Spettacoli

Toni Servillo: "Tornare all'antico
oggi è un progresso"

Il "gigante" che ha espugnato la domenica pomeriggio di RaiUno è un attore serio, timido, riservato. A 55 anni è considerato un maestro del teatro italiano: ha commosso e entusiasmato da regista e protagonista di Le voci di dentro oltre 200mila spettatori in due stagioni, da Chicago a Pordenone, da San Pietroburgo a Palermo
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ROMA - IL "gigante" che ha espugnato la domenica pomeriggio di RaiUno è un attore serio, timido, riservato. Toni Servillo, a 55 anni considerato un maestro del teatro italiano, ha commosso e entusiasmato da regista e protagonista di Le voci di dentro oltre 200mila spettatori in due stagioni, da Chicago a Pordenone, da San Pietroburgo a Palermo.

Servillo ora si ritrova nella domenica di RaiUno: fantascienza o ritorno al passato?
""Tornate all'antico e sarà un progresso", diceva Giuseppe Verdi. Mi pare che il senso di questa nostra diretta sia lì. Era una tradizione che la nostra più importante azienda culturale, la Rai, orientasse i suoi telespettatori con la grande letteratura nazionale. Mi fa piacere che torni a farlo e non come esibizione di talenti ma con Eduardo e con una vera rappresentazione, frutto di dedizione, disciplina, attaccamento al mestiere e di un lavoro che ridà nobiltà a questo mestietità re".

Emozionato?
"La cosa che più emoziona è che si possa dire "Eduardo in diretta dal San Ferdinando". Quel teatro non solo è per me il luogo dell'incantesimo dove ho visto i miei primi "Eduardo" ma è la sua casa, il luogo dove una intera città si è specchiata e formata in un universo drammaturgico. E non a caso Eduardo scelse il San Ferdinando: è in uno dei quartieri più densamente popolari, complessi, con alle spalle il borgo Sant'Antonio "o buvero 'e Sant'Antuono" in dialetto, che spinge su quel teatro una quantità di umanità. Solo a Londra mi è capitato di vivere lo stesso incantesimo tra strada e palcoscenico ".

Eppure il sogno di Eduardo per quel teatro non si è realizzato.
"Sì ha patito difficoltà, mi verrebbe da dire le stesse che patisce tutto il sistema teatrale italiano. Ma ora potrebbe essere l'occasione per l'opportuno rilancio ".

Da spettatore quando conobbe Eduardo?
"Da spettatore consapevole  -  perché da ragazzino Eduardo a teatro era nelle liturgie familiari  -  ricordo la serata memorabile di Sik Sik l'artefice magico e di Il berretto a sonagli, che poi fu il congedo di Eduardo".

Cosa pensò?
"Quello che oggi mi si rivela con sempre maggiore chiarezza: Eduardo è un artista capace di utilizzare contemporaneamente un linguaggio d'arte, ricco di allusività, stratificazioni e insieme essere semplice, dire pane al pane vino al vino ma con rigore e serietà. E anche per questo sento l'emozione di questo onere e onore di far vedere il suo teatro a un pubblico più vasto di quello del teatro. E devo la mia riconoscenza a Luca De Filippo che ci ha dato fiducia".

La ripresa tv: cosa avete pensato con Paolo Sorrentino?
"Sorrentino aveva già ripreso Sabato, domenica e lunedì che si vedrà domani sera su Rai5 e ora come allora ci siamo detti di avere uno sguardo non televisivo. Paolo si avvicinerà al volto degli attori per registrare quella moltiplicazione di emozioni, ansia, ripensamenti, dubbi, incertezze dei personaggi di Eduardo".

Se dovesse dire ai telespettatori cos'è Le voci di dentro?
"Un testo profetico per questi nostri tempi confusi e travagliati, scritto nel '48 da un Eduardo che oltre alle macerie materiali del dopoguerra intravedeva le macerie morali del paese. È un testo pessimista. Non ci si indigna più davanti a nessun tipo di delitto: ecco cosa ci dice quest'artista che con la sua intera produzione teatrale e il suo magistero interpretativo non ha fatto che restituire all'uomo la dignità".