Ha una bellissima barba, Silvio Orlando, confida di vivere un periodo molto felice della sua vita, fatto di equilibrio straordinario, che lo indurrebbe a portare a teatro Scarpetta o Feydeau. "Ma in scena lavorerò in un testo che è di un’amarezza profonda, Lacci di Domenico Starnone, che lo stesso Starnone ha tratto dal suo omonimo romanzo pubblicato da Einaudi nel 2014. Un adattamento che sono riuscito a ottenere da un autore di cui ho affrontato in teatro e in cinema La scuola, uno scrittore cui chiedevo da 25 anni un altro lavoro, senza averne risposta, finché questo suo libro, Lacci, ha messo in mostra la vicenda giusta, adatta ad essere recitata dal vivo, di cui Armando Pugliese (nella foto insieme a Orlando), che già m’aveva diretto in Questi fantasmi di Eduardo, s’occuperà come regista".
Pugliese lo definisce una sinfonia del dolore… "Ha ragione. E io a mia volta lo sento radicale come un family night, una lunga notte (sgranata negli anni) della famiglia italiana che s’oppone al concetto falso del family day, dove tutto fra le pareti domestiche finisce a tarallucci, o con lo sguardo basso sul telefonino. Siamo in un ambito piccolo borghese, e abbiamo a che fare con generazioni degli anni Sessanta, con gente normale cui si squarcia il cervello, che non regge all’impatto con sentimenti centripeti e poi di colpo centrifughi, mentre s’è stretto un patto di ipocrisia che non resiste". Quanto conta l’ipocrisia in un rapporto? "È fondamentale, e il testo di Starnone lo dimostra. Non si può stare insieme senza essere in varia misura ipocriti. Su certe cose bisogna tacere. Il silenzio è l’unico rifugio nell’orrendo trantran quotidiano".
Che racconta in palcoscenico, Lacci? "Lui e lei si sono sposati presto, hanno avuto due figli, lui si è trasferito a Roma per insegnare, e a Roma ha conosciuto la libertà di innamorarsi di un’altra, la moglie reagisce, gli mette davanti le responsabilità verso i figli, gli pone in luce i lacci che uniscono l’uomo alla famiglia, e lui torna, scopre meglio di essere padre, rinuncia a quell’amore esterno, ma il paradiso non esiste, le nevrosi sì. In totale convivono ancora quattro treni che sotto lo stesso tetto non si incontreranno mai, pena la catastrofe". Una tomba del matrimonio, del rapporto tra genitori e figli… "La famiglia nasce da un patto economico, per non disperdere il patrimonio, ma metti le sbarre alle finestre, e ti chiudi dentro col tuo assassino".
In più, c’è il rapporto con la lingua teatrale di uno scrittore di romanzi. E qui risponde il regista Armando Pugliese. "La partitura è una narrazione a ritroso, con pezzi di senso inverso, blocchi dedicati a punti di vista diversi, monologhi, dialoghi, racconti, scontri. Questa lotta intima senza valori può far anche sorridere. A fatica coesistono il conservatorismo della moglie (Vanessa Scalera), l’aspirazione alla fuga del marito (Silvio Orlando), e la condizione di due figli cresciuti nel non-amore (Maria Laura Rondanini e Sergio Romano). Con in più un vicino osservatore (Roberto Nobile), e un giovane, Giacomo de Cataldo". Per il pubblico Lacci sarà una tragedia contemporanea, o una commedia con ragioni e torti scambievoli. Un prodotto della società Cardellino, che è di Silvio Orlando. Uno spettacolo che debutterà in rodaggio il 13 novembre a Tortona, facendo varie piazze fino al Bellini di Napoli (6 dicembre), al Franco Parenti di Milano (13 dicembre), al Piccolo Eliseo di Roma (25 gennaio)
Pugliese lo definisce una sinfonia del dolore… "Ha ragione. E io a mia volta lo sento radicale come un family night, una lunga notte (sgranata negli anni) della famiglia italiana che s’oppone al concetto falso del family day, dove tutto fra le pareti domestiche finisce a tarallucci, o con lo sguardo basso sul telefonino. Siamo in un ambito piccolo borghese, e abbiamo a che fare con generazioni degli anni Sessanta, con gente normale cui si squarcia il cervello, che non regge all’impatto con sentimenti centripeti e poi di colpo centrifughi, mentre s’è stretto un patto di ipocrisia che non resiste". Quanto conta l’ipocrisia in un rapporto? "È fondamentale, e il testo di Starnone lo dimostra. Non si può stare insieme senza essere in varia misura ipocriti. Su certe cose bisogna tacere. Il silenzio è l’unico rifugio nell’orrendo trantran quotidiano".
Che racconta in palcoscenico, Lacci? "Lui e lei si sono sposati presto, hanno avuto due figli, lui si è trasferito a Roma per insegnare, e a Roma ha conosciuto la libertà di innamorarsi di un’altra, la moglie reagisce, gli mette davanti le responsabilità verso i figli, gli pone in luce i lacci che uniscono l’uomo alla famiglia, e lui torna, scopre meglio di essere padre, rinuncia a quell’amore esterno, ma il paradiso non esiste, le nevrosi sì. In totale convivono ancora quattro treni che sotto lo stesso tetto non si incontreranno mai, pena la catastrofe". Una tomba del matrimonio, del rapporto tra genitori e figli… "La famiglia nasce da un patto economico, per non disperdere il patrimonio, ma metti le sbarre alle finestre, e ti chiudi dentro col tuo assassino".
In più, c’è il rapporto con la lingua teatrale di uno scrittore di romanzi. E qui risponde il regista Armando Pugliese. "La partitura è una narrazione a ritroso, con pezzi di senso inverso, blocchi dedicati a punti di vista diversi, monologhi, dialoghi, racconti, scontri. Questa lotta intima senza valori può far anche sorridere. A fatica coesistono il conservatorismo della moglie (Vanessa Scalera), l’aspirazione alla fuga del marito (Silvio Orlando), e la condizione di due figli cresciuti nel non-amore (Maria Laura Rondanini e Sergio Romano). Con in più un vicino osservatore (Roberto Nobile), e un giovane, Giacomo de Cataldo". Per il pubblico Lacci sarà una tragedia contemporanea, o una commedia con ragioni e torti scambievoli. Un prodotto della società Cardellino, che è di Silvio Orlando. Uno spettacolo che debutterà in rodaggio il 13 novembre a Tortona, facendo varie piazze fino al Bellini di Napoli (6 dicembre), al Franco Parenti di Milano (13 dicembre), al Piccolo Eliseo di Roma (25 gennaio)