Per essere artisticamente e civilmente combattivo, Alessandro Gassmann lo è senza tregua, combattivo. Ci sono più soglie di impegno nei due ultimi film, I nostri ragazzi di Ivano De Matteo con problematiche genitori-adolescenti e Il nome del figlio di Francesca Archibugi, dove la sinistra si guarda l'ombelico e si prende in giro, e nell'imminente Se Dio vuole di Edoardo Falcone in uscita il 9 aprile), dove è un prete strano che si sporca le mani e che fa innamorare della fede riuscendo a frenare il fallimento d'uno stressato padre di famiglia (impersonato da Marco Giallini). Se consideriamo le sue imprese teatrali, sta finendo di mettere a punto al teatro Bellini di Napoli, con debutto il 10 aprile, la sua regia di Qualcuno volò sul nido del cuculo di Dale Wasserman, tratto dal romanzo di Ken Kesey con adattamento napoletano dello scrittore Maurizio de Giovanni: ambientato negli anni Ottanta è un'opera che, come mostrò il film di Milos Forman (con Jack Nicholson), diventa uno spietato atto d'accusa contro costrizioni e repressioni all'interno dei manicomi.
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Non bastasse, a ottobre ha in calendario per lo Stabile di Catania la messinscena de La pazza della porta accanto di Giuseppe Fava, incentrato sulla vita difficile di Alda Merini in istituti psichiatrici ("Con un'attrice che sta vivendo momenti di popolarità dopo una lunga gavetta teatrale"). E nel 2016? Ha in progetto di realizzare un dramma statunitense contemporaneo salendo lui stesso in palcoscenico: "Sarò uno dei sette protagonisti uomini". Il bisogno di manifestare in favore di istanze etiche, lo porta anche a essere presente nei social. "Intervengo in modo massiccio con Twitter. Dico quello che penso. In Rete deve circolare l'educazione, il buonsenso, la cultura trasparente. Quando giorni fa ho chiesto ai politici indagati di dimettersi e ho rivolto uno specifico invito all'esponente del PD Francesca Barracciu, lei mi ha insultato dandomi del cane, io le ho risposto con un disegno raffigurante un raschietto a far intendere la difficoltà di scrostare i politici dalle poltrone. Le è piovuta addosso un'ondata di proteste, s'è scusata, io ho accettato le scuse, ma di fatto occupa sempre la sua carica".
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Ora Qualcuno volò sul nido del cuculo, prodotto dallo stesso Bellini, è appunto uno spettacolo battagliero contro le ingiustizie. "In tempi non sospetti lessi il testo teatrale americano di Wasserman ricavato dal romanzo di Kesey e più volte ho tentato di farne un lavoro per la scena, pensando anche di mettermi nei panni del gigante indiano che è uno dei pazienti della clinica psichiatrica in cui il nuovo arrivato trova una comunità umana cui dare coscienza e riscatto. Ma l'impresa è risultata possibile solo ora e per il ruolo di Nicholson ho incontrato Daniele Russo, di cui m'ha lentamente convinto la vera forza dell'accento napoletano. La chiave sta qui. A uno scrittore come Maurizio de Giovanni ho suggerito un adattamento 'campano' che concernesse le sorti dell'ospedale di Aversa nel 1982". Elisabetta Valgoi ha fatto valere le sue doti nei provini indetti per assegnare la parte della rigorosa, spietata infermiera.
"Spesso utilizzo proiezioni, per enfatizzare la realtà mista a sogno nelle visioni dei 'matti' e le tecniche sono un misto di video, musiche e luci. Ho manipolato qua e là il testo sulla base delle improvvisazioni degli attori, una mezza dozzina di pazienti di cui sono innamorato. Il protagonista che rivoluziona tutto è un mariuolo dei bassifondi, invischiato con la camorra, un ignorante che però ha una bella testa, uno che si sacrificherà per gli altri. L'infermiera qui è suor Lucia, una che instillava sensi di colpa, credendo di fare bene a infliggere sistemi violenti (forse è la vera unica pazza). L'italovenezuelano Gilberto Gliozzi è il gigante, alto 1,95, pesante 140 chili, nella vita reale fa la guardia del corpo, ti mette paura, ma ha dolcezza dentro".
