Spettacoli

Emma Dante: "Napoli un sipario infinito"

La regista racconta Gisela! , che domani apre la stagione al Massimo di Palermo
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Un insieme di rigore e generosità siciliana, di passione civile e di sensibilità che restituiscono mondi e umanità. E poi coraggio, personalità, tigna. Emma Dante è un'artista guerriera, e il suo teatro frontale, profondo, carico di energia e rabbia, difficile da imitare, ha aperto nuove strade nella scena italiana.

Stavolta ci aiuterà a capire l'ermetica ma conturbante musica di Hans Werner Henze, autore di grandi arditezze sonore, qui alla sua ultima opera, scritta a 84 anni, nel tormento tra il risentimento verso la Germania, sua patria di nascita, e l'amore per l'Italia, sua patria sognata. Gisela! ( dirige Konstantin Trinks, interpreti Vanessa Goikoetxea, Roberto De Biasio, Lucio Gallo) è la seconda regia (dopo il bellissimo Feuersnot ) che Emma Dante firma nel teatro lirico della sua città, e anche questo è un segno di cambiamento del Massimo.

Aprirà domani la stagione e in scena ci sarà una storia all'apparenza felice, una storia d'amore nata dal classico triangolo: Gisela Geldmaier è una studentessa di storia dell'arte, fidanzata con un professore universitario, il vulcanologo Hanspeter: fanno un viaggio a Napoli e lei perde la testa per Gennaro Esposito, una sorta di Pulcinella, tutto sullo sfondo del Vesuvio che finirà per eruttare cenere. "È la terza opera che ambiento ai piedi del Vesuvio, una persecuzione", ride Emma Dante. "Qui poi c'è anche l'eruzione. Ma non incendieremo il Massimo, anche se una bella lingua di fuoco mi sarebbe piaciuta".

Qual è la Napoli che lei porterà in scena ?
"Secondo me Napoli è la vera protagonista di questa opera. Perché Henze se ne scappò dalla Germania, venne in Italia forse anche per i problemi legati alla omofobia di cui accusava il suo Paese, si sentiva perseguitato. Venne in Italia per l'amore che provava per il nostro Paese e per Napoli. Io dunque l'ho immaginata come un teatro, un grande sipario di velluto rosso dietro cui ce n'è un altro, e un altro ancora e un altro ancora... Un sipario infinito".

E il Vesuvio?
"Si vedrà oltre l'ultimo sipario una parete nera, lavica, che trasuda fuoco".

Gisela! è una storia d'amore. È una storia felice?
"Tutta l'opera è attraversata da questi due elementi l'amore e il teatro, legato anche al passato, alla tradizione della Commedia dell'Arte e alle sue maschere che diventano quasi una forma di ossessione. Così non solo il teatro diventa un luogo infinito, ma anche i Pulcinella saranno infiniti".

Sembra di capire che nella sua lettura amore e teatro siano più un incubo che un sogno.
"Sì. Secondo me c'è qualcosa di ossessivo in questi temi archetipici che Henze mette in musica. C'è un forte legame tra amore e morte, tra vita e morte, e il teatro è il luogo della vita e della morte. Io credo che la morte bisogna avere il coraggio di guardarla: fa capire quanto è seria la vita".

Soddisfatta di questo radicamento a Palermo? Al Massimo è ormai di casa, il Biondo le ha affidato la direzione della scuola di teatro...
"Mi fa sentire forte. Vero è che la mia compagnia Sud Costa Occidentale non ha ancora una sede, nonostante i tanti anni di lavoro. Sono soddisfatta ma credo anche che gli artisti debbano essere fragili. Quando hai tutto, sei pagato, hai un teatro dove qualunque cosa chiedi ti viene data, quando ti senti con le spalle coperte il rischio impigrimento è lì davanti a te. Il rischio di fermarsi. Io credo che il lavoro dell'artista è un percorso instabile. L'instabilità deve essere interiore, va perfino salvaguardata. Perché mente e anima devono sentirsi fragili per aprire sempre nuovi interrogativi che sono per me il perno intorno a cui ruota l'arte".