David Byrne tenta il miracolo e riporta a Broadway 'American Utopia'
di Filippo Brunamonti , di Filippo BrunamontiNew York – “Nella mia vita ho fatto cose che non avrei mai immaginato di fare. Tranne mettermi a nudo. Ora è arrivato il momento”. Ci aveva accolto con queste parole all’anteprima del suo show nell’ottobre 2019. Chissà se la penserà ancora così, David Byrne, ex leader dei Talking Heads, quando riporterà a Broadway il suo album solista American Utopia nel settembre 2021, per 17 settimane. Broadway, il simbolo della resilienza newyorchese che nella stagione pre-Covid incassava 1,8 miliardi di dollari, con un pieno di patron e sponsor, oggi stenta a garantire copertura sanitaria a tecnici e attori. In autunno, quando la maggior parte dei teatri in città riapriranno, l’utopia americana di cui parla Byrne - un inno alla performance dal vivo - avrà del miracoloso, visto il distanziamento sociale e tutte le misure standard che rendono complicatissima la messa in scena.
Il musical è composto da Byrne …
New York – “Nella mia vita ho fatto cose che non avrei mai immaginato di fare. Tranne mettermi a nudo. Ora è arrivato il momento”. Ci aveva accolto con queste parole all’anteprima del suo show nell’ottobre 2019. Chissà se la penserà ancora così, David Byrne, ex leader dei Talking Heads, quando riporterà a Broadway il suo album solista American Utopia nel settembre 2021, per 17 settimane. Broadway, il simbolo della resilienza newyorchese che nella stagione pre-Covid incassava 1,8 miliardi di dollari, con un pieno di patron e sponsor, oggi stenta a garantire copertura sanitaria a tecnici e attori. In autunno, quando la maggior parte dei teatri in città riapriranno, l’utopia americana di cui parla Byrne - un inno alla performance dal vivo - avrà del miracoloso, visto il distanziamento sociale e tutte le misure standard che rendono complicatissima la messa in scena.
Il musical è composto da Byrne - capello argento fuso, movimenti da falconiere - e undici artisti misti (cantanti, musicisti, danzatori), anche loro in grigio, scalzi sul palco occupato semplicemente da braccia e gambe che sembrano un arabesco, un ricamo di libertà. Un mondo con cui l’Hudson Theatre, 961 posti e biglietti che toccano i 649 dollari, dovrà subito fare i conti per mettere tutti nelle condizioni di ballare e farsi trascinare. Al collaudo, intanto, pensa il regista Spike Lee: dopo aver girato i festival del cinema, da Toronto a New York, il suo documentario è disponibile in streaming su HBO e racconta American Utopia con occhi nuovi. Gli occhi di un David Byrne bambino. Non a caso, il critico del New York Times Ben Brantley non è stato l’unico ad accostarlo al presentatore in cardigan Fred Rogers dello show per ragazzi Mister Rogers’ Neighborhood. “Nell’86 vidi She's Gotta Have It, il primo ‘Spike Lee Joint’, un’ispirazione” racconta il cantautore di origini scozzese, 68 anni. “Sentivo che al debutto dietro la macchina da presa non si nascondeva un filmmaker, ma un visionario. Aveva un’energia tutta sua, la troupe lavorava per una causa personale. Non c’era traccia di un sistema che dicesse loro come si gira o cosa si deve fare. Si respirava aria di indipendenza”.
È da questo colpo di fulmine che nasce l’improbabile intesa tra David Byrne e Spike Lee, uno con la chitarra in mano già nel leggendario rock club CBGB nel ’75, l’altro folgorato da Stranger Than Paradise di Jim Jarmusch. Hanno costruito insieme il film concerto che scava sul senso dell’unione, la protesta contro le ingiustizie e la celebrazione della vita, con in testa due punti di riferimento: Bertolt Brecht e il senso dell’essenziale. Zero cavi sotto i riflettori e crew ridotta all’osso, quasi a riportarci nel vecchio vibe del Lower Manhattan; Byrne pagava cento dollari di affitto in un loft su Chrystie Street e si manteneva facendo la maschera. “Vivevo con poco, sognando, sognando sempre”. Apre lo spettacolo seduto dietro un tavolo da gioco, reggendo un modellino di cervello umano; lancia riflessioni sul significato del sentirsi connessi e sull’involuzione dell’acume e del discernimento in età adulta, mentre lo raggiungono di lato le co-star, sempre in uniforme grigio, chitarre e percussioni: venti canzoni, dai classici dei Talking Heads all’ultimo lavoro solista.
Un motivo ossessivo ritorna spesso, ed è il concetto di "casa". Dagli spiriti accoglienti di Everybody's Coming to My House ai “Three hundred, sixty five degrees” di Burning Down the House. Funk e art-rock hanno popolato il suono dei Talking Heads ma, quando assistiamo al dietro le quinte dello show a Broadway, il messaggio del frontman è chiaro: la politica prima del rock. Durante le prove Byrne canta Here, dall’album American Utopia: “Here is a region that continues living, even when the other sections are removed. Raise your eyes to one who loves you, it is safe right where you are…”. Due ballerini lo seguono come ombre: un uomo bianco dai capelli rosso fuoco e una donna black con delle lunghe trecce. Seguono il loro profeta fino all’eplosione di Lazy, il beat che cresce con i membri della band in scena, indemoniati, tribali, accesi. Introspezione da coreografare con luci al minimo e un senso di fallibilità che nel tour dei Talking Heads, Stop Making Sense, catturato dal regista Jonathan Demme nel film del 1984, non trovavano corpo. Qui, le coreografie di Annie-B Parson (collaboratrice di Ivo van Hove e David Bowie) gettano il pubblico in una nuvola di gioia e surrealismo. “Non siamo collegati, siamo sciolti” dice Byrne. “Ecco di che cosa parla questa performance”.
Dall’autopsia amletica al cervello di plastica, a inizio concerto, alla canzone di protesta Hell You Talmbout, l’encore finale dell’American Utopia Tour, presa in prestito da Janelle Monáe e i membri del collettivo Wondaland. È il punto di incontro tra Spike Lee e David Byrne. I nomi di Ahmaud Arbery, Breonna Taylor, George Floyd e di tutti i Black Americans uccisi dalla polizia si sganciano dal dialogo tra Byrne e i suoi collaboratori, per toccare il pubblico, dritto al cuore. Per connettersi con noi. Proprio come un altro re di Broadway, Bruce Springsteen, due stagioni fa, aveva fatto armato di chitarra acustica, ricordandoci cosa significa davvero essere ribelli.