"Anche se il programma è stato fatto-e-rifatto più volte, ci abbiamo creduto sempre" dice anzi esulta il sindaco di Macerata Romano Carancini annunciando che il 18 luglio, con la prima rappresentazione del Don Giovanni di Mozart, lo Sferisterio aprirà regolarmente i cancelli.
"Estate 2020 - Sarà ancora Macerata Opera Festival" strilla la locandina della rassegna. Ridotti i titoli (dei tre previsti salta Tosca rimandata al 2022 ma rimane Trovatore di Verdi, diretto in forma di concerto da Vincenzo Milletari) il Mof 2020 di Barbara Mighetti, non rinuncia alla proposta di manifestazioni a corollario delle recite operistiche. Come Palco reverse (con Massimiliano Finazzer Flory, Laura Morante e Michela Murgia) e Contaminazioni (...MaC'eraTa...nta Voglia di Musica di/con Enrico Melozzi e Anastasio, Gino Paoli/Danilo Rea, alle nuove collaborazioni con Musicultura (recital di Simone Cristicchi, il ) e col Montelago Celtic Festival. Non si ferma neppure la capillare presenza in città che, fatte salve le restrizioni anti-assembramento, triplicherà la tradizionale Notte dell'opera grazie al sostegno di Banco Marchigiano Credito Cooperativo Italiano, Comune di Macerata e Confcommercio Marche Centrali. Senza dimenticare la danza (Meraviglia di Sonics) e la produzione di Bia. Un passo nuovo, una parola propria di ToTEAM, progetto vincitore del Concorso Macerata Opera 4.0 per il teatro musicale contemporaneo under35.
Come dopo il terremoto, ha ricordato Luca Ceriscioli presidente della Regione Marche, anche in questa emergenza il governo politico locale riparte sapendo che "elemento caratterizzante del territorio e della sua peculiare attrattiva turistica sono i festival culturali, e quindi anche lo Sferisterio". Tant'è che nonostante i dubbi e le incertezze della vigilia, "amici e mecenati del Mof non ci hanno negato il consueto sostegno morale e finanziario" ha confermato il sovrintendente Luciano Messi. Con effetti immediati sull'offerta: nonostante sia prevista la riduzione di due terzi del pubblico, il costo dei biglietti (la vendita inizia il 9 giugno) rimarrà invariato. Rispetto alla pianta consueta del pubblico, lo Sferisterio 2020 potrà ospitare non più di cinquanta appassionati sulla balconata-passeggiata superiore, non più di tre-quattro persone nei cento palchi monumentali, mentre la platea sarà ridisegnata potendo occupare una fila sì e una no (allo stesso modo le sedute saranno alternate). Anche in previsione d'una buca d'orchestra opportunamente allargata. "Saremo diversi ma gli stessi", pare la frase condivisa d'ordinanza. Lo dice la lettura del programma - in dettaglio su Sferisterio.it - lo ribadiscono Messi e Minghetti: concordi nel parlare di festival "in sicurezza, sostenibilità economica ed etica, sostanza artistica e tecnica, e senso: perché non è sufficiente avere le finanze a posto". Ma soprattutto nel pensare, con l'euforia ottimistica del pragmatismo operativo, che le difficoltà di quest'anno possono essere volte in vantaggio se creano occasioni di ripensamento e fanno scoprire nuove soluzioni di organizzazione del lavoro e artistiche.
Come l'invenzione scenica del Don Giovanni firmato da Livermore ormai abbonato alle inaugurazioni scaligere e neodirettore del Teatro Nazionale di Genova che radicalizzerà il progetto virtuale di D-Work collaudato l'anno scorso al Théâtre Antique per il festival Chorégies d'Orange. Il gigantesco videomapping spalmato con un articolato sistema di proiezioni sulla parete di fondo, per la prima volta 'animerà in tutta la sua paradossale e altrimenti indomabile superficie (18x90 metri) il muro dello Sferisterio. "Non sappiamo ancora esattamente a che disposizioni metriche dovremo conformarci a luglio, ma già ora lo spettacolo nasce per-e-con distanze ampie" assicura Livermore che l'ha progettato con Rudy Sabounghi e Antonio Castro. L'opera di Mozart è stata scelta anche perché impiega un'orchestra e un coro di dimensioni più agevolmente commisurabili alle distanze di sicurezza sanitaria. L'idea centrale dello spettacolo è raccontare il mito di Don Giovanni nel tempo: il viaggio sarà scandito dai mezzi di locomozione in palcoscenico: dalla carrozza con cavalli al taxi, quello newyorkese di Taxi Driver. Livermore che con questo allestimento esordisce allo Sferisterio - dirigerà per la prima volta Don Giovanni Francesco Lanzillotta, che ancora non ha deciso che tipo di distribuzione sarà scelta per l'orchestra - per ora non racconta di più ma non ha l'occasione per lanciare il suo ennesimo accorato e impetuoso grido di battaglia a favore della sollecita ripresa dello spettacolo dal vivo: "il teatro rende civile la società e solo la militanza della bellezza può 'sanificare' il clima torbido, razzista e decisamente allarmante del mondo di questi giorni". Con una certezza assoluta: "gli artista hanno sempre dovuto lottare contro le guerre, le censure e le pestilenze virali e ideologiche, e hanno sempre vinto":
"Estate 2020 - Sarà ancora Macerata Opera Festival" strilla la locandina della rassegna. Ridotti i titoli (dei tre previsti salta Tosca rimandata al 2022 ma rimane Trovatore di Verdi, diretto in forma di concerto da Vincenzo Milletari) il Mof 2020 di Barbara Mighetti, non rinuncia alla proposta di manifestazioni a corollario delle recite operistiche. Come Palco reverse (con Massimiliano Finazzer Flory, Laura Morante e Michela Murgia) e Contaminazioni (...MaC'eraTa...nta Voglia di Musica di/con Enrico Melozzi e Anastasio, Gino Paoli/Danilo Rea, alle nuove collaborazioni con Musicultura (recital di Simone Cristicchi, il ) e col Montelago Celtic Festival. Non si ferma neppure la capillare presenza in città che, fatte salve le restrizioni anti-assembramento, triplicherà la tradizionale Notte dell'opera grazie al sostegno di Banco Marchigiano Credito Cooperativo Italiano, Comune di Macerata e Confcommercio Marche Centrali. Senza dimenticare la danza (Meraviglia di Sonics) e la produzione di Bia. Un passo nuovo, una parola propria di ToTEAM, progetto vincitore del Concorso Macerata Opera 4.0 per il teatro musicale contemporaneo under35.
