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Adriana Asti diventa scrittice: "Mi piace pensare al futuro"

L'attrice pubblica il libro 'Ricordare e dimenticare': "Io odio il passato, lo trovo noioso. Sono una ottimista"

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C'è gente che si sforza una vita per preservare le proprie memorie, per non cancellare il passato e magari continuare a viverlo. “Che cosa inutile. Ricordare è una cosa naturale, si fa da sé. Il difficile è dimenticare, perchè è un atto di volontà - dice - ma ci si esercita. Io odio il passato. Non parlo di quello degli altri che magari è bellissimo, parlo del mio. Lo trovo noioso. A me piace guadare avanti e pensare al futuro. Sono una ottimista”. Non si deve credere a tutto quello che dice Adriana Asti, una delle attrici che hanno segnato cinema e teatro del Novecento, come dice lei marcando volutamente la distanza dagli anni Duemila; una di quelle attrici che hanno un tale meraviglioso e avventuroso passato da potersi permettere la civetteria di dimenticarlo.

“Ricordare e dimenticare” (Se souvenir et oublier nell'edizione francese pubblicata qualche anno fa) è il titolo del libro in uscita ora in Italia che l'attrice ha scritto con René De Ceccatty giornalista e scrittore francese (Edizioni Portaparole) e che presenterà  con Corrado Augias, René De Ceccatty, Lucetta Scaraffia sabato 9 (ore 11) alla Sala Frau al Festival di Spoleto, diretto da suo marito Giorgio Ferrara: un incontro pubblico che la vedrà protagonista anche del docu-film A.A. Professione attrice di Rocco Talucci, sulla sua ricchissima carriera.

Entrambi occasioni di grandi memorie dove Adriana Asti, nata nel 1931 a Milano, racconta se stessa e la sua vita di attrice di quando cominciò a lavorare in teatro, giovanissima, in piccole parti e poi con giganti come Visconti (con lui mostro il seno nudo in Vecchi tempi davanti a un Harold Pinter scandalizzato al punto da togliere i diritti), Strehler, Gassman, Ronconi, Missiroli, Pizzi, Arias, Wilson, l'amica Franca Valeri, e al cinema con registi come Pasolini , Bertolucci, Buñuel, Susan Sontag. Per lei Natalia Ginzburg scrisse Ti ho sposato per allegria e Giuseppe Patroni Griffi Gli amanti dei miei amanti sono miei amanti.

Sorridente e carinissima con una sbarazzina frangetta nera sulla fronte,  Adriana Asti nel divano della stanza d'albergo a Spoleto, sbuffa ai ricordi ma anche alle stampelle che usa per i postumi di una operazione a una gamba. “Ammalarsi è brutto, ma curarsi è peggio – dice col gusto del paradosso - Avere bisogno per ogni cosa di qualcuno è orrendo. Per fortuna sto guarendo”.

Allora tra libro e film con il suo passato ci ha fatto i conti, eccome?
“Sì, ma non lo faccio mai altrimenti. La carriera passa, sta dietro alle spalle. Nel film ci sono gli amici rimasti, perchè tanti Moravia, Visconti, Sandro Penna, Pasolini... non ci sono più, ma è stata una fortuna incontrarli”.

Fortuna o scelta?
 “Un privilegio, che capita. Io, per esempio, non volevo fare l'attrice. Volevo solo fuggire di casa. E ai miei tempi ci si sposava, ma io non volevo. Così andai a lavorare in un teatro, facendo piccole parti, poi via via le prime battute. Poi il palcoscenico è come il mare per i marinai, una calamita. Non te e vai più una volta che ci sei”.

Ma come fece a conoscere tanti intellettuali?
“Avevo sposato Fabio Mauri che conosceva Pasolini e lui ci fece  conoscere tutti gli artisti e gli scrittori. Ammetto che il privilegio di stare con loro, incontrare e sentire parlare persone che aprono la mente è un grande bagaglio, ma oggi  mi sono rimaste le assenze. A cominciare da Cesare Musatti con cui ho avuto una amicizia per 30 anni, qualcosa di più di un terapeuta per me, mi obbligava a far spettacoli, veniva e si metteva anche tra le quinte. Era adorabile e devo molto a lui. Mi ha molto arricchito, era sublime e spiritoso, intelligente, acuto, era come avere un maestro sempre a fianco, che non dice sciocchezze e aborriva gli stupidi. Mi ha fatto un training alla vita”.

E dal punto di vista artistico chi considera altrettanto importante?
“Strehler, Visconti con cui andavamo in vacanza a Ischia, uomo del Rinascimento, Pasolini di cui ero molto amica, e Franca Valeri”.

Adesso quando non lavora in teatro scrive molto, o no?
“Nooo. Anche se la Mondadori mi ha chiesto di scrivere un libro che farò. Su cosa? Non lo so, vedrò. E poi c'è Facebook: ho raccolto la rubrica che dal '78 all'82 ho tenuto sull'Espresso (www.facebook.com/adrianaastiproibito, ndr.),  a cominciare dal romanzo a puntate che ho scritto lì e si intitolava Romanzo con le illustrazioni di Maurizio Pusceddu. Ma non ho altri progetti. Eseguo benissimo l'ozio”.

La sua miglior caratteristica?
“Un certo equilibrio che mi permette di apprezzare quello che mi circonda. E dunque che sono appagata e serena. Mi piacciono le cose che ho e il mio desiderio è di potermi godere le mie case, in campagna, vicino Todi, a Parigi... Vede,  io sono stata una bambina poco allegra, ma poi dopo sono diventata spensierata. La vita di attrice nel Novecento è stata una gran bella vita. Oggi è molto diverso. Il mondo è cambiato e chi se ne è andato ha lasciato vuoti incolmabili”.

Le sembra tutto davvero così cambiato?
“Il mondo oggi è un'altra vicenda. Trovo che sia durissimo per i giovani, non dico fare l'attore, ma  vivere. Forse siamo investiti da un eccesso di comunicazione, una volta non sapevamo niente, adesso è tutto un mondo che sta male, un mondo intero che sa e sta male. Una volta si sapeva che c'era la fame, i poveri, la guerra, ma adesso non si può essere assenti, solitari come sono io, non si può non essere coinvolti perchè la comunicazione è così grande che non si può essere lontani. Ed è un cambiamento enorme dal Novecento al Duemila. Non sono pessimista, sono pensieri .Ripeto io non mi lagno mai. Mi lagno solo in mezzo alla gente noiosa, quando devo perder tempo con gli imbecilli”.