Barberio Corsetti-Miyagi, il teatro corre tra Italia e Giappone
di Rodolfo di Giammarco , di Rodolfo di GiammarcoA 10.000 chilometri di distanza, Giorgio Barberio Corsetti è il regista riallestitore di una sua Opera da tre soldi di Brecht che Satoshi Miyagi, il direttore artistico del nipponico World Theatre Festival di Shizuoka, ha programmato per sabato 24 e domenica 25 aprile nel palcoscenico all'aperto del Sumpujo Park di Shizuoka, con una compagnia integralmente formata da interpreti del Giappone, e con un testo che è in stile poetico giapponese più inserti rap. Il tutto in una condizione pandemica locale piuttosto analoga a quella europea. Il nostro artista e il suo collega asiatico si conoscono da oltre sei anni, dal Festival di Avignone. Il loro dialogo ci aiuta a mettere a confronto il teatro italiano (in procinto di riaprire dal 26 aprile) con scenari, situazioni ed emergenze del mondo dello spettacolo giapponese.
"Nel 2014, mentre io debuttavo nella Corte d'Onore d'Avignone con Il Principe di Homburg di Kleist dirigendo attori francesi - ricorda …
A 10.000 chilometri di distanza, Giorgio Barberio Corsetti è il regista riallestitore di una sua Opera da tre soldi di Brecht che Satoshi Miyagi, il direttore artistico del nipponico World Theatre Festival di Shizuoka, ha programmato per sabato 24 e domenica 25 aprile nel palcoscenico all'aperto del Sumpujo Park di Shizuoka, con una compagnia integralmente formata da interpreti del Giappone, e con un testo che è in stile poetico giapponese più inserti rap. Il tutto in una condizione pandemica locale piuttosto analoga a quella europea. Il nostro artista e il suo collega asiatico si conoscono da oltre sei anni, dal Festival di Avignone. Il loro dialogo ci aiuta a mettere a confronto il teatro italiano (in procinto di riaprire dal 26 aprile) con scenari, situazioni ed emergenze del mondo dello spettacolo giapponese.
"Nel 2014, mentre io debuttavo nella Corte d'Onore d'Avignone con Il Principe di Homburg di Kleist dirigendo attori francesi - ricorda Barberio Corsetti, attuale consulente artistico del Teatro di Roma - nella Cava di Boulbon del Festival c'era Miyagi con la sua messinscena del Mahabarata. Era un momento reso molto difficile dagli scioperi dei teatranti in difesa del sistema francese degli Intermittents. Avevamo continue notizie dei nostri lavori, e nacque una reciproca stima. Nel 2018 Miyagi mi ha invitato al Festival di Tokyo per occuparmi di un'Opera da tre soldi con cast giapponese da allestire in una piazza della città. Ho scoperto che lui era un allievo di Suzuki, un grande maestro nipponico che mi aveva voluto due volte al Festival di Toga".
"Ho conosciuto Barberio Corsetti già al Festival di Toga, seguendo poi i suoi spettacoli anche alla Comédie-Française di Parigi, ma la memoria va al 2014 di Avignone - condivide Satoshi Miyagi (Electra nel 1995 e Antigone nel 2004 a Delfi, Medea nel 2001 al Vascello di Roma, altra Antigone buddista nel 2017 ad Avignone, Révélation nel 2018 a Parigi) - e tra assemblee, annullamenti e bufere lui aveva dimostrato un perfetto rapporto con la sua compagnia. Da straordinario regista. Lo volli quattro anni dopo al Tokyo Festival, per un allestimento nel parco davanti alla stazione di Ikebukuro, il progetto principale del calendario. E ora ho messo in programma a Shizuoka una riedizione di quell' Opera da tre soldi perché in tempi di Covid avere un successo già rodato, un impianto riproponibile e quasi l'intero cast ancora a disposizione è una bella risorsa".
Siamo a Brecht nel Sol Levante, nella versione di Corsetti del 2018 e nel re-editing d'adesso. Uno sconfinamento tra culture, modalità, tradizioni e relativi protocolli.
"L'ambientazione è stata contemporanea fin dal primo allestimento, con costumi realizzati dallo stilista giapponese Kazuhiro Sawataishi e con contaminazioni classiche nipponiche - precisa il nostro regista - Gli attori cantano e recitano in uno scatenamento fisico, comico e tragico, con grande ironia. Ora devono stare in scena con la mascherina. Se fossi andato per la rimessa in prova, avrei dovuto fare due settimane di quarantena, ma ora per me c'è anche l'impegno dell'imminente programmazione dal vivo all'Argentina della Metamorfosi di Kafka. La soluzione per la compagnia giapponese è stata trovata con un nuovo rodaggio seguito su Zoom, dove Miyagi ha operato in completa sintonia con me, e la mia interprete mi ha fatto seguire le battute in italiano riga per riga. C'è la volontà di superare qualunque ostacolo. Lo spettacolo andrà regolarmente in scena al tramonto del 24 e del 25, nel parco, davanti a una tribuna che ospiterà ogni giorno 230 spettatori distanziati. I posti sono tutti esauriti da tempo".
"In Giappone un mese fa i contagi erano diminuiti, e le restrizioni erano venute meno. Poi però s'è ridiffusa una pericolosa variante, con nuovi obblighi, chiusure anticipate di negozi e ristoranti, e un ritorno a un forte rigore nei teatri che però all'aperto funzionano - spiega Miyagi - Per fortuna s'è rilevato che il virus non si trasmette quando il pubblico calza la mascherina. Noi dello Shizuoka Performing Arts Center induciamo anche gli artisti in scena a mettere la mascherina durante lo spettacolo. Programmiamo soltanto lavori all'aperto. Gli attori e gli spettatori si tutelano, i primi con tamponi e eventuali immediate interruzioni del lavoro, ed entrambi facendo uso sempre di mascherine. Considerando che nell'antica Grecia le tragedie venivano rappresentate da attori con 'maschere' e all'aperto, si può dire che inaspettatamente, con la pandemia del Covid, il teatro antico è ritornato alla vita nel nostro tempo. Nella sofferenza, ci si accorge dell'aspetto davvero tenace del teatro".
In materia di drammaturgia contemporanea, è interessante il punto di vista giapponese che Miyagi espone a Barberio Corsetti e a noi.
"L'obiettivo di un teatro odierno dovrebbe essere quello di non dividere la società. A Tokyo si è creata una scissione tra 'chi va a teatro' e 'chi non ci va mai'. I nostri teatri tendono purtroppo a recintare la propria audience, e a farle comprare biglietti costosi. Ma così il teatro diventa cultura per gente agiata, e sempre meno spettacolo comprensibile e alla portata di tutti. D'accordo, il mondo è complesso, e dovrebbe essere complessa anche la sua rappresentazione, e un eccesso di semplificazione sembra soddisfare una politica populista. Ma l'ideale sarebbe appunto un lavoro complesso che susciti l'interesse di molti, dove anche i non habitués del teatro trovino qualcosa che abbia a che fare con le loro vite, senza avvertire una sorta di rifiuto per chi non è all'altezza d'un livello intellettuale. Ecco, questo tipo di Opera da tre soldi costruita da Corsetti crea una comunicazione elevata percepibile, secondo me, da chiunque".