Spettacoli

TEATRO

Giovani, ribelli e impegnati. A Milano in scena l'Eresia della felicità

Marco Martinelli, regista, da vita a uno spettacolo con duecento ragazzi provenienti da tutta Italia. Tra versi di Majakovskij e testi di Brecht. Per riscoprire il valore civile del teatro

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MILANO - Duecento ragazzini dai 7 ai 20 anni, siciliani, calabresi, milanesi, sardi, senegalesi e belgi che recitano a modo loro i versi più ribelli, vitali, entusiastici del giovane Majakovskij sono come un uragano, una potenza di energia incredibile, oltre che un'esperienza teatrale unica. Si intitola Eresia della felicità l'insolito spettacolo che si può vedere fino a sabato (ore 18.30) fino a sabato nel fossato davanti all'ingresso, alla Torre del Filarete, del Castello Sforzesco di Milano: un happening per ragazzi di ragazzi di varie culture, dialetti, linguaggi età i quali hanno lavorato per mesi sui versi giovanili del poeta russo che ora portano in pubblico giocando con lo spazio e con l'interazione tra di loro. 
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Eresia della felicità è un "progetto sul campo", reso possibile a Milano grazie all'associazione Olinda e in collaborazione con Expo, ideato da Marco Martinelli, regista, scrittore e fondatore delle Albe, il gruppo ravennate che sta girando anche in Europa con uno spettacolo "civile" come Vita agli arresti di Aung San Suu Kyi sulla leader democratica birmana, destinato a diventare il prossimo anno anche un film sempre diretto da Martinelli e con Ermanna Montanari protagonista. 

"Alla base di Eresia della felicità c'è il progetto della non scuola - spiega Martinelli che sta scrivendo un altro dei suoi lavori "politici", il monologo Slot machine dedicato al dramma del gioco d'azzardo, a partire dai resoconti e dalle storie disperate di veri giocatori - La definizione di "non scuola" si riferisce ai laboratori teatrali che regolarmente organizziamo con i ragazzi e studenti, laboratori in cui non vogliamo formare attori o insegnare qualcosa agli adolescenti ma far scoprire loro il potere dionisiaco del teatro e dello stare in scena. Gli adolescenti nella loro asinità sono capaci di dare una carica di energia al lavoro di scena e a contatto con strutture fisse come possono essere i testi di Brecht o le poesie di Majakovskij si crea un corto circuito che è una messa in vita del teatro stesso". 

I lavoratori della "non scuola" sono già stati fatti in molte città italiane e straniere seminando diverse "tribù" di ragazzi che lavorano tutto l'anno. "Sono come focolai di teatro - prosegue Martinelli - una risposta alla urgenza di vita di questi ragazzi, l'essere non condannati a una vita da impiegati". Molti di loro, con l'aggiunta di nuovi innesti "presi" nelle diverse città in cui si fa, si riuniscono poi nello spettacolo pubblico, come Eresia della felicità. "La poesia certo è un po' ostica ma i ragazzi la leggono e la recitano secondo il proprio linguaggio e il Majakosvkij su cui abbiamo lavorato è il poeta prima della rivoluzione, giovane, pieno di desiderio, vitale che si incontra con la condizione irruente dell'adolescente. I media li dipingono come una generazione spenta su Facebook, incapace di comunicare con gli altri... Falso e lo si vede lavorando con loro. Il problema siamo noi adulti che non prendiamo sul serio la loro domanda di vita. Il problema non è la cultura, diceva Artaud, è la vita".