Eliseo, Umberto Orsini: "Vi racconto la storia di un grande teatro"
Anna Bandettini, <em class="author">ANNA BANDETTINI</em>I ricordi dell'attore che fu direttore artistico (con Rossella Falk) dall'80 al '97. "Ci ho perfino abitato. Adesso è tutto mortificato. Do fiducia a Barbareschi"
ROMA - "Meglio un attore che una pizzeria, no?", dice Umberto Orsini con assoluta saggezza. Le vicende di ieri del Teatro Eliseo, i sigilli dell'ufficiale giudiziario poi la notizia dell'arrivo di Luca Barbareschi come nuovo direttore, quasi quasi lo rincuorano. Già un anno fa, quando recitava Il gioco delle parti aveva già capito che qualcosa non andava nella storica sala romana. Con signorilità, senza troppi particolari, ricorda il ritardo nei pagamenti, i diritti d'autore non ancora saldati. "Da cinque anni c'è un gabinetto che non funziona e i camerini erano così conciati che sempre l'anno scorso ho regalato un divano per abbellire un po' quello del primo attore. E quel divano forse è ancora lì", ricorda l'attore più intimamente legato alla lunga vita del teatro Eliseo, il luogo dove ha esordito, dove ha lavorato, dove ha amato, litigato, dove è stato accanto a grandi come Luchino Visconti, la Compa…
ROMA - "Meglio un attore che una pizzeria, no?", dice Umberto Orsini con assoluta saggezza. Le vicende di ieri del Teatro Eliseo, i sigilli dell'ufficiale giudiziario poi la notizia dell'arrivo di Luca Barbareschi come nuovo direttore, quasi quasi lo rincuorano. Già un anno fa, quando recitava Il gioco delle parti aveva già capito che qualcosa non andava nella storica sala romana. Con signorilità, senza troppi particolari, ricorda il ritardo nei pagamenti, i diritti d'autore non ancora saldati. "Da cinque anni c'è un gabinetto che non funziona e i camerini erano così conciati che sempre l'anno scorso ho regalato un divano per abbellire un po' quello del primo attore. E quel divano forse è ancora lì", ricorda l'attore più intimamente legato alla lunga vita del teatro Eliseo, il luogo dove ha esordito, dove ha lavorato, dove ha amato, litigato, dove è stato accanto a grandi come Luchino Visconti, la Compagnia dei Giovani, la Morelli-Stoppa, poi con Romolo Valli e Giorgio De Lullo, poi da direttore artistico con Rossella Falk dall'80 al '97. Oltre 60 anni di storia che oggi, 80enne, Orsini ricorda con orgoglio e soddisfazione. "Pensi che ci abito perfino all'Eliseo. Sì. Quando nell'88 morì Paolo Stoppa presi io il piccolo buco proprio sopra il teatro dove era vissuto lui. Oggi per me è solo lo studio, ma un tempo ci ho proprio abitato. Ventiquattro passi ed ero in teatro. Capitava che negli intervalli tornavo a casa mia a bere il tè".
E adesso? "Adesso non dico che è tutta colpa della famiglia Monaci che lo ha gestito e diretto in questi ultimi anni, ma certo che tutto si è molto mortificato. L'Eliseo è stato un teatro abbandonato dalla città, Comune, Provincia, Regione che non hanno investito soldi. Barbareschi dice di portarci idee ma anche soldi. Diamogli fiducia. È una speranza. Se le istituzioni sono sorde, meglio un privato. E pensare che l'Eliseo è l'Eliseo, è una istituzione esso stesso. Il luogo che è stato a lungo l'eccellenza della città, dove si vedevano gli spettacoli più belli, ma il luogo dove la città si riconosceva anche nella sua coscienza civile. Nel '77 Berlinguer venne lì per fare il discorso sull'austerità".
La prima volta di Orsini all'Eliseo era stato da ragazzo, da studente dell'Accademia "Silvio D'Amico". L'Eliseo aveva già mezzo secolo di storia culturale gloriosa: nato nel 1900, già dal 1910 era diventato la ribalta della rivista, del varietà e delle compagnie primarie: Ermete Zacconi, il giovane Ruggero Ruggeri, Petrolini, Lydia Borrelli, anche Eduardo recitavano qui. "Ai tempi in cui io cominciai a frequentarlo, all'inizio degli anni Cinquanta, lo gestiva ancora Vincenzo Torraca il primo grande direttore, grande imprenditore, il quale aveva come direttore di sala il signor Spellanzoni che faceva entrare noi giovani studenti dell'accademia in seconda galleria in cambio di una pacca sul sedere di una delle ragazze, che poi erano Giuliana Lojodice, Francesca Benedetti... Lì vedevi il giovane Gassman, Mastroianni, la Vitti. Soprattutto gli spettacoli di Luchino Visconti con i drammi americani, Miller, Tennessee Williams che erano una novità assoluta".
