Francesco Meli, voce del mondo. "I miei acuti arrivano in Giappone"
di Anna Bandettini , di Anna BandettiniNon c’entra la musica, ma la fama: una casa vinicola del veronese gli ha dedicato due tipi di vini che adesso si chiamano Melincanto e Melidivino e lui è Francesco Meli, genovese, classe 1980, star internazionale tra i tenori di oggi: “un mio erede” ha detto Placido Domingo. “Ne sono onorato, ma sono successi che io vivo con semplicità”, confessa dalla casa di Genova il “tenore verdiano” come ormai è famoso a Vienna, Salisburgo, Londra, New York , Chicago. Nemmeno la pandemia lo ha fermato: reduce da due settimane di trionfi in Giappone “dove i teatri sono aperti e affollati”, ha inaugurato da direttore il 22 l’accademia di alto perfezionamento per cantanti lirici al Carlo Felice di Genova; poi il 24 sarà alla Scala per un recital in streaming e il 27 marzo, sempre in streaming, sarà al Massimo di Palermo diretto da Riccardo Muti, il Maestro a cui deve tutto, dopo che lo sc…
Non c’entra la musica, ma la fama: una casa vinicola del veronese gli ha dedicato due tipi di vini che adesso si chiamano Melincanto e Melidivino e lui è Francesco Meli, genovese, classe 1980, star internazionale tra i tenori di oggi: “un mio erede” ha detto Placido Domingo. “Ne sono onorato, ma sono successi che io vivo con semplicità”, confessa dalla casa di Genova il “tenore verdiano” come ormai è famoso a Vienna, Salisburgo, Londra, New York , Chicago. Nemmeno la pandemia lo ha fermato: reduce da due settimane di trionfi in Giappone “dove i teatri sono aperti e affollati”, ha inaugurato da direttore il 22 l’accademia di alto perfezionamento per cantanti lirici al Carlo Felice di Genova; poi il 24 sarà alla Scala per un recital in streaming e il 27 marzo, sempre in streaming, sarà al Massimo di Palermo diretto da Riccardo Muti, il Maestro a cui deve tutto, dopo che lo scelse,ventitreenne, ancora allievo del Conservatorio “Paganini”, per i Dialoghi delle carmelitane alla Scala e dal 2012 all’Opera di Roma per i grandi titoli verdiani.
Meli, in Giappone ha ritrovato il pubblico dal vivo. Che impressione le ha fatto?
“E’ stato grandioso, anche se il pubblico non poteva urlare, né acclamare, ma solo applaudire. Lì i teatri sono pieni, non capisco perché da noi siano ancora chiusi”.
Lei però è stato contagiato lo scorso ottobre proprio quando era alla Scala per Aida.
“Sì, ma chi può dire dove mi sono contagiato? Magari al bar o in albergo. Sono stato fortunato col Covid: è durato 15 giorni e ho avuto solo la perdita dell’olfatto”.
Nessun problema con la voce?
“Assolutamente no. Forse perché per me la musica è qualcosa di naturale. Fin da ragazzo non mi ha spinto nessuno. Sì, mio padre ascoltava la classica, ma la passione era tutta mia. A otto anni, ascoltavo le cassette di Pavarotti in un walkman che mi aveva regalato mio nonno. Poi ho studiato pianoforte e verso la maturità ho capito che volevo cantare”.
E con gli acuti che rapporto ha?
“Di amore e odio, come tutti i tenori. Preferisco che si ometta un acuto piuttosto che sottovalutare il fraseggio, ma poi, ovvio, l’acuto è galvanizzante. Nelle mie 60-70 recite del Trovatore “Di quella pira...” l’ho fatta con tutti gli acuti e così Ernani, Rigoletto, Aida. Riccardo del Ballo in maschera è il mio preferito, impegnativo ma bellissimo, con tanti acuti”.
Ora li insegnerà anche ai suoi allievi dell’Accademia?
“Dell’accademia ne parlavamo da tanto con il sovrintendente del Carlo Felice, Claudio Orazi: un luogo per il futuro del bel canto. Lavoreremo su L’elisir d’amore. Io sono portato per l’insegnamento: oltre alla tecnica ho questa dote di capire il fraseggio. In più il Carlo Felice è il mio teatro, dove ho mosso i primi passi come spettatore e come solista".
C’entra anche Genova?
“Sì. Ci ho trascinato mia moglie, Serena Gamberoni, anche lei cantante, che è di Rovereto. Genova è Genova. Piccola e grande, in pochi minuti sei coi piedi nel mare e a 800 metri di altezza. Verdi ha vissuto qui meta della sua vita, c’è stato Stradella, Mercadante. E poi i cantautori”.
Il suo preferito?
“A me piace Fabio Concato che non è di Genova. La musica mi piace tutta, vivo in una casa piena di musica: mio figlio suona il violoncello, mia figlia fa musica leggera, il piccolo il pianoforte..”.
Parliamo delle sue scadenze?
“Ho appena registrato al Carlo Felice la Messa solenne di Mercadante, interessante perché, ritrovata in un palazzo nobiliare genovese, scritta su commissione, fu eseguita solo una volta nel 1868, con un organico solo maschile perché nell’800 in chiesa le donne non potevano cantare”.
Poi il 24 torna alla Scala.
“Con Maria Agresta faremo duetti e arie che non ho mai eseguito: Otello, La battaglia di Legnano, Manon, Andrea Chenier diretti da Nicola Luisotti. E il 27 al Massimo di Palermo canterò nel Requiem di Verdi con il maestro Muti, con cui andrò in Giappone e a giugno all’Arena di Verona, Radames per l’Aida del150esimo. Il sogno? Fare i Pagliacci al Carlo Felice che era saltato a dicembre col pubblico. Sarebbe il segno che il peggio è passato”.