Il mal di schiena c'è, un'ernia, come lamenta anche pubblicamente da mesi, ed è vero che i medici lo hanno obbligato al riposo. Ma sull'addio di Mauro Bigonzetti dalla direzione del Corpo di Ballo del Teatro alla Scala circolano ben altre voci. Dissidi e disaccordi del Maestro con i ballerini, sia per una stagione considerata poco prestigiosa e senza un vero repertorio storico-classico, sia per una intesa mai veramente nata. Sembra poi che l'altro ieri i ballerini si fossero riuniti in gran segreto per prendere in considerazione un'eventuale sfiducia a Bigonzetti, comunicandolo al sovrintendente. A quel punto il coreografo non ha potuto far altro che farsi da parte e dopo solo otto mesi ieri si è dimesso dalla testa del più importante Corpo di Ballo italiano, quello della Scala.
"Il parere dei medici esclude per il prossimo futuro ogni tipo di sforzo rendendo di fatto impossibile in questa fase l'attività professionale", dice il comunicato ufficiale. Il Teatro alla Scala, diplomaticamente "augura al maestro Bigonzetti di potersi rimettere al più presto" e affida il suo ruolo ad interim, fino a febbraio 2017, a Fréderic Olivieri, che dal 2002 al 2007 aveva già diretto la compagnia e attualmente è il direttore della Scuola di Ballo della Scala.
Ma al di là delle parole ufficiali, è chiaro a tutti che l'addio di Bigonzetti è una nuova patata bollente finita nelle mani del sovrintendente scaligero Alexander Pereira, il quale dovrà cercare un nuovo sostituto, dopo l'altro clamoroso addio, quello di una star del balletto come Makhar Vaziev, che aveva lasciato d'improvviso il balletto scaligero a fine 2015 per andare a dirigere quello più prestigioso del Bolshoi.
Da mesi era diventata ormai pubblica la frattura crescente tra Bigonzetti e i ballerini. Se questi ultimi hanno fama di uno spirito eccessivamente rivendicativo, è vero che l'ex-direttore dell'Ater Balletto arrivato alla Scala non aveva fatto nulla per fare squadra. A nominarlo era stato Alexander Pereira stesso il 1 febbraio, e da subito erano sorte perplessità nei ballerini che avrebbero preferito non essere guidati da un coreografo. Lo scorso 10 maggio, poi, alla presentazione della nuova stagione, i ballerini avevano protestato davanti ai giornalisti contro il cartellone, contro le scelte dunque del direttore, perché la stagione era, a loro dire, troppo "contemporanea" e poco classica. Effettivamente, se è giusto rinnovare il repertorio è anche vero che il repertorio deve esserci e deve essere salvaguardato come fanno molti teatri d'opera anche all'estero. Non solo: i ballerini accusavano anche il direttore di essere assente, di affidare a un suo "vice" il lavoro di allenamento e preparazione, tanto che ultimamente a svolgere il ruolo di maestro è Massimo Murru. A confermare i cattivi rapporti, l'assenza di Bigonzetti nella prestigiosa tournée del balletto scaligero in Cina e Giappone, effettivamente clamorosa vista l'importanza del viaggio.
Ora resta l'interrogativo della stagione di ballo. Bigonzetti avrebbe dovuto firmare una nuova coreografia di Coppélia come balletto inaugurale il 20 dicembre. Il titolo resta, con l'étoile Roberto Bolle (che tra l'altro stasera debutta in un suo show sulla danza su RaiUno), ma ci sarà una diversa coreografia. C'è chi vorrebbe riesumare quella di Roland Petit. C'è chi parla di quella firmata da Heinz Spoerli, artista a lungo legato al balletto di Zurigo, una città e un teatro a cui è a sua volta molto legato anche Pereira, tanto che qualcuno parla del coreografo svizzero come possibile successore. E non tutti ne sarebbero felici.
Quel che è certo è che questo "incidente" è un'ulteriore prova della crisi del balletto classico in Italia. I Corpi di Ballo sono spesso considerati dei pesi economici nelle Fondazioni lirico-sinfoniche di cui fanno parte: e infatti molti teatri tendono a ridurre o a chiudere definitivamente le compagnie di ballo come il Maggio, e come farà Verona. La Scala resta un baluardo con circa 70 stabili (ma Parigi, per dirne una, ne ha tre volte tanto), ma anche qui, come si vede, le situazione non è rosea. Per di più in un momento in cui lo scenario generale del teatro rischia di agitarsi da sé: i sindacati hanno infatti già chiesto alla direzione di aprire, come promesso, la trattativa per il nuovo contratto 2.0 che quantifichi, ad esempio, le indennità per la cessione dei diritti su internet. Fials, Cisl e Uil hanno scritto una lettera giovedì scorso, mentre la Cgil ha chiesto l'apertura della trattativa, ma intanto ha già proclamato lo stato di agitazione.
