Spettacoli

'La filosfia del boudoir' 

Biennale Teatro, la nuova generazione in scena

Fabio Condemi, Daniele Bartolini, Leonardo Lidi sono alcuni dei protagonisti del Festival in corso all'Arsenale fino al 25 settembre

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Viene voglia di dire andate a vederli. E magari azzardare: vi piaceranno. È la carica dei nuovi: registi e registe, attori e attrici teatrali, trentenni e giù di lì, che Antonio Latella - unico regista italiano tra i primi cinque nella selezione del Theatertreffen di Berlino - ha il merito di aver scelto alla fine del bel quadriennio di direzione della Biennale Teatro, in corso all'Arsenale fino al 25. Programmaticamente dedicata al teatro italiano meno visibile, "nascosto", "quel circuito off che nonostante le ristrettezze economiche eccelle per coraggio e idee" come dice Latella, il festival è infatti anche una interessantissima instantanea della nuova generazione (che si estende al pubblico), sfaccettata, ricca di differenze, libera dalla mancanza di speranza storica della precedente, curiosa, che non ignora il confronto con le radici dei classici, padrona delle convenzioni sceniche ma con gusto iconoclasta (un osservatorio di giornalisti stranieri deciderà per loro anche un premio).

Uno dei più promettenti è sicuramente Fabio Condemi, regista 32enne ferrarese, romano di formazione che prosegue nel confronto con i grandi romanzi di formazione, o "formazione alla rovescia" come dice, con uno spettacolo vietato ai minori (in linea col tema del festival che è "la censura") che girerà anche a Torino e Roma: La filosofia nel boudoir, lo scandoloso congegno narrativo del Marchese De Sade, pubblicato nel 1795, sull'educazione libertina, nella violazione di ogni tabù, della 15enne Eugénie da parte di Madame de Saint-Ange, l'amico Dolmancé e il giardiniere Augustin. Spettacolo ad alto rischio, anche se sarebbe dannoso farsi prendere da dilemmi morali davanti all'implacabile determinismo della natura di de Sade, ma Condemi non sbaglia niente: pur ridotti personaggi, dialoghi, dettagli sessuali e crudeltà varie, disegna una ferrea geometria delle passioni che non si abbandona mai a stereotipi. Come dice Latella è un regista "con una lucidità e un'onestà intellettuale che raramente si vede in un giovane" e va ringraziato per l'eccellente lavoro coi suoi bravi, coraggiosi attori, Carolina Ellero, Marco Fasciana, Candida Nieri, Gabriele Portoghese, Elena Rivoltini, cui aggiungere Fabio Cherstich per la drammaturgia dell'immagine.

Un antidoto al politically correct è anche The right way di Daniele Bartolini, performance sugli stereotipi razziali e di genere, tema trattato anche da Martina Badiluzzi, altra interessante protagonista, 32enne attrice, regista e coautrice con Margherita Mauro di The Making of Anastasia: dalla storia della donna che per una vita finse di essere la quartogenita dell'ultimo zar di Russia sopravvissuta alla Rivoluzione, Badiluzzi sviluppa un discorso sull'identità femminile che le cinque attrici proiettano su loro stesse, in una regia discontinua ma non semplificatoria.

'Pandora' 

Gli applausi più calorosi li ha raccolti il Teatro dei Gordi, scoperto dal Franco Parenti di Milano (da vedere il bellissimo Visite). Il loro Pandora è un atto senza parole: piccoli soprassalti, sguardi, travestimenti in un bagno pubblico rievocano con bella e ironica tensione tutta un'antropologia contemporanea. Drammaturgia senza parole anche quella di Fabiana Iacozzilli con Una cosa enorme, mentre ben diretto anche se un po' convenzionale il Fassbinder di I rifiuti, la città, la morte allestito dal 29enne Giovanni Ortoleva. Infine giovani di personalità e da tenere d'occhio: Leonardo Lidi (alla Biennale ha anche diretto Il lampadario di Caroline Baglioni), altro 32enne di talento scoperto da Latella con La città morta di D'Annunzio e il 28enne Leonardo Manzan che, due anni fa aveva entusiasmato con un Cirano hip hop e qui è tornato con Glory wall, sconfinamenti iconoclasti nella pornografia. Non solo quella del sesso.