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Asmik Grigorian: "La mia voce ribelle per svecchiare il melodramma"

Soprano di fama mondiale, protagonista di 'Salome' ed 'Elektra' in onda il 28 e il 29 aprile su Rai 5
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È un tipo formidabile la lituana Asmik Grigorian, amazzone del palcoscenico di beltà tutta contemporanea. Un piglio guerriero convive in lei con un'allure intensamente femminile. Ha la sfrontatezza di una giovane donna del terzo millennio, estranea a languidi romanticismi. La sua voce sopranile è magnetica nell'impatto e nel timbro, e s'integra col suo aspetto catturante come un ulteriore strumento passionale. Asmik è una campionessa dell'odierna scena operistica, e per chi non l'ha mai vista né ascoltata è giunto il momento di conoscerla, poiché si tratta proprio del genere di cantante che rivoluziona una volta per tutte gli schemi passatisti delle star liriche. Imprime una sostanza teatralissima ai suoi caratteri, nei quali gli incantesimi della voce si mescolano a un carisma favorito dal fisico di una modella. 

In più Grigorian emana u…

È un tipo formidabile la lituana Asmik Grigorian, amazzone del palcoscenico di beltà tutta contemporanea. Un piglio guerriero convive in lei con un'allure intensamente femminile. Ha la sfrontatezza di una giovane donna del terzo millennio, estranea a languidi romanticismi. La sua voce sopranile è magnetica nell'impatto e nel timbro, e s'integra col suo aspetto catturante come un ulteriore strumento passionale. Asmik è una campionessa dell'odierna scena operistica, e per chi non l'ha mai vista né ascoltata è giunto il momento di conoscerla, poiché si tratta proprio del genere di cantante che rivoluziona una volta per tutte gli schemi passatisti delle star liriche. Imprime una sostanza teatralissima ai suoi caratteri, nei quali gli incantesimi della voce si mescolano a un carisma favorito dal fisico di una modella. 

In più Grigorian emana una speciale energia conflittuale. Come se fosse sdoppiata tra fuoco e ghiaccio: "Sono lituana per parte materna e armena da parte di padre", racconta al telefono da Vilnius, la sua città, "e queste origini genitoriali rappresentano in me due mondi opposti e complementari come la luna e il sole o la fiamma e il gelo. La mia voce può essere descritta come calda e vellutata, o fredda e adamantina. Ma è una lama che può scaldarsi fino all'incandescenza". 

L'occasione dell'intervista sono due spettacoli del Festival di Salisburgo a cui ha partecipato e che stanno per essere proposti in televisione. Si tratta delle opere di Richard Strauss Salome ed Elektra, la cui registrazione filmica verrà trasmessa da Rai Cultura su Rai 5, l'una il 28 e l'altra il 29 aprile, sempre alle 21.15. Questi feroci titoli d'inizio Novecento, diretti da Franz Welser-Möst sul podio dei Wiener Philharmoniker, sono andati in scena rispettivamente nel 2018 e nel 2020 in nuovi e forti allestimenti nell'ambito del festival austriaco, considerato il più prestigioso al mondo tra quelli musicali. Il primo spettacolo reca la firma di un regista acuto e trasgressivo come Romeo Castellucci, che puntò moltissimo sul magnetismo conturbante di Asmik, identificata con la principessa giudaica che in cambio delle proprie danze seduttive pretende da Erode la testa tagliata del Battista. Quanto a Elektra, conta sulla regia del polacco Krzysztof Warlikowski, il quale immise la tragedia in un affresco sulla famiglia osservata come luogo di violenze e soprusi. La protagonista è Aušrine Stundyte e a Grigorian tocca la parte secondaria ma molto significativa di Chrysothemis.

Asmik Grigorian, come ricorda la Salome salisburghese? Il Financial Times scrisse che la sua Salome era "la definitiva".

"Non mi aspettavo un tale trionfo. Rammento la creatività del mio lavoro con Castellucci e con tutto il cast come un apice della mia carriera. Fu l'esito di un risultato d'insieme e di un'intesa fra i diversi elementi della produzione. Con Romeo elaborammo una Salome lontana dalle prospettive della 'ragazza-mostro'. Salome è vittima di una situazione: non è che una bambina".

Castellucci le chiese prestazioni acrobatiche: lei cantò tra l'altro in ginocchio e immersa nell'acqua.

"Nulla fu difficile né mise in pericolo l'emissione canora. Ogni momento dello spettacolo venne concordato in armonia".

Ha lavorato con i migliori registi del mondo.

