Nel nostro Teatro Greco più suggestivo e monumentale, a Siracusa, Moni Ovadia sarà regista e protagonista di uno spettacolo “antico” con inflessioni siciliane e greche, e con struttura suadentemente musicale, Federico Tiezzi sposterà il clima di un’altra tragedia verso radici misteriche indiane con cadenze sonore anche di raga, e il regista Paolo Magelli affronterà un Seneca citando Heiner Müller. Un voltapagina piuttosto clamoroso per i contributi artistici di una manifestazione che da sempre testimonia, in un sito unico, la memoria del repertorio tragico più remoto. Con novità di ogni genere, quest’anno.
L’Inda, ossia l’Istituto Nazionale del Dramma Antico che dal 15 maggio al 28 giugno programma, al suo 101° anno di vita, il 51° Ciclo di Rappresentazioni Classiche al Teatro Greco di Siracusa, istituzione che il ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini definisce “un’eccellenza nazionale” auspicandone una crescita in Italia e all’estero, s’accinge a lavorare sulla cultura avventurosa di un Mediterraneo oggi orizzonte di drammi migratori inenarrabili, punta su testi che trattano la condizione straniera ma anche determinata delle donne, mette a segno contaminazioni musicali, linguistiche, sociali e drammaturgiche di segno multidisciplinare e molto contemporaneo, offre chiavi di lettura sia umanitarie che (oggettivamente) fondamentaliste, e ora s’avvale di una governance nuova di prestigio basata sul sovrintendente Gioacchino Lanza Tomasi e sul consigliere delegato Walter Pagliaro.
Il calendario inizierà il 15 maggio, come di consueto al tramonto, con Le Supplici di Eschilo, regia e co-interpretazione di Moni Ovadia (nei panni del re Pelasgo), cui seguirà il 16 Ifigenia in Aulide di Euripide con messinscena di Federico Tiezzi, e il terzo giorno (poi la sequenza a tre sarà sempre questa), il 17, sarà la volta di Medea di Seneca con allestimento di Paolo Magelli. In considerazione di questa “Trilogia del mare”, così chiamata per le sorti marine che in un modo o nell’altro influenzano le storie delle tre opere, ci sarà un impianto-base di struttura costiera su cui, rispettivamente, inseriranno materiali e connotati i tre scenografi Gianni Carluccio, Paolo Bisleri e Ezio Toffolutti.
"Io sono un outsider, ho ricevuto con stupore la proposta", commenta Moni Ovadia che s’occupa de Le supplici di Eschilo recitando con Donatella Finocchiaro in panni di Corifea, "ma impegnato come sono nella difesa dei diritti ho immediatamente condiviso, qui, il problema delle figlie di Danao in fuga dall’Egitto per sottrarsi a un matrimonio forzato, destinate a dichiararsi esuli giungendo ad Argo dove il re Pelasgo è, sì, accogliente ma a patto di consultare il popolo. Claudio Magris ha tenuto a dirmi che Le supplici sono un fondamento di letteratura e civiltà, dove si ragiona sull’amore per lo straniero. Importantissimo è stato per me ottenere una sonorità multietnica del testo, e ho messo a punto un adattamento in lingua siciliana con frammenti di greco odierno assieme a Mario Incudine e Pippo Kaballà. Altrettanto essenziale la costruzione di una musicalità permanente che mi ha garantito lo stesso Mario Incudine, un 33enne di Enna. E a Siracusa considero un dono l’incontro coi giovani studenti-attori dell’Inda, che a volte mi commuovono come m’è successo ascoltando gli indios di 8-10 anni dell’Orchestra Sinfonica del Venezuela".
