Spettacoli

'Misery', il capolavoro di Stephen King (e di Rob Reiner) è a teatro: "Mette in scena il demone della creazione che tutto dona ma tutto vuole"

La sceneggiatura di William Goldman, tratta dal bestseller dello scrittore e e poi diventato il film di successo con Kathy Bates e James Caan, ora è uno spettacolo. Debutta il 26 ottobre al Teatro Due di Parma: sul palco Arianna Scommegna e Filippo Dini, che è anche il regista

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La cosa stupefacente di questo thriller modernissimo, sofisticato, una vera discesa nelle profondità dell’animo umano, è che lo puoi rileggere o rivedere dieci volte, e hai sempre paura, ti tiene sempre sulle spine, è sempre terrorizzante. Misery è il super-thriller di Stephen King dell’87 che nel 1990 è diventato un grande film di Rob Reiner dove Annie Wilkes, la psicopatica protagonista che tiene prigioniero e tortura lo scrittore Paul Sheldon (James Caan) perché continui a scrivere il suo romanzo, ha la faccia ordinaria e bonaria di Kathy Bates da Oscar.
 
Ora proprio la sceneggiatura di William Goldman, diventa uno spettacolo teatrale in tournée, Misery debutto dal 26 ottobre al Teatro Due di Parma, capofila di una coproduzione con il Teatro Nazionale di Genova e lo Stabile di Torino. Annie è la brava Arianna Scommegna e la sua 'vittima' è Filippo Dini che è anche il regista, tra i quaranta-cinquantenni più apprezzati dopo un emozionante Ivanov di Cechov o il Così è (se vi pare) di Pirandello dello scorso anno.


Dini, ha voglia di terrorizzare?
“La verità è che al di là della fortuna del film, la storia mi è sempre parsa girare intorno a un grande tema: il demone tirannico e folle della creazione che tutto dona, ma anche tutto vuole. Stephen King stesso lo ha confessato nella sua autobiografia: quando scrisse Misery era nel momento più alto del successo e più distruttivo per consumo di alcol e cocaina. Era sull’orlo dell’abisso. E la Annie del romanzo è come il successo, la droga che ti spinge a scrivere, ma insieme ti distrugge”.
 
E perché secondo lei l’arte, la creatività, è così legata ad aspetti autodistruttivi, a queste zone d’ombra pericolose?
“Forse perché l’atto creativo è una condizione di estasi e benessere che vuoi continuare a reiterare, come il piacere erotico. E se non riesci lo fai con l’alcol o la droga. Non credo sia però qualcosa che riguarda solo l’animo dell’artista, piuttosto è legato al desiderio e al suo raggiungimento. Annie è innamorata della protagonista di Misery e costringe Paul Sheldon a non farla morire, a farla vivere. Questa reiterazione è chiaramente legata a zone oscure del nostro animo. Ecco però queste sono le motivazioni, perché nel fare lo spettacolo non ho ceduto certo alla tentazione narcisistica di fare del romanzo di King una metafora. La messa in scena resta agganciata alla narrazione anche nei suoi momenti più di terrore”.
 
Farà paura come il film?
"È stato divertente escogitare trucchi per far paura, sì. C’è sangue, la pistola, le torture… Ho voluto che tutta la casa di Annie fosse su un girevole, una giostra che dà al mondo realistico dove i personaggi si muovono un senso di incubo nascosto. Arianna Scommegna poi, penso sia l’interprete ideale per restituire fanciullezza e ingenuità e anche il calore di questa donna che ama attraverso il furore, la rabbia, la psicopatia”.
 
A proposito di drammi mentali, quest’anno non si fa mancare niente, o no?
“Vero. In primavera al Franco Parenti di Milano metto in scena Locke il film di Steven Knight con Tom Hardy che si svolge tutto nell’abitacolo della Bmw del protagonista che vede la sua vita sgretolarsi. Ma il pezzo da novanta sarà questa estate a Parma l’Enrico VI di Shakespeare, tre testi da cinque atti l’uno che abbiamo ridotto a due spettacoli, con venti attori, musica dal vivo, battaglie e duelli... Una grande tragedia sul potere debole che genera sangue, o rancore, cattiveria, senso di sconfitta. Come in Italia”.