Pare di sentire le frasi, le parole, di decine di mamme e di figlie, che litigano, che chiacchierano, che si confessano, si ascoltano, si guardano... Non ci vogliono decenni di femminismo per sapere che lì, nel rapporto madre e figlia, nascono molti dei successi, delle felicità o delle fregature delle donne. Lo racconta con simpatia e sincerità Amanda Sandrelli, cinquant'anni, attrice, che la "libertà delle donne" ce l'ha nel dna: figlia di Stefania Sandrelli, "una mamma che ha sempre lavorato anche in anni in cui in Italia non era così evidente che le donne lo facessero", dice, Amanda sta portando in scena Tale madre e tale figlia con Elena Ferri il 10 e l'11 al Teatro delle donne (Teatro Manzoni) di Firenze-Calenzano e poi in tournée, testo e regia di Laura Forti. Una commedia, con un ritmo serrato, talvolta inquietante, talvolta commovente, su un dialogo tra una madre e una figlia nel luogo più intimo e complice, il bagno, una mattina si preparano, prima di affrontare la giornata: la madre che torna al lavoro dopo cinque anni, la figlia adolescente che cambia scuola. Un testo dove finzione e realtà, esperienza personale e narrazione, emozioni private e sensazioni teatrali si intrecciano e si mescolano. "È per questo che mi piace il teatro, anche vederlo non solo farlo, perché è una esperienza che ti può cambiare, è il luogo dove la vita si oggettiva, prende un senso, il luogo in cui ritrovi le parole di quello che vivi", spiega l'attrice.
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Qui cosa accade?
"Accade che fuori c'è il mondo che è una giungla con le sue tensioni, la pressione della scuola e del posto di lavoro. Dentro, nel bagno, una madre e una figlia si preparano e condividono paure, sogni, ansie, aspettative. Si guardano, si rispecchiano l'una nell'altra in un corpo a corpo a volte leggero, a volte doloroso, a volte anche rabbioso".
Perché? Sentono la pressione di un mondo di stampo maschile?
"Sì, ma non solo. Dirlo è quasi un tabù, ma qui si parla anche dell'aggressione delle donne sulle donne: delle compagne di scuola, delle compagne di lavoro, 'amiche' che diventano vittime e carnefici di un meccanismo - che si chiami bullismo, o mobbing, o altro ancora - spesso nascosto e sommerso perché meno evidente del corrispettivo maschile, ma ugualmente crudele. Ma il tema centrale è quello dei tanti modi di essere madre e in particolare il rapporto madre e figlia".
Lei ha figlie?
"Ho due figli maschi di 17 e 11 anni. Ma proprio per questo mi piace ancora di più questo testo, perché sono stufa di maschi: ho quattro fratelli tutti maschi, due figli, maschi. Desideravo avere un rapporto con una femmina, ritrovarmi nel confronto madre-figlia".
Per lei, da figlia, come è stato?
"Partirei anch'io dal bagno. Il bagno è il luogo per eccellenza perché mia madre si truccava e stava spesso in bagno quando ero piccola. Mi ci sono ritrovata con tenerezza, ora nella finzione teatrale. Che facevamo in bagno? Si chiacchiarava e ancora chiacchieriamo. Ci si scontra anche. La cosa divertente è che nello spettacolo io sono una madre anaffettiva che ha avuto un cattivo rapporto con la propria madre, anche lei poco calda. C'è, insomma, una catena da spezzare e in questa storia la catena è la difficoltà di dimostrare l'amore, la difficoltà di amore. Per me nella vita è stato l'esatto contrario, l'inverso: la catena da spezzare è stato il troppo amore. Ed è stato interessante e divertente scoprire un personaggio per me nuovo".
Ora che è anche mamma che effetto le fa sentirsi figlia?
"Non mi più sento figlia da molto tempo, non nel senso psicologico del termine ma sono molto figlia dal punto di vista affettivo e mia madre è molto mamma. È sempre stata una mamma protettiva, presente, generosa. Ma ormai a 50 anni sono una figlia per gli altri, per tutti quelli che dicono "Amanda è la figlia di....". E in questo mi ritengo fortunata perché ho una madre ancora giovane, cosa che molti miei coetanei non sono più. Però, un po' mi sono pure rotta di avere il ruolo pubblico della figlia... Nel privato non mi corrisponde più da tempo, ripeto. Oggi sento più il peso di madre, specie con un figlio adolescente e il rapporto con il mondo esterno che è diventato più difficile, competitivo, complesso, aggressivo".
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Ma gli uomini dove sono in tutto questo?
"Qui nello spettacolo c'è un padre assente di cui si parla solo, un padre viaggiante, un piccione viaggiatore come dice lui. Gli uomini nella mia vita ci sono stati, come padri e mariti, ma gli uomini hanno un'altra funzione, un ruolo diverso. Semmai trovo preoccupante le donne che ancora mettono la loro vita nelle mani di un uomo, magari non in modo consapevole... Che almeno scelgano uomini che non ti facciano del male. Loro già ce la mettono tutta per fare i carnefici...".
Che dovrebbero fare le donne, secondo lei?
