Philippe Jaroussky, il controtenore diventato una star su YouTube: "La mia voce a metà tra uomo e donna, come un bambino"
Anna Bandettini
L'artista è Sesto in 'Giulio Cesare in Egitto' di Haendel, prerogativa dei castrati fino a questo momento. Francese, 41 anni, di cui già 20 di carriera, è anche il fondatore dell'accademia parigina per bambini
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L’equivoco è durato fin troppo a lungo: quando piuttosto che sentire un uomo cantare con la più limpida e immacolata delle voci femminili, si preferiva mettere in palcoscenico soprano, travestite a fare un condottiero. Oggi invece, e per fortuna, sono sempre più numerosi, e sempre più bravi, i controtenori, o contralististi o come si vogliono chiamare le voci maschili che hanno un naturale timbro femminile, assimilabili (ma i filologi storcerebbero il naso) ai castrati, le star del repertorio barocco, Scarlatti, Haendel, Moteverdi ecc prima che l’avvilente pratica dell’evirazione a fini artistici terminasse.
E un autentica scorpacciata di controtenori è il Giulio Cesare in Egitto di Haendel, un tempo appannaggio dei castrati, in programma alla Scala dal 18 diretto da Giovanni Antonini. Tre i protagonisti, Bejun Mehta nel ruolo del titolo, Christophe Dumaux in quello di Tolomeo e, nei panni del giovane Sesto, l’artista in questo momento più lanciato a livello internazionale, Philippe Jaroussky. Francese, 41 anni, divo su YouTube, atteso con il cofanetto Passion (Erato) una raccolta con tante collaborazioni che festeggia i 20 anni di carriera, fondatore di una accademia a Parigi per bambini, Jaroussky è un bel giovanotto radioso, aria da adolescente e gran chiacchierone dal timbro baritonale che cancella ogni dubbio. Come fa allora quando canta a trasformarla in una splendida voce femminile?
“Attraverso la tecnica. Per la voce tutti abbiamo due registri, di petto e di testa. Culturalmente gli uomini hanno più abitudine a sviluppare la voce di petto, le donne di testa. Ma alcuni uomini, come me, hanno più flessibilità e dunque più facilità a cantare col registro di testa. Il resto lo fa lo studio, la tecnica. Oggi il mio è il registro del mezzo soprano, con un colore più chiaro”. Maschile, femminile ha senso usarlo quando si parla di controtenori?
“Che dire? La voce di un castrato era molto più maschile della nostra; l’ultimo castrato, Alessandro Moreschi nell’ultima registrazione pare un Caruso più leggero. E così Marilyn Horne che è stata una grande voce del Rinaldo di Haendel: cantava in maniera più maschile di me. La voce di controtenore, lo ammetto, è una voce fra i due sessi, non è di uomo, né di donna, talvolta forse è di bambino e tocca il cuore proprio per questo. D’altra parte se penso ai miei amici controtenori sono tutti un po’ adolescenti”. Forse il successo dei controtenori dipende anche dal fatto che non sono più visti come un attacco alla virilità maschile, no?
“Sicuramente, anche perché da anni si è trasformata l’idea dell’uomo virile e dominatore. È accettato che l’uomo possa mostrare, non dico il suo lato femminile, ma più sensibilità sì. Non c’è più una sola maniera di essere uomo. E poi c’è la riscoperta della musica barocca. Oggi non c’è teatro d’opera che non abbia in cartellone Haendel, Monteverdi, Pergolesi, Vivaldi. Un repertorio importante che avevamo dimenticato. Poi se c’è ancora qualcuno a cui i controtenori non piacciono, non dobbiamo convincere nessuno se preferisce ascoltare le parti dei castrati eseguite dai soprani. Ciò che conta è che ci sono tantissimi nuovi cantanti che hanno degli acuti anche molto maggiori di me. Forse tra dieci anni ascolteremo un Flauto magico con una Regina della Notte controtenore”. Questo è anche il suo debutto scaligero. Paura?
“In questo momento il grande stress è cantare in italiano in Italia, essere cioè preciso nel dire il testo… In realtà sono molto contento. È anche la mia prima opera in Italia dove ho fatto invece molti concerti. Questo ruolo è perfetto per me, perché il colore della mia voce, che è chiarissimo, va bene per esprimere la giovinezza di Sesto. Lo vede così anche Robert Carsen, il regista, un figlio che diventa via via uomo, all’inizio quasi come un boy scout, un ragazzo che cerca il coraggio di vendicare il padre Pompeo ucciso da Cesare. Ma penso che sarà il mio ultimo Sesto”. La copertina del cofanetto 'Passion', raccolta per i 20 anni di carriera E perché?
“Perché non mi vedo cantare fino a 60 anni. Ero violinista e pianista e ho fatto il cantante, ora voglio dirigere. Tra tre anni, è già in calendario la mia prima direzione d’opera al Théâtre des Champs Elysées. Intendo cantare un po’ meno e fare cantare gli altri”.