Come dopo il terremoto, ha ricordato Luca Ceriscioli presidente della Regione Marche, anche in questa emergenza il governo politico locale riparte sapendo che "elemento caratterizzante del territorio e della sua peculiare attrattiva turistica sono i festival culturali, e quindi anche lo Sferisterio". Tant'è che nonostante i dubbi e le incertezze della vigilia, "amici e mecenati del Mof non ci hanno negato il consueto sostegno morale e finanziario" ha confermato il sovrintendente Luciano Messi. Con effetti immediati sull'offerta: nonostante sia prevista la riduzione di due terzi del pubblico, il costo dei biglietti (la vendita inizia il 9 giugno) rimarrà invariato. Rispetto alla pianta consueta del pubblico, lo Sferisterio 2020 potrà ospitare non più di cinquanta appassionati sulla balconata-passeggiata superiore, non più di tre-quattro persone nei cento palchi monumentali, mentre la platea sarà ridisegnata potendo occupare una fila sì e una no (allo stesso modo le sedute saranno alternate). Anche in previsione d'una buca d'orchestra opportunamente allargata. "Saremo diversi ma gli stessi", pare la frase condivisa d'ordinanza. Lo dice la lettura del programma - in dettaglio su Sferisterio.it - lo ribadiscono Messi e Minghetti: concordi nel parlare di festival "in sicurezza, sostenibilità economica ed etica, sostanza artistica e tecnica, e senso: perché non è sufficiente avere le finanze a posto". Ma soprattutto nel pensare, con l'euforia ottimistica del pragmatismo operativo, che le difficoltà di quest'anno possono essere volte in vantaggio se creano occasioni di ripensamento e fanno scoprire nuove soluzioni di organizzazione del lavoro e artistiche.
Come l'invenzione scenica del Don Giovanni firmato da Livermore ormai abbonato alle inaugurazioni scaligere e neodirettore del Teatro Nazionale di Genova che radicalizzerà il progetto virtuale di D-Work collaudato l'anno scorso al Théâtre Antique per il festival Chorégies d'Orange. Il gigantesco videomapping spalmato con un articolato sistema di proiezioni sulla parete di fondo, per la prima volta 'animerà in tutta la sua paradossale e altrimenti indomabile superficie (18x90 metri) il muro dello Sferisterio. "Non sappiamo ancora esattamente a che disposizioni metriche dovremo conformarci a luglio, ma già ora lo spettacolo nasce per-e-con distanze ampie" assicura Livermore che l'ha progettato con Rudy Sabounghi e Antonio Castro. L'opera di Mozart è stata scelta anche perché impiega un'orchestra e un coro di dimensioni più agevolmente commisurabili alle distanze di sicurezza sanitaria. L'idea centrale dello spettacolo è raccontare il mito di Don Giovanni nel tempo: il viaggio sarà scandito dai mezzi di locomozione in palcoscenico: dalla carrozza con cavalli al taxi, quello newyorkese di Taxi Driver. Livermore che con questo allestimento esordisce allo Sferisterio - dirigerà per la prima volta Don Giovanni Francesco Lanzillotta, che ancora non ha deciso che tipo di distribuzione sarà scelta per l'orchestra - per ora non racconta di più ma non ha l'occasione per lanciare il suo ennesimo accorato e impetuoso grido di battaglia a favore della sollecita ripresa dello spettacolo dal vivo: "il teatro rende civile la società e solo la militanza della bellezza può 'sanificare' il clima torbido, razzista e decisamente allarmante del mondo di questi giorni". Con una certezza assoluta: "gli artista hanno sempre dovuto lottare contro le guerre, le censure e le pestilenze virali e ideologiche, e hanno sempre vinto":