[[ge:rep-locali:repubblica:113212379]]
"Immaginiamo l’esercito greco pronto a partire per riprendersi Elena, fermo con le navi sulle rive dell’Aulide, perché c’è bonaccia, e ricordiamoci come la dea Artemide pretenda, per favorire l’avvio in mare della spedizione, che Agamennone sacrifichi una vergine, inducendo lui a farsi raggiungere dalla figlia Ifigenia (Lucia Lavia), per destinarla all’altare", premette Federico Tiezzi, a proposito dell’Ifigenia in Aulide di Euripide. "E quanto a me, la bonaccia mi ha fatto venire in mente La linea d’ombra di Conrad. Quella ragazza romperà l’impasse e si dichiarerà pronta a immolarsi per il bene del suo Paese. Qui tutti gli “eroi” non sono mai all’altezza dell’Iliade, fanno solo brutte figure, dall’Agamennone assassino (Sebastiano Lo Monaco) all’Achille buffoncello (Raffaele Esposito), e pure Clitennestra (Elena Ghiaurov) non è che sia uno specchio... A proposito, in questa tragedia (dove Corifee sono Francesca Ciocchetti e Deborah Zuin) ogni tanto si ride. Perché Euripide sgretola i personaggi. E io ci trovo pure un’anticipazione del dramma borghese di Ibsen, passando per le interpretazioni del mito di Jung. L’ambientazione che ho scelto è indiana, per certe forme analitiche di origine orgiastico-misterica. E alla fine Ifigenia è delirante, allucinata. Anch’io mi sono trovato benissimo coi giovani attori del coro dell’Inda, che all’inizio ho collocato quasi attorno a un red carpet per spiare la mitologia, mentre una sorta di loro balletto conclusivo è destinato a spazzare via il mondo degli idoli che non hanno più ragione di esistere".
[[ge:rep-locali:repubblica:113212378]]
"La Medea della Colchide è barbara, primitiva, ma Seneca la dipinge come il primo degli espressionisti", annota Paolo Magelli che firma appunto la Medea di Seneca . "E la Colchide in fondo non è altro che una via di mezzo tra la Turchia e la Georgia di oggi. Lei (Valentina Banci) si fa uccidere dall’amore per Giasone (Filippo Dini), ed è una donna che apre la via del mare, confrontandosi con Creonte (Daniele Griggio) e con la Nutrice (Francesca Benedetti), rifiutando qualsiasi potere. Ecco, un viaggio culturale di questo pensiero forte e rivoluzionario io l’ho accostato, con riferimenti, alla scrittura di Heiner Müller. Inutile dire che il suo, di Medea, è un viaggio che continua, e dopo 2000 anni continua a uccidersi e a uccidere i propri figli".
L’Inda, ossia l’Istituto Nazionale del Dramma Antico che dal 15 maggio al 28 giugno programma, al suo 101° anno di vita, il 51° Ciclo di Rappresentazioni Classiche al Teatro Greco di Siracusa, istituzione che il ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini definisce “un’eccellenza nazionale” auspicandone una crescita in Italia e all’estero, s’accinge a lavorare sulla cultura avventurosa di un Mediterraneo oggi orizzonte di drammi migratori inenarrabili, punta su testi che trattano la condizione straniera ma anche determinata delle donne, mette a segno contaminazioni musicali, linguistiche, sociali e drammaturgiche di segno multidisciplinare e molto contemporaneo, offre chiavi di lettura sia umanitarie che (oggettivamente) fondamentaliste, e ora s’avvale di una governance nuova di prestigio basata sul sovrintendente Gioacchino Lanza Tomasi e sul consigliere delegato Walter Pagliaro.
Il calendario inizierà il 15 maggio, come di consueto al tramonto, con Le Supplici di Eschilo, regia e co-interpretazione di Moni Ovadia (nei panni del re Pelasgo), cui seguirà il 16 Ifigenia in Aulide di Euripide con messinscena di Federico Tiezzi, e il terzo giorno (poi la sequenza a tre sarà sempre questa), il 17, sarà la volta di Medea di Seneca con allestimento di Paolo Magelli. In considerazione di questa “Trilogia del mare”, così chiamata per le sorti marine che in un modo o nell’altro influenzano le storie delle tre opere, ci sarà un impianto-base di struttura costiera su cui, rispettivamente, inseriranno materiali e connotati i tre scenografi Gianni Carluccio, Paolo Bisleri e Ezio Toffolutti.
