Spettacoli

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La vera arte del Mago Luca Ronconi

Verrà presentato oggi al Torino Film Festival "La scuola d'estate" un film di Jacopo Quadri sull'insegnamento del grande regista nella scuola di Santa Cristina, in Umbria: un documentario che è una bella storia di incontro tra giovani e maestri e una radiografia della creazione di un artista

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Luca Ronconi  parla ai suoi allievi, studenti dell'Accademia Silvio d'Amico di Roma, giovani attori "in crescita" e neodiplomati che recitano chi la lettera al padre di John Fante, chi le favole di Andersern, chi Cuore infranto dell'elisabettiano John Ford. Il regista li ascolta, li guarda, li corregge, suggerisce come leggere una parola, che intonazione dare a una frase... La scuola d'estate racconta di un luogo, ormai diventato "simbolo" della nostra cultura come il Centro di Santa Cristina vicino a Gubbio in Umbria, e di una idea, quella di Luca Ronconi di dare realtà a uno spazio per l'arte e la creazione, un tempo e un luogo in cui poter studiare, provare, sperimentare, fare cioè quello che altrimenti non si potrebbe fare da nessuna altra parte. La scuola d'estate tutto questo lo documenta in modo delicatissimo e profondo. È il primo film girato da Jacopo Quadri che è uno dei nomi che hanno fatto il cinema d'autore italiano di questi ultimi vent'anni, montatore di registi come Bertolucci o Martone.
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Dopo una serie di  prove e corti in proprio, ora Jacopo Quadri ha deciso di fare in proprio un vero film ricucendo anche i fili della propria storia personale: figlio di Franco Quadri, il critico teatrale di Repubblica morto nel 2011, Jacopo ha voluto entrare nel mondo del padre, "il teatro" a lui quasi del tutto sconosciuto, e lo ha poi raccontato con il suo linguaggio, il cinema, con questo film prodotto non a  caso anche dalla Ubulibri, la casa editrice che Franco Quadri fondò nella meta degli anni settanta e che fino ala sua morte ha editato le più importanti novità drammaturgiche del teatro.
Con maestria e grande sensibilità, Jacopo Quadri mostra in questi film l'altra faccia del lavoro teatrale: non lo spettacolo, ma quel processo "segreto", importante e concreto attraverso cui si crea qualcosa di impalpabile, suggestivo e comunicativo.
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Al centro di tutto, Luca Ronconi: quel suo modo discreto, anche sereno, di trasformare in sogno, in emozioni, parole e testi, di segnalare un significato nascosto, di governare le relazioni tra gli attori,  di fare della finzione una forma di verità e vita. Tutto questo nel film trova una narrazione chiara e felice: c'è la vita quotidiana di questa scuola isolata nel verde del bosco umbro, la cui vita è ironicamente scandita da un orientale gong, e c'è il lavoro dei ragazzi che talvolta sembrano anche dei matti  in quella loro ossessione recitativa e c'è il grande patriarca con la sua libertà creativa, che per la prima volta ha aperto le porte delle sue prove a un occhio esterno,che  racconta molto di sè, ma forse molto più di noi.