"Su questo versante sono stata fortunata. Forse perché ho un imprescindibile rispetto per l'assetto teatrale e mi piace essere immersa nell'itinerario di ricerca della messinscena. Pensi che a guidarmi come regista - nel ruolo di Donna Anna in Don Giovanni, opera con la quale, a 23 anni, debuttai sulla scena in Norvegia - fu il geniale inglese Jonathan Miller. Sono una cantante-attrice che instaura coi registi discussioni vive e aperte. L'opera è un lavoro di squadra e io tendo a dare me stessa al cento per cento".  

Può risalire alla sua formazione?

"Mio padre era un tenore, mia madre un soprano. Sono stati i miei primi maestri. Mia mamma, Irena Milkeviciute, cantava Butterfly durante la gravidanza, proprio mentre mi aspettava. E infatti mi ha impregnata. Quel personaggio è tra i miei preferiti. Richiede molta partecipazione emotiva, ma la bravura del cantante sta nel dominare l'oceano di emotività, che non deve sommergerlo".

Da adulta le è accaduto di esibirsi in palcoscenico accanto a sua madre.

"Abbiamo cantato insieme in due opere ciaikovskiane, cioè in Dama di picche e nell'Onegin. Sensazione bellissima e al contempo di grande nervosismo. Ero in ansia non solo per me, ma anche per la mamma".

Nei suoi vent'anni lei fu tra i fondatori della Vilnius City Opera, che intendeva sconvolgere un certo modo logoro e stantio di presentare la lirica.

"Ho avuto una gioventù ribelle e dinamica. Sono diventata madre per la prima volta prestissimo, e ho dovuto barcamenarmi sia artisticamente che economicamente. Ora mio figlio ha diciannove anni. Poi, cinque anni fa, ho avuto anche una bambina. Arduo gestire il tutto? Non saprei. Bisogna reinventarsi ogni giorno e tenere distinta, in famiglia, la vita privata dalla professione, anche se oggi sono sposata con un regista (Vasily Barkhatov, ndr). Tornando alla Vilnius City Opera, quando nacque l'impresa eravamo un gruppo di artisti liberi e autonomi, privi di sovvenzioni statali. Dovevamo lavorare su ogni aspetto degli spettacoli, anche organizzativo, con enorme fatica ma pure imparando molto. Abbiamo svecchiato la visione del melodramma e attratto un pubblico giovane. Numerosi talenti usciti da quel laboratorio sono divenuti celebri internazionalmente".

Il pubblico italiano l'ha apprezzata a Roma, dove ha interpretato Cio-cio-San, Giorgetta e Angelica, e poi a Milano per la sua Marie/Marietta in Die tote Stadt di Korngold, che andò in scena alla Scala nel 2019.

"Ho un rapporto meraviglioso con l'Italia e mi legano memorie importanti sia all'Opera di Roma, dove ho cantato a più riprese Puccini nella cornice impressionante delle Terme di Caracalla, sia alla Scala, teatro in cui i miei genitori si conobbero e s'innamorarono. A Milano tornerò per La dama di picche di Ciaikovskij nel 2022 e per Lady Macbeth di Shostakovich nel '24".  

In un'intervista ha dichiarato che oggi molti cantanti sembrano esauriti artisticamente quando dovrebbero iniziare una vera carriera. A che cosa attribuisce il fenomeno?

"In troppi hanno gravi problemi vocali già a 35-40 anni. L'opera è divenuta un'arte cinematografica e spettacolare, e quindi esige artisti giovani e belli, spingendoli ad accettare ruoli per cui non sarebbero pronti. È come sollevare cento chili senz'allenamento: ci si rompe la schiena. Invece occorre cautela e preparazione. Inoltre molti artisti impiegano in maniera eccessiva il loro tempo sui social per diffondere la loro immagine, togliendo ore preziose allo studio".

Ha un repertorio vasto e debutterà presto a Bayreuth nel primo ruolo wagneriano del suo percorso.

"In estate sarò al festival di Wagner per la parte di Senta nell'Olandese volante. Sì, è vero, sono versatile e ho flessibilità vocale. Ciò accade anche, o soprattutto, perché lavoro duramente e calibro i miei ruoli. Dopo Salome tutti tendono a offrirmi il repertorio tedesco, ma se cantassi solo quello mi brucerei in fretta. Torno in continuazione all'opera italiana e in particolare a Puccini, e nella stagione prossima farò la Norma di Bellini a Vienna. La musica tedesca richiede potenza ed emissione: bello. Ma se voglio mantenere il mio colore e la mia elasticità, devo rigenerare sempre la mia voce con il vostro melodramma".