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Riccardo Chailly celebra Beethoven: "Esaltante per chi esegue e per chi ascolta"

Il maestro dirige le nove sinfonie per i 250 anni dalla nascita del compositore. Il tour europeo con la Filarmonica della Scala che culminerà il 1° giugno a Varsavia con la Nona per il centenario di Giovanni Paolo II
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Duecentocinquant'anni dalla nascita di Ludwig van Beethoven, e tutti a celebrarlo. Ma non è un ritorno di fiamma. Lui sta da sempre in repertorio. "Presentare le nove sinfonie, sebbene non sia una scoperta per il pubblico, fa succedere qualcosa di esaltante in chi esegue e ascolta: è come se le partiture si rinnovassero grazie proprio al percorso di riproposta integrale condotto ogni volta da orchestra e direttore". Parola di Riccardo Chailly, che con la Filarmonica della Scala questo cammino già l'ha cominciato al principio dell'autunno. Terminerà a giugno, dopo aver toccato anche altre sue pagine orchestrali. Alla Scala fino al 19 gennaio con Quinta, Ottava e ouverture di Egmon, poi subito in tournée: Colonia, Anversa, Essen, Parigi, a maggio Amburgo, Norimberga, Monaco, Friburgo. Il 1° giugno a Varsavia, dove la Nona solennizzerà il centenario di Giovanni Paolo II. "Ormai la Filarmonica, per profondità …
Duecentocinquant'anni dalla nascita di Ludwig van Beethoven, e tutti a celebrarlo. Ma non è un ritorno di fiamma. Lui sta da sempre in repertorio. "Presentare le nove sinfonie, sebbene non sia una scoperta per il pubblico, fa succedere qualcosa di esaltante in chi esegue e ascolta: è come se le partiture si rinnovassero grazie proprio al percorso di riproposta integrale condotto ogni volta da orchestra e direttore". Parola di Riccardo Chailly, che con la Filarmonica della Scala questo cammino già l'ha cominciato al principio dell'autunno. Terminerà a giugno, dopo aver toccato anche altre sue pagine orchestrali. Alla Scala fino al 19 gennaio con Quinta, Ottava e ouverture di Egmon, poi subito in tournée: Colonia, Anversa, Essen, Parigi, a maggio Amburgo, Norimberga, Monaco, Friburgo. Il 1° giugno a Varsavia, dove la Nona solennizzerà il centenario di Giovanni Paolo II. "Ormai la Filarmonica, per profondità del suono e grana timbrica, è riconosciuta all'estero come un'orchestra mitteleuropea", afferma Chailly, che la guida da un quinquennio. "Vuol dire che non è una novità sentirla eseguire Beethoven, oppure Brahms e Mahler. I tanti tour recenti e il Diapason d'or conferitole dalla critica francese lo dimostrano".

A ogni bacchetta queste sinfonie appaiono come una sfida. Per Chailly di più, dato che il suo Beethoven si distingue per filar via lesto come una Ferrari, talvolta mettendo a dura prova gli esecutori. Non si tratta di scelta arbitraria: è maturata in oltre mezzo secolo di frequentazione, dacché l'adolescente Riccardo, studente al Conservatorio di Perugia, si trovò alla testa di un gruppo di coetanei nella Prima sinfonia, ma siccome non c'erano musicisti a sufficienza, l'insegnante suonava al piano le parti degli assenti. "È il compositore stesso a provocare gli interpreti, ai quali richiede il coraggio di seguire i metronomi da lui indicati in partitura", spiega il maestro. Vale a dire che segna con esattezza la velocità spesso speditissima con cui il podio deve pilotare tutti. "Prima, solo alcune orchestre filologiche seguivano tali prescrizioni, anche perché un ensemble più piccolo consente maggior elasticità. Ma con orchestre moderne di un'ottantina di elementi, come fare? Certi momenti di Quinta e Ottava rasentano l'ineseguibilità, dato che nella musica di Beethoven è di continuo esacerbata la contrapposizione fra umano e metafisico, poesia e conflitto".

La soluzione al Gewandhaus di Lipsia, una decina d'anni fa. "In quell'orchestra, di cui ero direttore stabile, si tramandava dai tempi di Beethoven il modo di suonarne le sinfonie. Agli strumentisti ho spiegato la mia visione fondata sulla volontà dell'autore, e loro subito entusiasti. Ne è nata una registrazione divenuta punto di riferimento per alcuni". D'altronde la verità di Beethoven sta dentro il pentagramma. Il resto - sordità, spirito rivoluzionario, rapporto di amore e odio per Napoleone - resta confinato nell'aneddoto. "La sua grandezza è indipendente dal pensiero politico. Una genialità completamente inscritta nell'invenzione musicale, che trascende le vicende biografiche. Quindi al pubblico non è richiesto che di affidarsi all'emozione dell'ascolto". Infatti alcuni suoi temi sono sfruttati nella pubblicità o tramutati in techno music. "Qui Beethoven concorderebbe con Puccini, a cui piaceva sentir le proprie melodie portate in piazza dalle bande: le considerava un collante sociale fra persone diverse". E dell'Inno alla gioia della Nona promosso a inno d'Europa, che ne pensa Chailly? "La Nona raffigura un tragitto allegorico dal buio alla luce. L'Inno alla gioia segna il culmine di una scalata lenta, sofferta, verso l'assoluto. Perciò dal contesto non può essere estrapolato senza che se ne smarrisca il senso simbolico".