"Io sono un outsider, ho ricevuto con stupore la proposta", commenta Moni Ovadia che s’occupa de Le supplici di Eschilo recitando con Donatella Finocchiaro in panni di Corifea, "ma impegnato come sono nella difesa dei diritti ho immediatamente condiviso, qui, il problema delle figlie di Danao in fuga dall’Egitto per sottrarsi a un matrimonio forzato, destinate a dichiararsi esuli giungendo ad Argo dove il re Pelasgo è, sì, accogliente ma a patto di consultare il popolo. Claudio Magris ha tenuto a dirmi che Le supplici sono un fondamento di letteratura e civiltà, dove si ragiona sull’amore per lo straniero. Importantissimo è stato per me ottenere una sonorità multietnica del testo, e ho messo a punto un adattamento in lingua siciliana con frammenti di greco odierno assieme a Mario Incudine e Pippo Kaballà. Altrettanto essenziale la costruzione di una musicalità permanente che mi ha garantito lo stesso Mario Incudine, un 33enne di Enna. E a Siracusa considero un dono l’incontro coi giovani studenti-attori dell’Inda, che a volte mi commuovono come m’è successo ascoltando gli indios di 8-10 anni dell’Orchestra Sinfonica del Venezuela".
[[ge:rep-locali:repubblica:113212379]]
"Immaginiamo l’esercito greco pronto a partire per riprendersi Elena, fermo con le navi sulle rive dell’Aulide, perché c’è bonaccia, e ricordiamoci come la dea Artemide pretenda, per favorire l’avvio in mare della spedizione, che Agamennone sacrifichi una vergine, inducendo lui a farsi raggiungere dalla figlia Ifigenia (Lucia Lavia), per destinarla all’altare", premette Federico Tiezzi, a proposito dell’Ifigenia in Aulide di Euripide. "E quanto a me, la bonaccia mi ha fatto venire in mente La linea d’ombra di Conrad. Quella ragazza romperà l’impasse e si dichiarerà pronta a immolarsi per il bene del suo Paese. Qui tutti gli “eroi” non sono mai all’altezza dell’Iliade, fanno solo brutte figure, dall’Agamennone assassino (Sebastiano Lo Monaco) all’Achille buffoncello (Raffaele Esposito), e pure Clitennestra (Elena Ghiaurov) non è che sia uno specchio... A proposito, in questa tragedia (dove Corifee sono Francesca Ciocchetti e Deborah Zuin) ogni tanto si ride. Perché Euripide sgretola i personaggi. E io ci trovo pure un’anticipazione del dramma borghese di Ibsen, passando per le interpretazioni del mito di Jung. L’ambientazione che ho scelto è indiana, per certe forme analitiche di origine orgiastico-misterica. E alla fine Ifigenia è delirante, allucinata. Anch’io mi sono trovato benissimo coi giovani attori del coro dell’Inda, che all’inizio ho collocato quasi attorno a un red carpet per spiare la mitologia, mentre una sorta di loro balletto conclusivo è destinato a spazzare via il mondo degli idoli che non hanno più ragione di esistere".
[[ge:rep-locali:repubblica:113212378]]
"La Medea della Colchide è barbara, primitiva, ma Seneca la dipinge come il primo degli espressionisti", annota Paolo Magelli che firma appunto la Medea di Seneca . "E la Colchide in fondo non è altro che una via di mezzo tra la Turchia e la Georgia di oggi. Lei (Valentina Banci) si fa uccidere dall’amore per Giasone (Filippo Dini), ed è una donna che apre la via del mare, confrontandosi con Creonte (Daniele Griggio) e con la Nutrice (Francesca Benedetti), rifiutando qualsiasi potere. Ecco, un viaggio culturale di questo pensiero forte e rivoluzionario io l’ho accostato, con riferimenti, alla scrittura di Heiner Müller. Inutile dire che il suo, di Medea, è un viaggio che continua, e dopo 2000 anni continua a uccidersi e a uccidere i propri figli".