Tra le cose che fanno la differenza di quest'edizione partenopea (traduzione di Giovanni Lombardo Radice), c'è il match la cui visione sul piccolo schermo è negata ai degenti. "Nel film l'infermiera proibisce d'assistere a una partita americana di superball, qui la suora fa chiudere la tv davanti all'incontro Spagna-Italia ai Mondiali. Poi, per un colpo di teatro, il match viene comunque visto con l'immaginazione". Per Gassmann l'emotività di un lavoro pubblico può e deve essere al servizio di evoluzioni civili. "Faccio parte di un comitato internazionale e sono andato a visitare i rifugiati in Giordania e in Libano. Ho visto da vicino le ferite dell'uomo. Come regista, queste ferite le ho in mente".
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Non bastasse, a ottobre ha in calendario per lo Stabile di Catania la messinscena de La pazza della porta accanto di Giuseppe Fava, incentrato sulla vita difficile di Alda Merini in istituti psichiatrici ("Con un'attrice che sta vivendo momenti di popolarità dopo una lunga gavetta teatrale"). E nel 2016? Ha in progetto di realizzare un dramma statunitense contemporaneo salendo lui stesso in palcoscenico: "Sarò uno dei sette protagonisti uomini". Il bisogno di manifestare in favore di istanze etiche, lo porta anche a essere presente nei social. "Intervengo in modo massiccio con Twitter. Dico quello che penso. In Rete deve circolare l'educazione, il buonsenso, la cultura trasparente. Quando giorni fa ho chiesto ai politici indagati di dimettersi e ho rivolto uno specifico invito all'esponente del PD Francesca Barracciu, lei mi ha insultato dandomi del cane, io le ho risposto con un disegno raffigurante un raschietto a far intendere la difficoltà di scrostare i politici dalle poltrone. Le è piovuta addosso un'ondata di proteste, s'è scusata, io ho accettato le scuse, ma di fatto occupa sempre la sua carica".
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Ora Qualcuno volò sul nido del cuculo, prodotto dallo stesso Bellini, è appunto uno spettacolo battagliero contro le ingiustizie. "In tempi non sospetti lessi il testo teatrale americano di Wasserman ricavato dal romanzo di Kesey e più volte ho tentato di farne un lavoro per la scena, pensando anche di mettermi nei panni del gigante indiano che è uno dei pazienti della clinica psichiatrica in cui il nuovo arrivato trova una comunità umana cui dare coscienza e riscatto. Ma l'impresa è risultata possibile solo ora e per il ruolo di Nicholson ho incontrato Daniele Russo, di cui m'ha lentamente convinto la vera forza dell'accento napoletano. La chiave sta qui. A uno scrittore come Maurizio de Giovanni ho suggerito un adattamento 'campano' che concernesse le sorti dell'ospedale di Aversa nel 1982". Elisabetta Valgoi ha fatto valere le sue doti nei provini indetti per assegnare la parte della rigorosa, spietata infermiera.
"Spesso utilizzo proiezioni, per enfatizzare la realtà mista a sogno nelle visioni dei 'matti' e le tecniche sono un misto di video, musiche e luci. Ho manipolato qua e là il testo sulla base delle improvvisazioni degli attori, una mezza dozzina di pazienti di cui sono innamorato. Il protagonista che rivoluziona tutto è un mariuolo dei bassifondi, invischiato con la camorra, un ignorante che però ha una bella testa, uno che si sacrificherà per gli altri. L'infermiera qui è suor Lucia, una che instillava sensi di colpa, credendo di fare bene a infliggere sistemi violenti (forse è la vera unica pazza). L'italovenezuelano Gilberto Gliozzi è il gigante, alto 1,95, pesante 140 chili, nella vita reale fa la guardia del corpo, ti mette paura, ma ha dolcezza dentro".
Tra le cose che fanno la differenza di quest'edizione partenopea (traduzione di Giovanni Lombardo Radice), c'è il match la cui visione sul piccolo schermo è negata ai degenti. "Nel film l'infermiera proibisce d'assistere a una partita americana di superball, qui la suora fa chiudere la tv davanti all'incontro Spagna-Italia ai Mondiali. Poi, per un colpo di teatro, il match viene comunque visto con l'immaginazione". Per Gassmann l'emotività di un lavoro pubblico può e deve essere al servizio di evoluzioni civili. "Faccio parte di un comitato internazionale e sono andato a visitare i rifugiati in Giordania e in Libano. Ho visto da vicino le ferite dell'uomo. Come regista, queste ferite le ho in mente".