Spettacoli

Emma Dante: "Chiudere cinema e teatri vuol dire fare una guerra contro la cultura"

Foto di Carmine Maringola 
La regista contro il Dpcm che impone un mese di stop al mondo dello spettacolo: "Siamo stati bravi a far rispettare le regole ed è così che ci ripagate?"
3 minuti di lettura
"Non si può stare zitti, qui c'è da diventare pazzi: questa ulteriore chiusura delle sale è una guerra, una guerra al nostro settore, ingiusta e ingiustificabile. E sì che i teatri e cinema, e lo dico a chiare lettere, sono sicuri quanto gli ospedali. Sono amareggiata, sto pensando a qualche azione pubblica per protestare. Sì, voglio pensare a qualcosa di forte nei prossimi giorni perché questa chiusura è una cosa che non posso che definire ver-go-gno-sa".
Emma Dante parla con una bella carica di rabbia e dispiacere. Voce intransigente, nobile, la regista ha una reazione condivisa da tanti nel mondo del teatro e del cinema, artisti, operatori, tecnici che hanno appreso oggi le disposizioni del nuovo dpcm come una doccia fredda: dopo il lockdown di primavera, cinema teatri e sale da concerto nuovamente chiusi da domani, 26 ottobre, al 24 novembre. Emma Dante, che da settimane e con successo aveva nelle sale il suo film, Le sorelle Macaluso, e in tournée la sua ultima regia teatrale Misericordia, giudica severamente questa nuova decisione del governo, contro cui sono già in rete una serie di appelli e anche l'Agis, l'associazione di categoria, avanza pesanti critiche chiedendo al ministro un tavolo di confronto per sostegni allo Spettacolo già duramente colpito. "Ti viene da pensare - dice con veemenza la regista - anche se non vuoi, che ci sia un attacco mirato a questo nostro settore, oppure una tale indifferenza e ignoranza sulle questioni culturali in questo paese che mi viene da vomitare. Quel che è certo è che è vergognoso che tutto venga accollato sulle spalle dei lavoratori dello Spettacolo".

Emma lei parla di "guerra contro il settore", un giudizio durissimo.
"Guerra sì, come altro definirla? Non sono una complottista, né una dietrologa ma decidere di chiudere è un attacco al settore che a questo punto mi pare mirato, sembra quasi rispondere a una strategia da parte di non so bene chi".

E a chi gioverebbe questa guerra?
"Non lo so, mi faccio mille domande. Forse giova ad alcuni teatri finanziati a cui conviene restare chiusi. Ma dall'altra parte io penso alla sorte dei piccoli teatri, delle compagnie indipendenti come la mia, ai lavoratori a partita Iva. Come potranno fare con un nuovo mese di stop? Pensavamo che fosse servita la bellissima, potente manifestazione dei cinquecento bauli in piazza Duomo per far capire che lo Spettacolo italiano rischia di finire in ginocchio e invece... E poi non capisco il governo".

Cosa esattamente?
"Come mai una settimana fa il ministro Franceschini assicurava che non ci sarebbero state chiusure nel nostro settore, tanto che tutte le sale hanno presentato le nuove stagioni, i cinema stavano programmando le nuove uscite, e dopo tre giorni arriva questo decreto?".

Lei ha girato cinema per il suo film e teatri con lo spettacolo: come ha trovato la sicurezza sanitaria nelle scorse settimane?
"Perfetta. La mia sensazione è che i teatri siano sicuri quanto gli ospedali: ingressi e uscite regolati, pubblico distanziato una poltrona sì e tre no, la temperatura monitorata a tutti, dispenser e gel disinfettanti nei foyer e non dimentichiamo che a teatro gli spettatori hanno la mascherina e non parlano, stanno zitti, con meno dispersione nell'aria dei germi. Ci siamo anche presi la benedizione di far sparire le tossi in platea dove di solito senti colpi vari di tosse, non ce n'era più nemmeno uno. Ad attori e attrici vengono regolarmente fatti i tamponi".

E allora dov'è il pericolo?
"Appunto. Per questo dico che è una guerra. E guardi che anche il pubblico sapeva che non c'era pericolo ed era nelle sale, perfino, come è capitato per il mio film, quelle in cui era spenta l'aria condizionata per motivi di sicurezza. Mi chiedo perché i direttori e i sovrintendenti non scendono in piazza a esprimere la loro indignazione, perché non alzano la loro voce e dicono: noi siamo stati bravi ed è così che ci ripagate?".

Il ministro Franceschini in un tweet giustifica la chiusura con un "prima la salute".
"Bisogna cominciare a rispondere che i teatri e i cinema e i luoghi dell'arte sono importanti come i supermercati che vendono il pane. Sono luoghi in cui la comunità ritrova se stessa e fossero aperti anche solo per due spettatori, l'esperienza che si vive lì, sarebbe una benedizione per l'intera collettività".

Lei che spettacoli aveva in scena?
"Misericordia era in tournèe ma soprattutto stavo facendo le prove per Pupo di zucchero, il nuovo spettacolo. La compagnia ed io abbiamo fatto i tamponi e siamo negativi, che fare? Possiamo continuare a lavorare o no? Come comportarci? Chiudere i teatri vuol dire chiudere al pubblico, ma anche a chi lavora? Finora nessuno ce l'ha detto. In compenso leggiamo che i ristoranti possono restare aperti fino alle 18 e anche la domenica. E i teatri allora? Non potrebbero fare le matinée?".

Come vede i prossimi mesi?
"Sarà dura. I fondi di emergenza sono elargiti ai teatri che poi finiscono per pagare la gente a casa e creare una specie di pachiderma, mentre non tutte le compagnie riusciranno a essere salvate. E chi governa si è dimostrato totalmente incapace. Perché questa estate, quando abbiamo visto la gente in discoteca, non hanno pensato di costruire altri ospedali d'emergenza per le terapie intensive così non saremmo arrivati all'allarme di oggi? Meglio scaricare la propria inefficienza sui più fragili, i più deboli, cioè su noi artisti, o no?".