"Una volta nelle carte geografiche non c'era proprio. Poi, da quando è diventata la porta dei migranti, da quando hanno cominciato a sbarcare e a morire, è entrata nelle carte. Ma in un quadratino lontano". Ascanio Celestini racconta così Lampedusa, l'isola periferia dell'occidente, in cui i bambini crescono e giocano, ma per nascere devono andare sul continente. Il luogo che "per il resto del mondo è una notizia del telegiornale" dall'1 al 5 ottobre ospita il Sabir Festival, di cui Celestini ha curato gli eventi teatrali e Fiorella Mannoia quelli musicali. "Stiamo rischiando di abituarci alla morte come siamo abituati alla pioggia. Ecco a cosa serve Sabir, a ricordare che dietro le vittime degli sbarchi ci sono persone come noi, persone che avevano sogni, progetti da realizzare, famiglie", dice la cantante.
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Il "Festival diffuso delle culture mediterranee", con il patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri e della Rai, è promosso da Arci, Comune di Lampedusa e da quel Comitato 3 ottobre nato l'indomani della tragedia dei 368 migranti annegati nelle acque dell'isola. Cinque giorni di dibattiti con ospiti accorsi da ogni dove, anche da zone di guerra. E poi laboratori, concerti, teatro per bambini, spettacoli, come gli Italiani Cincali di Mario Perrotta e Andrea Satta (l'1) o Rumore di Acque con Alessandro Renda e i Fratelli Mancuso (il 2). Fino al concerto di Fiorella Mannoia e i suoi ospiti Elisa, Clementino, Frankie Hi-NRG (il 4).
Il cuore non solo cronologico della manifestazione è il 3 ottobre che, a un anno esatto dalla tragica fine di tante povere vite, potrebbe diventare, secondo una proposta di legge depositata alla Camera, Giornata del ricordo. "Non per versare lacrime ma per chiedere di fare concretamente qualcosa", precisa Tareke Bhrane del Comitato 3 ottobre. E allora, in giro per l'isola per vedere i ragazzi del liceo dipingere i frangiflutti del molo con i superstiti, o realizzare un murales di fronte al Municipio insieme a Adal, il fratello di una delle vittime del naufragio, la cui storia è stata raccontata nel reportage di Valerio Cataldi La neve, la prima volta. All'imbrunire, dopo una lunga marcia silenziosa, i superstiti e i familiari delle vittime libereranno in cielo 368 lanterne, una per ciascuna persona annegata all'isola dei Conigli. La sera ancora teatro con Perrotta e Satta in La Turnata e con la Serata di Racconti di Ascanio Celestini, Mimmo Cuticchio e Giovanna Marini.
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E mentre il Festival si chiude con la partenza della Carovana antimafia, altre luci si accendono a Lampedusa il giorno dopo. "Viaggiare negli ultimi anni è diventato sinonimo di migrare. E al migrante vengono riservate solo tre possibilità: non arrivare mai, raggiungere la meta, non poter tornare". Da questa idea di Guido Barbieri nasce "Lampedusa: le nuove vie dei canti", un progetto del Ministero dell'Istruzione che dallo scorso febbraio ha coinvolto ragazzi e bambini dell'isola, che il 5 ottobre terranno uno spettacolo di musica e teatro itinerante. "Una sorta di Via Crucis laica" racconta Mario Perrotta, che ne ha curato la regia e ha realizzato le interviste ai bambini, da cui ha tratto cinque monologhi recitati da altrettanti attori in ognuna delle cinque "stazioni". "Il loro punto di vista su ciò che è stata l'isola in questi anni è completamente diverso da quello a cui siamo abituati. I bambini vivono l'altro che viene dal mare come una risorsa e ti raccontano di aver portato a casa i figli degli immigrati anche se non si poteva fare. Li hanno aiutati a uscire attraverso un buco nella rete e a casa la mamma ha preparato i panini e loro sono andati a giocare a pallone".
