suo ritorno in scena in Italia con Love Letters, unica data nazionale il 5 luglio al Festival dei Due Mondi di Spoleto, un'opera firmata dall'americano Albert Ramsdell Gurney e tradotta in oltre trenta lingue con rappresentazioni ancora oggi in tutto il mondo a distanza di più di venticinque anni dalla prima assoluta negli Stati Uniti. Un racconto passionale e struggente che si dipana attraverso cinquant'anni di storia americana e le voci di due amanti, Melissa ed Andrew, che per tutta la vita si scrivono lettere rincorrendosi e fuggendo l'uno dall'altro. Dopo il successo ottenuto lo scorso gennaio al Théâtre Antoine di Parigi, il divo del cinema francese si riaffaccia su un palco italiano in coppia con Anouk Aimée, magnifica attrice, già candidata all'Oscar per Un uomo, una donna di Lelouch, che a 82 anni incanta il pubblico con il suo fascino e la sua bravura.
Depardieu, la vostra versione di Love Letters, per la regia di Benoît Lavigne, è stata acclamata oltre che a Parigi anche a Beirut, Gerusalemme, Bruxelles, Atene. Come reagirà il pubblico italiano?
"Me lo sono chiesto anch'io quando ho scoperto che andremo in scena in una piazza, di fronte a tremila persone. Sarà certamente un esperimento per noi. Lo spettacolo si alimenta anche di sguardi, di una complicità sottile, e per questo si presta ad una dimensione molto raccolta, di grande intimità tra attore e spettatore. Non so che cosa accadrà a Spoleto, ma sia io che Anouk siamo molto curiosi di scoprirlo".
È vero che ha scelto di recitare per la Aimée senza prendere alcun compenso?
"Al Théâtre Antoine di Parigi abbiamo fatto otto repliche, tutto esaurito ogni sera. Non ho voluto un euro. Non voglio soldi dalla Francia su cui devo pagarci poi le tasse. E comunque per Anouk posso lavorare gratis ad oltranza".
All'ultimo festival di Cannes lei ha fatto un piacere anche a Salma Hayek, che l'ha invitata a leggere alcuni brani da Il profeta di Gibran. Com'è andata in questo caso?
"Conosco bene la Hayek e soprattutto suo marito, monsieur Pinault. Mi hanno coinvolto nella presentazione del film di animazione The Prophet di cui lei è produttrice. Leggere in pubblico mi riempie di gioia, non è mai una costrizione. L'ho fatto con le Confessioni di Sant'Agostino e vorrei rifarlo con Giordano Bruno o con Gargantua e Pantagruel di François Rabelais. Magari insieme a Roberto Benigni di cui ho apprezzato le letture della Divina commedia".
Anche in Love Letters la parola domina sulla scena.
"Sì, assolutamente, ma con Anouk non ci limitiamo a leggere delle lettere d'amore, c'è un coinvolgimento emotivo da parte nostra molto intenso, ne siamo quasi imprigionati. E si vede, lo spettatore lo percepisce chiaramente. Il testo ci parla delle memorie che noi tutti conserviamo dei nostri amori, di quelli finiti e di quelli eterni. Va dritto al cuore. Durante le rappresentazioni a Parigi sono rimasto sbalordito dal calore che il pubblico ci restituiva ogni sera alla fine dello spettacolo. È quello di cui ho bisogno. A teatro sei di fianco allo spettatore, a' côté. La vicinanza diventa intimità".
Il cinema che cosa può offrirle di interessante in questo momento?
"Gli impegni sono sempre tanti. Non mi rammarico del troppo lavoro, perché lo amo, ma mi concedo il lusso di scegliere le cose che mi piacciono veramente. Con Isabelle Huppert dopo l'estate inizieremo a girare La vallée de l'amour di Guillaume Nicloux, un film drammatico che affronta il tema".
Tornerà presto a impersonare il forzuto Obelix?
"È un capitolo un po' delicato. Sul fronte di una nuova produzione qualcosa si sta muovendo, ma so che ci sono molti problemi legati alla famiglia di Albert Uderzo. Cose che riguardano diritti, eredità. Una storia abbastanza triste".
Che cosa la rallegra di più oggi?
"La tournée di Love Letters mi sta rendendo felice. Vedo in giro attori che si muovono come automi e rispondono agli ordini di chi li dirige senza metterci l'anima. Freddi, inutili. Con Anouk siamo agli antipodi".
È vero che quest'estate farà di nuovo coppia con Fanny Ardant?
"Il merito è di Marguerite Duras, la mia grande e straordinaria amica Marguerite. A fine agosto con Fanny porteremo in scena in Russia al Riga Congress Center la pièce La musica deuxieme della Duras. Un'altra storia d'amore, di tormento, separazioni e di riconciliazione".