Il debutto di Orsini all'Eliseo nel '57 con Il diario di Anna Frank di Patroni Griffi fu l'avvio di una grande avventura. "Poco dopo ci fu l'Arialda di Testori con la regia di Luchino Visconti: uno scandalo. La sera della prima finì con tutta la sala che fischiava e Visconti uscì sul palco e fece il famoso gesto dell'ombrello... L'Eliseo già allora era il teatro della borghesia che però accettava alcune scosse di innovazione. E infatti lì c'erano le grandi novità. Il centro era Visconti, l'artista meno allineato, più controtendenza. Tutti eravamo persi da lui, dal suo stile, la sua eleganza. Usavamo tutti il profumo di Visconti, il Penaligon, tutti le sciarpe di cachemire, i vestiti di Battistoni... Era il birignao tra noi dell'Eliseo".
Oltre al teatro infatti c'era la vita notturna: "Al quinto piano del palazzo dell'Eliseo c'era "Le Stanze dell'Eliseo" un ristorante che faceva un risotto buonissimo dove mangiavano tutte le sere Paolo Stoppa, Rina Morelli, Lola Braccini che era l'amante di Stoppa e anche l'ultima moglie Lauretta Torchio, poi ci incontravi Eduardo, Gino Cervi, tutti i grandi attori su piazza a Roma andavano a mangiare lì, luogo di grandi pettegolezzi. Mi ricordo che quando nel '67 feci La promessa di Abruzov e non avevamo i soldi per pagare Valerio Zurlini, il regista, gli garantii pranzi e cene alle "Stanze". Senonché Zurlini era un gourmet e un grande intenditore di vini: alla fine mi lasciò un conto ben superiore al costo della sua regia".
La "leggenda Eliseo" era cresciuta con la Compagnia dei Giovani: Romolo Valli, Giorgio De Lullo, Rossella Falk intorno a cui ruotavano poi i giovani come lui. "Eravamo amici, oltre che colleghi. Ci volevamo bene. E questo fu la grande forza. Ci amavamo. De Lullo e Valli stavano insieme, io ero stato amante di Rossella Falk, che prese pure le botte da Renato Salvatori che era l'altro suo amante. Mi ricordo che quando facemmo Sesso debole di Edouard Bourdet, ed era il 1959, entrava in scena la Falk e sentivi il pubblico che faceva commenti di ammirazione per la sua bellezza ed eleganza; entravo io con una vestaglia che mi aveva fatto Pier Luigi Pizzi e tutti dicevano 'è lui, è lui'". Quando nel '72 la Compagnia si sciolse, erano passati all'Eliseo dal Living a Jean Louis Barrault, erano stati scoperti autori da Brancati a Brusati, e i più grandi artisti da Eduardo a Strehler. Restarono Valli, De Lullo, Patroni Griffi che fece nascere il Piccolo Eliseo, proprio accanto alla grande sala, ridisegnato nel 75 da Pier Luigi Pizzi, "dove io portai al pubblico dell'Eliseo Il nipote di Wittgenstein con grande successo".
"Il resto è quasi storia recente - dice Orsini - nel '77 la gestione passò a Giuseppe Battista, quando poi morì Valli, maestro di noi tutti, alla quinta recita di Prima del silenzio nell'80 cambiò ancora il corso nella vita dell'Eliseo. Rossella Falk e io diventammo i direttori artistici. Io chiamai Gabriele Lavia e si aprì un nuovo capitolo con spettacoli che fecero epoca, Servo di scena, I masnadieri di Schiller... Proseguimmo fino al '97, quando la gestione cominciò a scricchiolare perché Battista, coinvolto nella P2, non pagava i debiti. Una triste storia che si ripete". Oggi è cambiato tutto. "Le compagnie primarie non ci sono più e il sistema degli 'scambi' tra i teatri annacqua e mortifica la qualità. Per questo do fiducia a Barbareschi. L'Eliseo ha vissuto bene quando lo hanno tenuto in mano gli attori che lo hanno amato".
E adesso? "Adesso non dico che è tutta colpa della famiglia Monaci che lo ha gestito e diretto in questi ultimi anni, ma certo che tutto si è molto mortificato. L'Eliseo è stato un teatro abbandonato dalla città, Comune, Provincia, Regione che non hanno investito soldi. Barbareschi dice di portarci idee ma anche soldi. Diamogli fiducia. È una speranza. Se le istituzioni sono sorde, meglio un privato. E pensare che l'Eliseo è l'Eliseo, è una istituzione esso stesso. Il luogo che è stato a lungo l'eccellenza della città, dove si vedevano gli spettacoli più belli, ma il luogo dove la città si riconosceva anche nella sua coscienza civile. Nel '77 Berlinguer venne lì per fare il discorso sull'austerità".
