Spoleto 63, le creazioni di Roberto Capucci portano in scena i colori dei sogni
Rodolfo di Giammarco
Quindici interpreti per gli aerei e onirici costumi del maestro della moda italiana sulle note di Beethoven. Con l'Orchestra del Teatro Carlo Felice diretta da Andrea Battistoni e le coreografie di Simona Bucci
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A introdurre un concerto in forma scenica evocando una fantasia floreale shakespeariana, a fare da maestro di cerimonie del debutto mondiale d'un incontro tra Beethoven e Roberto Capucci in piazza Duomo al 63mo Spoleto Festival, è un settantaquattrenne carismatico attore, danzatore e mimo giapponese, Hal Yamanouchi, artefice storico di dinamiche di scena proprie e di altri in varie opere liriche e spettacoli di prosa, qui indossante un soprabito che è un enorme bouquet di fiori. Scatta così un incantesimo tra composizione musicale e performance mimetica dotata di immaginifiche vestizioni.
Spoleto 63, le creazioni di Roberto Capucci diventano spettacolo
Con una storia, dietro. Dai quattrocento costumi finora ideati, disegnati e plasmati in bozzetti a uso teatrale da Roberto Capucci, autorevole stilista ora quasi novantenne, si potrebbe ricavare, sappiamo, un'ampia galleria d'arte moderna di abiti che parlano con la natura, con l'architettura, con la mitologia e con la visionarietà. Ne è stato almeno in parte testimonianza il repertorio di figurini strabilianti esposti nella mostra Capucci Dionisiaco. Disegni per il teatro che s'è tenuta nel 2018 a Palazzo Pitti di Firenze. Un passo ulteriore, colmo di fascinazioni creative, si deve ora a uno spettacolo ingegnosamente composito, Le creature di Prometeo. Le creature di Capucci, fondato, come suggerisce la prima parte del titolo, su una partitura di Ludwig van Beethoven che nel 1801 fu l'unica sua opera nata per il balletto, e, per iniziativa odierna del Teatro Carlo Felice di Genova condivisa da Daniele Cipriani e dal Festival, basata su un rilancio neo-coreografico dell'opera 43 beethoveniana con movimenti di Simona Bucci per 15 interpreti, tanti quanti sono gli strepitosi, aerei, onirici 'apparati' scelti nell'immenso portfolio di costumi di Capucci (di cui tre già mostrati a Firenze e dodici forgiati ora dalla sartoria Biagiotti). A strutturare, a scandire i temi di questo balletto in sicurezza, a occuparsi di Beethoven è l'Orchestra del Teatro Carlo Felice diretta da Andrea Battistoni.
(agf)
Il piacere della vista, davanti a una costruzione di passi, di gesta, di posture e di rappresentazioni di archetipi da sfilata materica e simbolica che questo accostamento "creaturale" ha suggerito, ha toccato inauditi e impensati vertici di inventività artistica e di nobiltà letteraria di segno, e solo per tentare vaghi raffronti potremmo citare le sfere, i cubi e le piramidi del Triadic Ballet del Bauhaus, o le modalità intemperanti del Fashion Freak Show di Jean-Paul Gaultier, due esempi anticonvenzionali proprio già ospiti del Festival di Spoleto, ma il pensiero va anche al guardaroba surreale di Lindsay Kemp e, per toccare canoni più diffusi, qui c'è un'alta definizione di alcuni aspetti estetico-favolistici del multicromatico Cirque du Soleil.
(agf)
Ma la sostanza dei sogni concepiti da Capucci scolpisce situazioni inarrivabili. Copricapi a forma di abat-jour, paramenti quasi sacrali, revers di cornucopie, modelli scheggiati e arcobaleno, gorgiere a disco volante, gonnellini plissettati e a sbuffo, cappellacci pirateschi o muniti di aculei, bracciali di perle, indumenti animaleschi o verde-clorofilla, spalline ricavate da maschere, corpetti infuocati, creste diaboliche, tutto è un raccontare un mondo di Salgari, di Verne, degli antichi greci e di insetti sontuosi di un futuro remoto. Non bastasse, c'è chi s'avventura da una finestra dell'adiacente Teatro Caio Melisso e si gettà giù con acrobazie flessuose. Non fosse tutto questo ancora abbastanza spettacolare, ecco gigantografie di dettagli ipercoloriti proiettarsi sulle pareti del teatro, creando più dimensioni, più illusioni, più potenze. Beethoven è stato festeggiato, non solo strumentalmente in modo egregio, ma anche funambolicamente, poeticamente, con abiti che hanno abitato quindici uomini attoniti, leggendari, irrituali. E la regia stilistica di questa "altra moda" è davvero di un coreografo di stoffe come Roberto Capucci.