La musica i ragazzi di Lampedusa l'hanno imparata con i quattro docenti del progetto: hanno cantato insieme a Anna Di Baldo e Gianluca Ruggeri e suonato le percussioni con Fulvia Ricevuto e Antonio Caggiano. Nell'ultima tappa del concerto tutti insieme eseguiranno il "poema sonoro" che Paolo Marzocchi ha dedicato all'isola e ai suoi abitanti, mentre su un grande schermo dietro di loro scorreranno le immagini del "poema visivo" girato da Pier Giorgio Mangiarotti e Michele Fumeo. "Proveremo a fare un racconto diverso di quest'isola" conclude Perrotta. "Non è affatto un posto assediato come vogliono farci credere".
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Il "Festival diffuso delle culture mediterranee", con il patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri e della Rai, è promosso da Arci, Comune di Lampedusa e da quel Comitato 3 ottobre nato l'indomani della tragedia dei 368 migranti annegati nelle acque dell'isola. Cinque giorni di dibattiti con ospiti accorsi da ogni dove, anche da zone di guerra. E poi laboratori, concerti, teatro per bambini, spettacoli, come gli Italiani Cincali di Mario Perrotta e Andrea Satta (l'1) o Rumore di Acque con Alessandro Renda e i Fratelli Mancuso (il 2). Fino al concerto di Fiorella Mannoia e i suoi ospiti Elisa, Clementino, Frankie Hi-NRG (il 4).
Il cuore non solo cronologico della manifestazione è il 3 ottobre che, a un anno esatto dalla tragica fine di tante povere vite, potrebbe diventare, secondo una proposta di legge depositata alla Camera, Giornata del ricordo. "Non per versare lacrime ma per chiedere di fare concretamente qualcosa", precisa Tareke Bhrane del Comitato 3 ottobre. E allora, in giro per l'isola per vedere i ragazzi del liceo dipingere i frangiflutti del molo con i superstiti, o realizzare un murales di fronte al Municipio insieme a Adal, il fratello di una delle vittime del naufragio, la cui storia è stata raccontata nel reportage di Valerio Cataldi La neve, la prima volta. All'imbrunire, dopo una lunga marcia silenziosa, i superstiti e i familiari delle vittime libereranno in cielo 368 lanterne, una per ciascuna persona annegata all'isola dei Conigli. La sera ancora teatro con Perrotta e Satta in La Turnata e con la Serata di Racconti di Ascanio Celestini, Mimmo Cuticchio e Giovanna Marini.
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E mentre il Festival si chiude con la partenza della Carovana antimafia, altre luci si accendono a Lampedusa il giorno dopo. "Viaggiare negli ultimi anni è diventato sinonimo di migrare. E al migrante vengono riservate solo tre possibilità: non arrivare mai, raggiungere la meta, non poter tornare". Da questa idea di Guido Barbieri nasce "Lampedusa: le nuove vie dei canti", un progetto del Ministero dell'Istruzione che dallo scorso febbraio ha coinvolto ragazzi e bambini dell'isola, che il 5 ottobre terranno uno spettacolo di musica e teatro itinerante. "Una sorta di Via Crucis laica" racconta Mario Perrotta, che ne ha curato la regia e ha realizzato le interviste ai bambini, da cui ha tratto cinque monologhi recitati da altrettanti attori in ognuna delle cinque "stazioni". "Il loro punto di vista su ciò che è stata l'isola in questi anni è completamente diverso da quello a cui siamo abituati. I bambini vivono l'altro che viene dal mare come una risorsa e ti raccontano di aver portato a casa i figli degli immigrati anche se non si poteva fare. Li hanno aiutati a uscire attraverso un buco nella rete e a casa la mamma ha preparato i panini e loro sono andati a giocare a pallone".
La musica i ragazzi di Lampedusa l'hanno imparata con i quattro docenti del progetto: hanno cantato insieme a Anna Di Baldo e Gianluca Ruggeri e suonato le percussioni con Fulvia Ricevuto e Antonio Caggiano. Nell'ultima tappa del concerto tutti insieme eseguiranno il "poema sonoro" che Paolo Marzocchi ha dedicato all'isola e ai suoi abitanti, mentre su un grande schermo dietro di loro scorreranno le immagini del "poema visivo" girato da Pier Giorgio Mangiarotti e Michele Fumeo. "Proveremo a fare un racconto diverso di quest'isola" conclude Perrotta. "Non è affatto un posto assediato come vogliono farci credere".