Olga Peretyatko, la nuova voce della lirica: "Sono una star perché ho lavorato sodo"
Anna Bandettini
Ha 36 anni, è bella, carismatica, e in breve tempo è diventata la nuova star della lirica internazionale: "A Pesaro è iniziata la mia carriera, quando nel marzo 2006 feci l'audizione con il Maestro Zedda per l'Accademia Rossiniana"
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È stata una stagione trionfale per lei: amatissima Gilda nel Rigoletto al Met di New York e all'Opera Parigi, seducente Violetta nella Traviata al Marinsky di San Pietroburgo. E poi tournée a San Francisco, Tokyo, Berlino, Londra, Torino... fino all'inizio di agosto quando è stata l'applauditissima Fiorilla in Il Turco in Italia al Rossini Opera Festival di Pesaro, a cui è legatissima perché, come dice, “lì è iniziato tutto”. Olga Peretyatko, bella e straordinario soprano russo, 36 anni, carismatica, è la nuova star della lirica internazionale attesa nei prossimi mesi a New York e alla Royal Opera House di Londra. Doti vocali notevoli e interprete eccellente: il consenso per lei è generale, ma con stile disciplinato, austero, un po' russo si limita a commentare: “Mi dà tanta fiducia”.
Olga, come si fa a diventare una star?
“Lavorando sodo. Io sono una persona perfezionista. Il più grande critico sono io. Ogni prova, ogni registrazione, ogni spettacolo. Poi ho avuto una maestra straordinaria come Mariella Devia, che mi ha insegnato a ripulirmi la voce tornando agli esercizi della prima classe perchè quando ti senti una cantante perfetta, è l'inizio della fine”.
Diceva che tutto è iniziato da Pesaro per lei che è di San Pietroburgo. Come mai?
“Certo, a Pesaro è iniziata la mia carriera, quando nel marzo 2006 feci l'audizione con il Maestro Zedda per l'Accademia Rossiniana. A Pesaro ho cantato le mie prime parti importanti, con Otello, Sigismondo,Matilde di Shabran. E lì ha trovato l'amore, Michele Mariotti, il direttore d'orchestra, figlio del sovrintendente del festival. All'inizio era un tabu, perchè lui dirigeva, io cantavo... Non lo guardavo nemmeno come uomo. Poi un giorno mi ha mandato un sms, ci siamo visti a Venezia, abbiamo scoperto di avere una visione comune della vita, anche lo stesso spirito umoristico e...Michele oggi è mio marito”.
La sua vita si divide tra Pesaro, Berlino dove lei vive, gira in tournèe tutto l'anno. E il matrimonio?
“Con Michele ci sentiamo molto via Skype, Facetime... e poi la mia ricetta è riempirmi di lavoro in alcuni periodi per tenermene altri lunghi liberi e stare con lui.Ma ci vediamo spesso, la nostra casa è a Pesaro. E per me stare nella nostra casa è la vacanza”.
E vero che anche suo padre cantava?
“Sono diventata cantante anche per lui che studiava canto lirico al Conservatorio, ma quando sono nata io c'era bisogno di guadagnare, dunque ha lasciato continuando solo come corista al Marinskij di San Pietroburgo, dove mi portava dietro le quinte da quando avevo tre anni, anche se era vietato ai bambini. È un teatro che conosco come casa mia. Mia madre mi racconta che ho cominciato a leggere molto presto a tre anni e mezzo, ma che da molto prima cantavo”.
Lei è considerata una interprete rossiniana.
“Sì, ho registrato anche diversi dischi. È stato il maestro Zedda a farmi capire il valore di Rossini. E devo dire che mi piace ogni personaggio che canto, lo faccio col cuore, perché solo così puoi essere credibile, ma Matilde di Shabran mi rimarrà nel cuore. Forse anche perché cinque giorni dopo che l'ho cantata la prima volta mi sono sposata”.
Prossimi impegni?
“L'autunno sarà nel segno di Mozart: Donna Anna nel Don Giovanni a Berlino, Il ratto dal serraglio a Zurigo, tornando quindi a cantare Konstanze, ruolo che avevo studiato al Conservatorio, con tournèe a Berlino, alla Deutsche Oper. E ancora torno al Metropolitan di New York con Rigoletto e nel 2017 interpreterò alla Staatsoper di Berlino il mio primo ruolo francese: I pescatori di perle di Bizet, con la direzione di Barenboim e la regia di Wim Wenders, che con questo titolo farà il suo debutto all'opera”.
Tanto stress?
“Io ho cominciato nel 2004 a Berlino al Conservatorio con un'opera di Haendel. Sul palcoscenico ci resti se sei un matador. Serve la musicalità, l'interpretazione ma vince quello che ha la tecnica ma soprattutto i nervi, chi non perde l'equilibrio, chi tiene sempre presenti le proprie capacità e i propri limiti. Ho visto colleghe bravissime durante le prove e perdere nella recita. Come si fa a restare saldi? Io mi esercito: yoga, corsa e karate che faccio fin da piccola”.