Gigi Proietti, il debutto al Teatro Tenda e il successo di 'A me gli occhi, please'
di
Rodolfo di Giammarco
Era il 1976 quando viene chiesto all'attore di riempire un buco nel calendario: nasce così lo spettacolo che ha poi portato in scena per tutta la vita. Tra il pubblico in quella prima edizione Fellini, e poi Mastroianni, Vitti e Gassmann per festeggiare gli 80 anni di Eduardo
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La fortuna clamorosa, immensa e genetica di A me gli occhi di Gigi Proietti, col sostegno di quel singolare 'dramaturg' d'allora che era Roberto Lerici, inizia sotto uno chapiteau. Un tendone rosso e blu, di quaranta metri per trenta, con capienza di 2200 posti tra gradinate e sedie di platea, biglietti a duemila lire, senza prenotazioni né posti numerati. Mentre gli italiani affrontano le stagioni politiche e della lotta armata degli anni di piombo, mentre la strategia della tensione è in pieno corso, all'epoca si discute animatamente di un nuovo e più civile, più ravvicinato rapporto tra cultura sociale e cittadino. Nasce la prospettiva di far ricorso a un decentramento teatrale, e su idea dell'impresario Carlo Molfese già nel 1973 prende piede a Roma l'attività di un tendone da circo itinerante nelle periferie della Capitale.
Dopo un avvio a base di varietà e commedia che coinvolge Pippo Baudo e Lino Banfi, dopo uno spettacolo con Aldo Fabrizi, dopo l'aver chiamato in causa Dario Fo e il suo Mistero buffo, dopo il Masaniello di Elvio Porta e Armando Pugliese, il Teatro Tenda smette la sua avventura errabonda e s'instaura in piazza Antonio Mancini nel quartiere Flaminio. È lì, alla fine del 1976, dopo l'exploit intellettuale e tranchant di Carmelo Bene (con cui Gigi ha appena finito di condividere La cena delle beffe da Sem Benelli) in Faust - Marlowe burlesque diretto da Aldo Trionfo, che Gigi Proietti riceve da Molfese la proposta di esibirsi nel tendone. Gli si chiede di coprire uno spazio di calendario lasciato improvvisamente vuoto da Irene Papas che avrebbe dovuto fare Medea e che all'ultimo momento ha dato forfait.
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Proietti ha da poco ridebuttato in un teatro piccolissimo di Sulmona, nella rete dello Stabile dell'Aquila, con un nuovo montaggio di alcuni testi precedentemente pensati per Fatti e fattacci, ai quali stavolta s'aggiungono tanti altri inediti materiali, una contaminazione di teatro popolare e teatro colto. Hanno da poco escogitato un pezzo, lui e Lerici, su un prestigiatore che, abbandonato dalla sua assistente, cerca di salvare la faccia e dice al pubblico "Ora pronuncerò la fatidica frase 'A me gli occhi'. Anche se non saprei cosa farmene dei vostri occhi". La frase viene promossa a titolo. Per suscitare curiosità su una montagna di cose slegate, uno sfogo d'attore, una preghiera di Jules Laforgue, una satira, un fattaccio romanesco, una canzone blues, un repertorio adrenalinico alla fine del quale Gigi, già nella tournée abruzzese dello show, è distrutto, sudato, fradicio. Ma felice. Si convince a portare questo spettacolino al Teatro Tenda.
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La sera della prima c'è una fila lunghissima di spettatori, dall'ingresso della struttura fino al Tevere. Repliche fino al 1978 (e poi per sempre), per cinquecentomila persone, giovani, intellettuali, famiglie, pullman da altre città. Presto al titolo è aggiunto un 'please', perché suoni meno perentorio. La Tenda è una specie di oasi, mentre fuori dal teatro, in quegli anni, s'è detto, esplodono bombe. Il gesto politico di A me gli occhi, please consiste nel mescolare gli stili alti e bassi, nell'alternare la satira sugli attori brechtiani a un brano come Il Partigiano in versi romaneschi dove un padre morto in guerra compare in sogno al figlio iscritto al Pci e gli chiede se il popolo comanda. Federico Fellini va una decina di volte a vedere il fenomeno di Gigi alla Tenda. Giulio Argan, sindaco di Roma, accompagna allo spettacolo personalità delle ambasciate. In prima fila una sera del 1977 c'è Eduardo De Filippo che in camerino dice a Proietti "Anch'io da ragazzo facevo queste cose. Bravo, finalmente c'è qualcuno che continua". Al Tenda s'organizzano anche, poi, i festeggiamenti per gli ottant'anni di Eduardo, con Mastroianni, Gassman, Vitti e tanti artisti, e Proietti concorda con l'autore ottuagenario che dirà la sua poesia 'O paese 'e Pulicenella. Chissà che avrebbe detto, oggi, Eduardo, per gli ottant'anni del caro Gigi Proietti.