La prima volta di Orsini all'Eliseo era stato da ragazzo, da studente dell'Accademia "Silvio D'Amico". L'Eliseo aveva già mezzo secolo di storia culturale gloriosa: nato nel 1900, già dal 1910 era diventato la ribalta della rivista, del varietà e delle compagnie primarie: Ermete Zacconi, il giovane Ruggero Ruggeri, Petrolini, Lydia Borrelli, anche Eduardo recitavano qui. "Ai tempi in cui io cominciai a frequentarlo, all'inizio degli anni Cinquanta, lo gestiva ancora Vincenzo Torraca il primo grande direttore, grande imprenditore, il quale aveva come direttore di sala il signor Spellanzoni che faceva entrare noi giovani studenti dell'accademia in seconda galleria in cambio di una pacca sul sedere di una delle ragazze, che poi erano Giuliana Lojodice, Francesca Benedetti... Lì vedevi il giovane Gassman, Mastroianni, la Vitti. Soprattutto gli spettacoli di Luchino Visconti con i drammi americani, Miller, Tennessee Williams che erano una novità assoluta".
Il debutto di Orsini all'Eliseo nel '57 con Il diario di Anna Frank di Patroni Griffi fu l'avvio di una grande avventura. "Poco dopo ci fu l'Arialda di Testori con la regia di Luchino Visconti: uno scandalo. La sera della prima finì con tutta la sala che fischiava e Visconti uscì sul palco e fece il famoso gesto dell'ombrello... L'Eliseo già allora era il teatro della borghesia che però accettava alcune scosse di innovazione. E infatti lì c'erano le grandi novità. Il centro era Visconti, l'artista meno allineato, più controtendenza. Tutti eravamo persi da lui, dal suo stile, la sua eleganza. Usavamo tutti il profumo di Visconti, il Penaligon, tutti le sciarpe di cachemire, i vestiti di Battistoni... Era il birignao tra noi dell'Eliseo".
Oltre al teatro infatti c'era la vita notturna: "Al quinto piano del palazzo dell'Eliseo c'era "Le Stanze dell'Eliseo" un ristorante che faceva un risotto buonissimo dove mangiavano tutte le sere Paolo Stoppa, Rina Morelli, Lola Braccini che era l'amante di Stoppa e anche l'ultima moglie Lauretta Torchio, poi ci incontravi Eduardo, Gino Cervi, tutti i grandi attori su piazza a Roma andavano a mangiare lì, luogo di grandi pettegolezzi. Mi ricordo che quando nel '67 feci La promessa di Abruzov e non avevamo i soldi per pagare Valerio Zurlini, il regista, gli garantii pranzi e cene alle "Stanze". Senonché Zurlini era un gourmet e un grande intenditore di vini: alla fine mi lasciò un conto ben superiore al costo della sua regia".
La "leggenda Eliseo" era cresciuta con la Compagnia dei Giovani: Romolo Valli, Giorgio De Lullo, Rossella Falk intorno a cui ruotavano poi i giovani come lui. "Eravamo amici, oltre che colleghi. Ci volevamo bene. E questo fu la grande forza. Ci amavamo. De Lullo e Valli stavano insieme, io ero stato amante di Rossella Falk, che prese pure le botte da Renato Salvatori che era l'altro suo amante. Mi ricordo che quando facemmo Sesso debole di Edouard Bourdet, ed era il 1959, entrava in scena la Falk e sentivi il pubblico che faceva commenti di ammirazione per la sua bellezza ed eleganza; entravo io con una vestaglia che mi aveva fatto Pier Luigi Pizzi e tutti dicevano 'è lui, è lui'". Quando nel '72 la Compagnia si sciolse, erano passati all'Eliseo dal Living a Jean Louis Barrault, erano stati scoperti autori da Brancati a Brusati, e i più grandi artisti da Eduardo a Strehler. Restarono Valli, De Lullo, Patroni Griffi che fece nascere il Piccolo Eliseo, proprio accanto alla grande sala, ridisegnato nel 75 da Pier Luigi Pizzi, "dove io portai al pubblico dell'Eliseo Il nipote di Wittgenstein con grande successo".
"Il resto è quasi storia recente - dice Orsini - nel '77 la gestione passò a Giuseppe Battista, quando poi morì Valli, maestro di noi tutti, alla quinta recita di Prima del silenzio nell'80 cambiò ancora il corso nella vita dell'Eliseo. Rossella Falk e io diventammo i direttori artistici. Io chiamai Gabriele Lavia e si aprì un nuovo capitolo con spettacoli che fecero epoca, Servo di scena, I masnadieri di Schiller... Proseguimmo fino al '97, quando la gestione cominciò a scricchiolare perché Battista, coinvolto nella P2, non pagava i debiti. Una triste storia che si ripete". Oggi è cambiato tutto. "Le compagnie primarie non ci sono più e il sistema degli 'scambi' tra i teatri annacqua e mortifica la qualità. Per questo do fiducia a Barbareschi. L'Eliseo ha vissuto bene quando lo hanno tenuto in mano gli attori che lo hanno amato".