'Conversazione su Tiresia', Camilleri al Teatro Greco di Siracusa - anteprima
"Ho trascorso questa mia vita a inventarmi storie e personaggi. L'invenzione più felice è stata quella di un commissario conosciuto ormai nel mondo intero" dice Camilleri. "Da quando Zeus, o chi ne fa le veci, ha deciso di togliermi di nuovo la vista, questa volta a novant'anni, ho sentito l'urgenza di riuscire a capire cosa sia l'eternità e solo venendo qui, solo su queste pietre eterne, posso intuirla". La figura di Tiresia, mitico indovino cieco, ha affascinato lo scrittore. Nella sua Conversazione (edita da Sellerio), Camilleri-Tiresia dialoga con Omero, Sofocle, Seneca, Dante, T.S. Eliot, Apollinaire, Virginia Woolf, Borges, Pound, Pavese, Primo Levi, così come con Woody Allen, che fa apparire Tiresia nel film La dea dell'amore, con Pasolini dell'Edipo Re. Camilleri è rock, è sulle note di The cinema show dei Genesis che si apre lo spettacolo.
foto di Lia Pasqualino
Siracusa, anche Zingaretti applaude la prova d'attore di Camilleri
"Vi auguro di rivederci tutti qui fra cent'anni". C'è tutta la straripante vitalità di Andrea Camilleri nella chiosa finale al suo monologo "Conversazione su Tiresia", che lo ha visto protagonista unico al teatro greco di Siracusa per la regia di Roberto Andò nell'ambito della stagione dell'Inda. Un excursus di un'ora e mezza sul mito di Tiresia, il profeta cieco citato da tantissimi poeti e scrittori come figura simbolo che Camilleri racconta a una platea di circa 4000 spettatori come una favoal senza tempo. E fra i quattromila accorsi ad applaudirlo c'erano anche i due commissari Montalbano, ovvero Luca Zingaretti, allievo di Camilleri all'Accademia d'arte drammatica, e Michele Riondino, ovvero "il giovane Montalbano". In chiusura, gli spezzoni dei film nei quali compare Tiresia, l'Edipo re di Pasolini, interpretato da Julian Beck, e "La dea dell'amore" di Woody Allen, in parte girato a Taormina. (foto di Maria Pia Ballarino e Franca Centaro)
Anche per il regista, come per gli spettatori, l'impatto emotivo è stato forte: "Mi è sembrato che ci fosse un'esperienza di testimonianza urgente per lui, la spinta e la molla per mettersi in ballo fisicamente è stata quella. Il suo è stato anche un saluto, e lo ha detto: il momento più emozionante era l'incontro col pubblico: 'Sono venuto qui - ha spiegato - perché qui ho sentito cos'è l'eternità'". "Mi ha arricchito lavorare con Andrea" continua Andò "perché è un uomo particolare, ha fatto il regista, ama il teatro, conosce gli attori come pochi. In Conversazione su Tiresia c'è l'eco dello spettatore Camilleri che si lega allo scrittore, scrive i romanzi pensando di raccontarli a qualcuno".
Camilleri in scena è un leone, lega passato e futuro, senza timore. "Io ci vedo un'urgenza, l'urgenza e la consapevolezza di essere un testimone" osserva Andò "con Tiresia, Camilleri ha avuto la capacità di tenere insieme l'eterno e l'umano attraverso una figura che li congiunge. Tiresia è un tramite, e ha il dono della profezia. È terribile conoscere il destino di ogni uomo. Andrea libera il concetto di vivere la profezia come una condanna, diventa quel personaggio. Il film che abbiamo fatto riesce a dar conto dell'emozione e restituisce il gigante che s'intrattiene col pubblico in ascolto. La sua diventa una vera conversazione. Non a caso ha scelto quella parola per il titolo".