Federico Tiezzi, il più giovane tra i registi impegnati al Teatro Greco di Siracusa, si misura con Ifigenia in Aulide che Euripide scrisse a quasi 80 anni, e il destino vuole che il testo, concepito da un maturo genio di due millenni e mezzo fa, poggi su personaggi incostanti e incoerenti, sospesi tra umanità ed estremismo, tra mutamenti psicologici e di tono, che li rendono precorritori di figure della scena moderna borghese (e anti-borghese). Si pensi ad Agamennone che, bloccato in Aulide per una bonaccia ostacolante le navi dirette a Troia per riprendersi con la forza Elena, si convince a sbloccare i venti sacrificando con inganno la figlia Ifigenia, poi ci ripensa ma non riesce a fermare la ragazza (accompagnata dalla madre Clitemnestra), e infine cede al fato, all'esercito, alle logiche del potere. Il fratello Menelao, per la cui moglie qui chiamata "puttana" si ordisce la missione, s'accanisce con lui in un bel duello verbale (a base di accuse e insulti, come due politici di oggi) pur di salvaguardare la trasferta, poi però si erge a difesa di Ifigenia. Lei, la giovane condannata a morire per il bene della patria, implora indulgenza, ma infine si autocandida a vittima volontaria. Un dramma di oscillazioni e di voltafaccia che ispira alla regia di Tiezzi una seducente e umorale saga di culture occidentali (contadinesche) e orientali (alla Bollywood), di irrazionalità macabre (sino all'eccesso di Ifigenia che si sottomette, prima di tramutarsi in cervo per volere divino, al coltello di un boia nero jihadista). Ma lo spettacolo è straordinariamente fitto di poesia. Tiezzi è riuscito a rendere sprezzante e clemente senza enfasi l'Agamennone di Sebastiano Lo Monaco, ha tratto un'aristocrazia intoccabile dalla Clitemnestra di Elena Ghiaurov, ha indotto ad angoscia e poi a vigoria l'Ifigenia di Lucia Lavia. Contribuiscono a dovere Francesco Colella, Francesca Ciocchetti, Deborah Zuin. Ipnotiche sonorità di Della Monica-Maletta, con tema anche da Mulholland Drive di Lynch. Molto drastica, ben spiazzante, è la scelta di Paolo Magelli che spinge la Medea di Seneca in un contesto pirandelliano tra Giganti della montagna e Sei personaggi , con abiti da Finzi Contini e scarponi da deserto, ritmi di mambo, follia spasmodica, e pertinente finale ("Io né donna né uomo") da Materiale per Medea di Heiner Müller. C'è un senso, nelle dissonanze di Valentina Banci che è una strenua protagonista schizoide alla Indiana Jones contrapposta a un razionale Filippo Dini inappuntabile come uno Straniero di Camus. Francesca Benedetti è Nutrice/ Madama Pace, Daniele Griggio è Creonte. Per il 2016 annunciate Elettra di Sofocle, Alcesti di Euripide e Fedra di Seneca, e pare si pensi tra l'altro a Emma Dante.
TEATRO
Seguici su Discover
Medea e Ifigenia, eroine della follia contemporanea
Rodolfo di GiammarcoAl Teatro Greco di Siracusa sono andate in scena la tragedia di Euripide con la bella regia di Federico Tiezzi e quella di Seneca con la regia di paolo Magelli. Due lavori interessanti
Le schede dei film
Apagón
Tutto quello che resta di te
La famiglia Leroy
The Legend of Ochi
Nell'ombra
La ragazza del coro
DNA
Memento Mori
Sconosciuti per una notte
Eternal - Odissea negli abissi
Prisoner
Praying for Armageddon
La solitudine dei non amati
Fino alle montagne
Volveréis - Una storia d'amore quasi classica
Leggi anche