"Il parere dei medici esclude per il prossimo futuro ogni tipo di sforzo rendendo di fatto impossibile in questa fase l'attività professionale", dice il comunicato ufficiale. Il Teatro alla Scala, diplomaticamente "augura al maestro Bigonzetti di potersi rimettere al più presto" e affida il suo ruolo ad interim, fino a febbraio 2017, a Fréderic Olivieri, che dal 2002 al 2007 aveva già diretto la compagnia e attualmente è il direttore della Scuola di Ballo della Scala.
Ma al di là delle parole ufficiali, è chiaro a tutti che l'addio di Bigonzetti è una nuova patata bollente finita nelle mani del sovrintendente scaligero Alexander Pereira, il quale dovrà cercare un nuovo sostituto, dopo l'altro clamoroso addio, quello di una star del balletto come Makhar Vaziev, che aveva lasciato d'improvviso il balletto scaligero a fine 2015 per andare a dirigere quello più prestigioso del Bolshoi.
Da mesi era diventata ormai pubblica la frattura crescente tra Bigonzetti e i ballerini. Se questi ultimi hanno fama di uno spirito eccessivamente rivendicativo, è vero che l'ex-direttore dell'Ater Balletto arrivato alla Scala non aveva fatto nulla per fare squadra. A nominarlo era stato Alexander Pereira stesso il 1 febbraio, e da subito erano sorte perplessità nei ballerini che avrebbero preferito non essere guidati da un coreografo. Lo scorso 10 maggio, poi, alla presentazione della nuova stagione, i ballerini avevano protestato davanti ai giornalisti contro il cartellone, contro le scelte dunque del direttore, perché la stagione era, a loro dire, troppo "contemporanea" e poco classica. Effettivamente, se è giusto rinnovare il repertorio è anche vero che il repertorio deve esserci e deve essere salvaguardato come fanno molti teatri d'opera anche all'estero. Non solo: i ballerini accusavano anche il direttore di essere assente, di affidare a un suo "vice" il lavoro di allenamento e preparazione, tanto che ultimamente a svolgere il ruolo di maestro è Massimo Murru. A confermare i cattivi rapporti, l'assenza di Bigonzetti nella prestigiosa tournée del balletto scaligero in Cina e Giappone, effettivamente clamorosa vista l'importanza del viaggio.
Ora resta l'interrogativo della stagione di ballo. Bigonzetti avrebbe dovuto firmare una nuova coreografia di Coppélia come balletto inaugurale il 20 dicembre. Il titolo resta, con l'étoile Roberto Bolle (che tra l'altro stasera debutta in un suo show sulla danza su RaiUno), ma ci sarà una diversa coreografia. C'è chi vorrebbe riesumare quella di Roland Petit. C'è chi parla di quella firmata da Heinz Spoerli, artista a lungo legato al balletto di Zurigo, una città e un teatro a cui è a sua volta molto legato anche Pereira, tanto che qualcuno parla del coreografo svizzero come possibile successore. E non tutti ne sarebbero felici.
Quel che è certo è che questo "incidente" è un'ulteriore prova della crisi del balletto classico in Italia. I Corpi di Ballo sono spesso considerati dei pesi economici nelle Fondazioni lirico-sinfoniche di cui fanno parte: e infatti molti teatri tendono a ridurre o a chiudere definitivamente le compagnie di ballo come il Maggio, e come farà Verona. La Scala resta un baluardo con circa 70 stabili (ma Parigi, per dirne una, ne ha tre volte tanto), ma anche qui, come si vede, le situazione non è rosea. Per di più in un momento in cui lo scenario generale del teatro rischia di agitarsi da sé: i sindacati hanno infatti già chiesto alla direzione di aprire, come promesso, la trattativa per il nuovo contratto 2.0 che quantifichi, ad esempio, le indennità per la cessione dei diritti su internet. Fials, Cisl e Uil hanno scritto una lettera giovedì scorso, mentre la Cgil ha chiesto l'apertura della trattativa, ma intanto ha già proclamato lo stato di agitazione.