Un po' ha contato che è l'argomento di cui parliamo tutti e anche che ci arriva attraverso immagini dure da reggere. "Soprattutto ha contato la foto del piccolo Aylan, il bambino siriano, il suo corpicino riverso sulla riva del mare... Ho pensato che lì poteva esserci mio figlio, un bambino etiope, se mia moglie e io non lo avessimo preso con noi. Lì, ho trasformato la mia inquietudine in teatro". E Mario Perrotta, attore, regista e autore pugliese, narratore di pezzi della nostra storia passata e presente, Premio Ubu, lo ha fatto con una di quelle imprese impossibili che solo il teatro riesce a realizzare: un megaprogetto sulle migrazioni, Versoterra - A chi viene dal mare, lungo tre giorni dal 30 settembre al 2 ottobre, che mette assieme la partecipazione viva della gente, la testimonianza personale, la forza narrativa del teatro e la suggestione di diversi luoghi del Salento ("e ringrazio tutte le istituzioni pubbliche dell'aiuto", dice Perrotta), tra Lecce e la costa adriatica e ionica dove più si sono visti sbarchi in questi venti anni. Quattro spettacoli, dalle 5.45 ogni notte, con 50 artisti tra cui alcuni stranieri che vivono nei centri per richiedenti asilo.
"Sull'onda del successo del progetto Ligabue, altro lavoro a tappe dello scorso anno, ho orchestrato questa quadrilogia dove ogni spettacolo ha una sua autonomia ma il senso del progetto è fruirlo intero". Di emigrazione parla Perrotta stesso, nel Castello Carlo V di Lecce, alle 11.30 il 30 e poi l'1 e il 2, 5 capitoli al giorno, con Emigranti Esprèss, il racconto, già successo su RadioUno, del treno che dal Salento partiva per il nord Europa. Sull'immigrazione le altre tre tappe, l'1 e il 2. Dall'alba, alle 5.45 da San Foca, luogo simbolo, davanti all'ex Centro di Permanenza Temporanea Regina Pacis coinvolto nel 2006 in uno scandalo per violenze sui migranti: "Da qui ci interroghiamo sulle ragioni di chi parte - spiega Perrotta - tutte cose che sappiamo dalla cronaca, ma che il teatro trasfigura in modo tragico e grottesco". Dalle 17.15 si attenderà il tramonto nella baia di Porto Selvaggio con i racconti degli approdi e degli esiti delle storie dei migranti, per chiudere dalle 20.45 a notte nell'insenatura di Acquaviva, a Diso, con Lireta - A chi viene dal mare dal diario di Lireta Katiaj, albanese, che ha rischiato la vita rendendo pubblica la sua vicenda. "Una storia che ha tutte le stigmate del migrare: tre volte sui gommoni, fin da bambina, passando per ostacoli atroci", dice Perrotta. Una storia struggente interpretata da Paola Roscioli, con Laura Francaviglia alla chitarra e Samuele Riva al violoncello che raccontano in musica quello che neanche le parole riescono a dire.
"Sull'onda del successo del progetto Ligabue, altro lavoro a tappe dello scorso anno, ho orchestrato questa quadrilogia dove ogni spettacolo ha una sua autonomia ma il senso del progetto è fruirlo intero". Di emigrazione parla Perrotta stesso, nel Castello Carlo V di Lecce, alle 11.30 il 30 e poi l'1 e il 2, 5 capitoli al giorno, con Emigranti Esprèss, il racconto, già successo su RadioUno, del treno che dal Salento partiva per il nord Europa. Sull'immigrazione le altre tre tappe, l'1 e il 2. Dall'alba, alle 5.45 da San Foca, luogo simbolo, davanti all'ex Centro di Permanenza Temporanea Regina Pacis coinvolto nel 2006 in uno scandalo per violenze sui migranti: "Da qui ci interroghiamo sulle ragioni di chi parte - spiega Perrotta - tutte cose che sappiamo dalla cronaca, ma che il teatro trasfigura in modo tragico e grottesco". Dalle 17.15 si attenderà il tramonto nella baia di Porto Selvaggio con i racconti degli approdi e degli esiti delle storie dei migranti, per chiudere dalle 20.45 a notte nell'insenatura di Acquaviva, a Diso, con Lireta - A chi viene dal mare dal diario di Lireta Katiaj, albanese, che ha rischiato la vita rendendo pubblica la sua vicenda. "Una storia che ha tutte le stigmate del migrare: tre volte sui gommoni, fin da bambina, passando per ostacoli atroci", dice Perrotta. Una storia struggente interpretata da Paola Roscioli, con Laura Francaviglia alla chitarra e Samuele Riva al violoncello che raccontano in musica quello che neanche le parole riescono a dire.