"Sono figlia di una donna che la sua libertà se l'è sempre presa. Io credo che oggi le donne abbiano ancora una lunga strada da fare. La parità vera è lontana e forse anche noi donne dovremmo ricominciare a guardarci e a riflettere su di noi. Siamo diventate competitive, sgomitanti, o troppo maschili o con l'ossessione del corpo giovane. Sarebbe ora di guardarci in modo meno nevrotico. La competitività è sempre perdente la cooperazione sempre vincente. Non dico di tornare alla vecchia autocoscienza ma almeno a qualcosa che ci assomiglia".
Come figlia qual è l'insegnamento di sua madre che più ricorda?
"Mia madre mi ha sempre detto di 'non approfittarsi mai', che vuol dire essere fondamentalmente onesti dentro".
E lei ai suoi figli?
"Il rispetto per il lavoro anche il più umile. Ma anche il rispetto in generale. Credo che in me vedano un modello di donna che si è sempre fatta rispettare. Anche se, e lo dico felice, sono entrambi molto protettivi con me".
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Qui cosa accade?
"Accade che fuori c'è il mondo che è una giungla con le sue tensioni, la pressione della scuola e del posto di lavoro. Dentro, nel bagno, una madre e una figlia si preparano e condividono paure, sogni, ansie, aspettative. Si guardano, si rispecchiano l'una nell'altra in un corpo a corpo a volte leggero, a volte doloroso, a volte anche rabbioso".
Perché? Sentono la pressione di un mondo di stampo maschile?
"Sì, ma non solo. Dirlo è quasi un tabù, ma qui si parla anche dell'aggressione delle donne sulle donne: delle compagne di scuola, delle compagne di lavoro, 'amiche' che diventano vittime e carnefici di un meccanismo - che si chiami bullismo, o mobbing, o altro ancora - spesso nascosto e sommerso perché meno evidente del corrispettivo maschile, ma ugualmente crudele. Ma il tema centrale è quello dei tanti modi di essere madre e in particolare il rapporto madre e figlia".
Lei ha figlie?
"Ho due figli maschi di 17 e 11 anni. Ma proprio per questo mi piace ancora di più questo testo, perché sono stufa di maschi: ho quattro fratelli tutti maschi, due figli, maschi. Desideravo avere un rapporto con una femmina, ritrovarmi nel confronto madre-figlia".
Per lei, da figlia, come è stato?
"Partirei anch'io dal bagno. Il bagno è il luogo per eccellenza perché mia madre si truccava e stava spesso in bagno quando ero piccola. Mi ci sono ritrovata con tenerezza, ora nella finzione teatrale. Che facevamo in bagno? Si chiacchiarava e ancora chiacchieriamo. Ci si scontra anche. La cosa divertente è che nello spettacolo io sono una madre anaffettiva che ha avuto un cattivo rapporto con la propria madre, anche lei poco calda. C'è, insomma, una catena da spezzare e in questa storia la catena è la difficoltà di dimostrare l'amore, la difficoltà di amore. Per me nella vita è stato l'esatto contrario, l'inverso: la catena da spezzare è stato il troppo amore. Ed è stato interessante e divertente scoprire un personaggio per me nuovo".
Ora che è anche mamma che effetto le fa sentirsi figlia?
"Non mi più sento figlia da molto tempo, non nel senso psicologico del termine ma sono molto figlia dal punto di vista affettivo e mia madre è molto mamma. È sempre stata una mamma protettiva, presente, generosa. Ma ormai a 50 anni sono una figlia per gli altri, per tutti quelli che dicono "Amanda è la figlia di....". E in questo mi ritengo fortunata perché ho una madre ancora giovane, cosa che molti miei coetanei non sono più. Però, un po' mi sono pure rotta di avere il ruolo pubblico della figlia... Nel privato non mi corrisponde più da tempo, ripeto. Oggi sento più il peso di madre, specie con un figlio adolescente e il rapporto con il mondo esterno che è diventato più difficile, competitivo, complesso, aggressivo".
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Ma gli uomini dove sono in tutto questo?
"Qui nello spettacolo c'è un padre assente di cui si parla solo, un padre viaggiante, un piccione viaggiatore come dice lui. Gli uomini nella mia vita ci sono stati, come padri e mariti, ma gli uomini hanno un'altra funzione, un ruolo diverso. Semmai trovo preoccupante le donne che ancora mettono la loro vita nelle mani di un uomo, magari non in modo consapevole... Che almeno scelgano uomini che non ti facciano del male. Loro già ce la mettono tutta per fare i carnefici...".
Che dovrebbero fare le donne, secondo lei?
"Sono figlia di una donna che la sua libertà se l'è sempre presa. Io credo che oggi le donne abbiano ancora una lunga strada da fare. La parità vera è lontana e forse anche noi donne dovremmo ricominciare a guardarci e a riflettere su di noi. Siamo diventate competitive, sgomitanti, o troppo maschili o con l'ossessione del corpo giovane. Sarebbe ora di guardarci in modo meno nevrotico. La competitività è sempre perdente la cooperazione sempre vincente. Non dico di tornare alla vecchia autocoscienza ma almeno a qualcosa che ci assomiglia".
Come figlia qual è l'insegnamento di sua madre che più ricorda?
"Mia madre mi ha sempre detto di 'non approfittarsi mai', che vuol dire essere fondamentalmente onesti dentro".
E lei ai suoi figli?
"Il rispetto per il lavoro anche il più umile. Ma anche il rispetto in generale. Credo che in me vedano un modello di donna che si è sempre fatta rispettare. Anche se, e lo dico felice, sono entrambi molto protettivi con me".