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LIRICA

Buon compleanno Mirella Freni, una ragazzina alla Scala: "Fu come entrare in Paradiso..."

Compie ottant'anni la celebre soprano, la festeggiano il Piermarini e poi il Comunale di Modena, dove debuttò nel '55. I ricordi di una lunga carriera, dal rapporto con la Callas a quello con i grandi maestri

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COSA sarebbe il  mondo della lirica italiana se non ci fosse stato il sorriso, la simpatia, la bravura di Mirella Freni per il suo e il nostro divertimento. "Essere allegra mi è sempre piaciuto", dice la Manon, Marguerite, Mimì, Liù, Micaela, Carmen, Violetta, Nannetta e le tante dive della sua incessante e divertita attività di soprano. Anche oggi che sta per compiere, il prossimo 27 febbraio, 80 anni, gli occhi azzurri ancora belli e vivaci, i capelli biondi perfettamente pettinati, Mirella Freni ha una vita frenetica. "Tanto per cominciare non prendo mai l'ascensore, faccio sempre le scale su e giù. Così mi mantengo in forma - dice - e per fortuna ho ancora un po' cervello. Soltanto con i nipotini faccio finta di fare la stupida, la stupida nonna ciaccia".

Oggi, il 25, è al Teatro alla Scala che l'ha festeggia con una standing ovation prima dell'incontro pubblico accompagnata dai giornalisti Alberto Mattioli e Elvio Giudici. L'incontro sarà poi replicato il 27 al Comunale di Modena, la sua città, nel teatro dove come Micaela nella Carmen di Bizet debuttò nel '55. E proprio Modena che non ha mai voluto lasciare inaugurerà quel giorno la nuova sontuosa sede del Cubec, l'Accademia di belcanto dove con la Freni insegna. Entrambi gli incontri, Milano e Modena saranno l'occasione per ripercorrere aneddoti e emozioni di un'avventura artistica internazionale trionfale, che alla Scala partì dal  '62 e da un colpo di fortuna, perché la Scotto, Nannetta nel Falstaff, si ammalò e fu lei a sostituirla. Da lì, baldanzosamente la Freni non si è più fermata: tra i tanti successi scaligeri, Bohème con von Karajan nel '63 che fu anche l'anno del suo primo 7 dicembre (L'amico Fritz di Mascagni), Carmen, Cavalleria rusticana con Gavazzeni, Simon Boccanegra, Don Carlo, Nozze di Figaro nei travolgenti anni di Claudio Abbado, via via fino al '96 all'"ultima" Fedora cantata con Placido Domingo (insieme a Luciano Pavarotti, tra i suoi partner preferiti) poco dopo il recital diretta da Ricardo Muti per il 50esimo anniversario della ricostruzione del Piermarini. "La Scala - sospira - arrivarci a 24 anni, da ragazzina, fu come entrare in Paradiso".

Scala o il Metropolitan di New York?
"Sono stati entrambi i 'miei' teatri. Ci ho cantato tutti gli anni per più di 40 anni e dovevo alternare ogni stagione se debuttare prima nell'uno o nell'altro per non creare gelosie".

C'è stato un tempo in cui lei era famosa come oggi potrebbe esserlo Madonna. Più spensierata e leggiadra di Maria Callas, altezzosa, sua rivale. O no?
"Ma mi vede? Io sono incapace di litigare e con Maria eravamo amiche. Quando mi sentì cantare Bohème venne in camerino ad abbracciarmi: 'Cocca sei stata straordinaria' e mi fece piangere dalla commozione. Da lì siamo sempre state amiche. Mi sarei messa in ginocchio per lei. Ho solo un rimorso".

Quale?
"Quando lei morì nel '77. Era arrivata a Parigi proprio il giorno in cui avevo finito un impegno all'Opera e stavo partendo. Mi telefonò, 'Vieni da me', disse. 'Ma Maria, ho già i bagagli pronti, mi aspettano a casa". Non l'ho più vista e sono stata così male. Era una sorella maggiore per me".

Ci sono oggi cantanti come lei, la Callas?
"La Netrebko ha una voce bellissima, begli acuti, però a me piacerebbe che fosse un po' più delicata, con colori diversi. Non puoi cantare l'ultimo atto della Bohème se urli come una dannata".

Chi la spinse a diventare un soprano?
"Io. Fin da bambina quando mi chiedevano cosa mi sarebbe piaciuto fare da grande io rispondevo la cantante d'opera. Mio padre si girava verso la mamma e diceva: nostra figlia non è normale. Pensava fossi una deficiente. Quando poi ho cominciato sul serio, papà piangeva dall'emozione. Non so perché avevo questa fissazione fin da piccola. Forse la nonna che mi faceva ascoltare qualche disco...".

E gli studi?
"A Modena sì, con Ettore Campogalliani che mi diceva 'Mirella, non so cosa insegnarti, fai tutto bene'. Poi con Gigi Bertazzoni. Ho un temperamento allegro ma nel lavoro sono sempre stata serissima. Ho un orecchio buono e capisco subito il buon tono giusto. In più, cantare mi fa felice".

Il momento più bello?
"Ho cominciato presto a esibirmi con grandi direttori ma quando a 26 anni mi sono trovata per la Bohème con la regia di Zeffirelli alla Scala davanti a von Karajan... bè, non lo scorderò. Mi portò in camerino per sentirmi. Una fifa boia. Mi mise alla prova ma capivo quello che lui stava sentendo di me. È sempre stato così anche per i sedici anni successivi che abbiamo lavorato insieme. Quel giorno comunque lui al piano mi disse di cantare l'ultimo atto. Pensai: ah sì? Vuoi vedere se sono un'artista e non solo una cantante? Servito. Dopo un po' lui che faceva sempre tutto a scatti, si alzò e disse 'andiamo'. Io feci l'ingenua: 'E dove?'. 'In palcoscenico', rispose. E diventai Mimì".

Con Karajan però nel '64 ci fu anche La Traviata, in cui fu fischiata.
"Li organizzarono. Era tutto preparato. C'erano le bande e facevano tutto apposta. Ma intanto io sono ancora qui".

Con quale direttore d'orchestra si è trovata meglio?
"Con tutti mi creda. Da dio con Claudio Abbado. Con Muti ci siamo incontrati tardi e mi è spiaciuto".

Va mai all'opera?
"Poco, perché se cantano male devo pure fingere che sono bravi. Io ho avuto la fortuna di vivere in un momento in cui c'è stata la guerra, non avevamo nemmeno le scarpe, ma piano piano ne abbiamo fatte di tutti i colori pur di studiare canto. E adesso sono felice di una carriera che nemmeno mi aspettavo di fare. Vorrei dire ai nuovi cantanti che bisogna fare fatica, studiare, essere seri, non pensare solo a esibirsi e prendere gli applausi".

Lei oggi insegna ai giovani. Cosa dice loro?
"Di non urlare. I giovani hanno belle voci ma non sanno come usarla, pensano che serva solo per fare acuti. Così divento molto severa. L'unico caso in cui mi arrabbio".