Dalla sua villa nel cuore di Parigi, dove è appena rincasato da un soggiorno rigenerante nella campagna francese, Gérard Depardieu azzarda riflessioni e si pone interrogativi brucianti sullo scenario attuale della produzione teatrale. L'occasione è data dal suo ritorno in scena in Italia con Love Letters, unica data nazionale il 5 luglio al Festival dei Due Mondi di Spoleto, un'opera firmata dall'americano Albert Ramsdell Gurney e tradotta in oltre trenta lingue con rappresentazioni ancora oggi in tutto il mondo a distanza di più di venticinque anni dalla prima assoluta negli Stati Uniti. Un racconto passionale e struggente che si dipana attraverso cinquant'anni di storia americana e le voci di due amanti, Melissa ed Andrew, che per tutta la vita si scrivono lettere rincorrendosi e fuggendo l'uno dall'altro. Dopo il successo ottenuto lo scorso gennaio al Théâtre Antoine di Parigi, il divo del cinema francese si riaffaccia su un palco italiano in coppia con Anouk Aimée, magnifica attrice, già candidata all'Oscar per Un uomo, una donna di Lelouch, che a 82 anni incanta il pubblico con il suo fascino e la sua bravura.
Depardieu, la vostra versione di Love Letters, per la regia di Benoît Lavigne, è stata acclamata oltre che a Parigi anche a Beirut, Gerusalemme, Bruxelles, Atene. Come reagirà il pubblico italiano?
"Me lo sono chiesto anch'io quando ho scoperto che andremo in scena in una piazza, di fronte a tremila persone. Sarà certamente un esperimento per noi. Lo spettacolo si alimenta anche di sguardi, di una complicità sottile, e per questo si presta ad una dimensione molto raccolta, di grande intimità tra attore e spettatore. Non so che cosa accadrà a Spoleto, ma sia io che Anouk siamo molto curiosi di scoprirlo".
È vero che ha scelto di recitare per la Aimée senza prendere alcun compenso?
"Al Théâtre Antoine di Parigi abbiamo fatto otto repliche, tutto esaurito ogni sera. Non ho voluto un euro. Non voglio soldi dalla Francia su cui devo pagarci poi le tasse. E comunque per Anouk posso lavorare gratis ad oltranza".
All'ultimo festival di Cannes lei ha fatto un piacere anche a Salma Hayek, che l'ha invitata a leggere alcuni brani da Il profeta di Gibran. Com'è andata in questo caso?
"Conosco bene la Hayek e soprattutto suo marito, monsieur Pinault. Mi hanno coinvolto nella presentazione del film di animazione The Prophet di cui lei è produttrice. Leggere in pubblico mi riempie di gioia, non è mai una costrizione. L'ho fatto con le Confessioni di Sant'Agostino e vorrei rifarlo con Giordano Bruno o con Gargantua e Pantagruel di François Rabelais. Magari insieme a Roberto Benigni di cui ho apprezzato le letture della Divina commedia".
Anche in Love Letters la parola domina sulla scena.
"Sì, assolutamente, ma con Anouk non ci limitiamo a leggere delle lettere d'amore, c'è un coinvolgimento emotivo da parte nostra molto intenso, ne siamo quasi imprigionati. E si vede, lo spettatore lo percepisce chiaramente. Il testo ci parla delle memorie che noi tutti conserviamo dei nostri amori, di quelli finiti e di quelli eterni. Va dritto al cuore. Durante le rappresentazioni a Parigi sono rimasto sbalordito dal calore che il pubblico ci restituiva ogni sera alla fine dello spettacolo. È quello di cui ho bisogno. A teatro sei di fianco allo spettatore, a' côté. La vicinanza diventa intimità".
Il cinema che cosa può offrirle di interessante in questo momento?
"Gli impegni sono sempre tanti. Non mi rammarico del troppo lavoro, perché lo amo, ma mi concedo il lusso di scegliere le cose che mi piacciono veramente. Con Isabelle Huppert dopo l'estate inizieremo a girare La vallée de l'amour di Guillaume Nicloux, un film drammatico che affronta il tema".
Tornerà presto a impersonare il forzuto Obelix?
"È un capitolo un po' delicato. Sul fronte di una nuova produzione qualcosa si sta muovendo, ma so che ci sono molti problemi legati alla famiglia di Albert Uderzo. Cose che riguardano diritti, eredità. Una storia abbastanza triste".
Che cosa la rallegra di più oggi?
"La tournée di Love Letters mi sta rendendo felice. Vedo in giro attori che si muovono come automi e rispondono agli ordini di chi li dirige senza metterci l'anima. Freddi, inutili. Con Anouk siamo agli antipodi".
È vero che quest'estate farà di nuovo coppia con Fanny Ardant?
"Il merito è di Marguerite Duras, la mia grande e straordinaria amica Marguerite. A fine agosto con Fanny porteremo in scena in Russia al Riga Congress Center la pièce La musica deuxieme della Duras. Un'altra storia d'amore, di tormento, separazioni e di riconciliazione".