Spettacoli

Carrozzeria Orfeo in scena con 'Miracoli metropolitani': "Razzismo e spazzatura, il vero virus siamo noi"

Dal 30 luglio in scena per il Napoli Teatro Festival lo spettacolo di Gabriele Di Luca. "Il nostro teatro s'interessa anche qui degli ultimi e dei perdenti che però fanno sorridere"

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È un iceberg ribattezzato "fatberg", è un blocco unto e rappreso di rifiuti di 130 tonnellate, che nel 2017 intasò la rete fognaria del quartiere londinese di Whitechapel, ostruendola di grasso, feci, salviette, condom, avanzi di pasti e schifezze varie, ad aver (in parte) ispirato l’apocalisse da inquinamento cui fa ricorso l’ultimo, il più catastrofico e anche il più politico spettacolo di Carrozzeria Orfeo, Miracoli metropolitani. Drammaturgia di Gabriele Di Luca, co-regista con Massimiliano Setti e Alessandro Tedeschi, sette interpreti, e quattro coproduttori (Marche Teatro, Teatro dell’Elfo, Teatro Nazionale di Genova, e Teatro Bellini), il lavoro debutta il 30 luglio al Napoli Teatro Festival.

"Mettiamo in gioco la nostra poetica in una sfida che ha dimensioni più complesse del solito - annuncia Gabriele Di Luca - e la fatalità ha voluto che il testo sia stato parzialmente scritto durante la quarantena, riproducendo un mondo chiuso in casa, non per il virus ma per un intasamento di spazzatura e acque nere, con le condutture che generano un’esondazione in una città del nostro centro-nord allagandola di escrementi. Se l’umanità è fisicamente e metaforicamente alla deriva, è perché la natura si ribella a decenni di abusi ambientali. Noi spiamo una delle risorse di sopravvivenza".

Miracoli metropolitani racconta l’operosa solitudine d’una comunità di rifugiati che, nella reclusione forzata, si dedica a un’attività. "In uno scenario di strade spaccate, di mobilità inaccessibile, di ristorazioni chiuse, di disoccupati e di messe che s’ascoltano in streaming, alcune persone al riparo d’uno scantinato gestiscono una cucina di cibo da asporto, sfornando piatti per chi ha intolleranze alimentari. Al nucleo che sta ai fornelli, costretto ogni sera a cucinare davvero (non mimando come in The Kitchen di Wesker), s’aggiunge un aspirante suicida, e il viavai delle consegne ai rider, vittime di un neo-schiavismo". Tre sono gli attori storici della compagnia, Pier Luigi Pasino, Beatrice Schiros e il co-regista Setti, cui s’affiancano Federico Gatti, Daniela Piperno, Federico Vanni e l’etiope Ambra Chiarello, in prova ora alla Corte Ospitale di Rubiera, per poi affrontare un mese d’allestimento ad Ancona.

"Il nostro teatro s’interessa anche qui degli ultimi, dei perdenti, dei mal sopportati che però fanno sorridere. Devono vedersela con ricette assurde, con menù europeo, asiatico e africano. Il profumo del mangiare arriverà al pubblico. C’è un calapranzi che farà pensare all’omonimo testo di Harold Pinter, e riferimenti a un esponente politico ostile agli aiuti agli immigrati, finché l’ascesa al potere della destra prefigurerà dittatura, deportazione, una nuova Shoah, in cui rischierà d’essere perseguitato il figlio albino della nostra interprete etiope".

Intanto dal 15 giugno è disponibile sulla piattaforma di Netflix il film Thanks for Vaselina sceneggiato e diretto nel 2019 da Gabriele Di Luca, con Carrozzeria Orfeo, Luca Zingaretti e Claudio Bigagli. E s’è avviato il concorso di scrittura teatrale aperto a tutti “Prove generali di solitudine” con i vincitori della prima fase (la cui parola chiave era “Contagio”): Francesco Michele Laterza, Chiara Bonome e Mattia Marcucci, Rodolfo Ciulla. "Anche nell’emergenza bisogna cercare d’essere propositivi".