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(foto di Tommaso Le Pera) 

La 'Mafia' raccontata da Luigi Sturzo: una denuncia civile ancora attuale

Il regista Piero Maccarinelli mette in scena un testo teatrale scritto cento anni fa e scoperto solo ora: "Una testimonianza implacabile dei legami già allora esistenti tra mafia e politica". Debutto il 13 maggio alla Pergola di Firenze
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La sorpresa è quella di ascoltare una storia scritta più di cento anni fa che, al di là di qualunque giudizio, ci appare più moderna di tante narrazioni di oggi. Il presagio, rassegnato, è che le vicende nazionali di cui si parla sono le stesse, se non più velenose, di un secolo fa. Mafia è il testo teatrale di Luigi Sturzo "scoperto" dal regista Piero Maccarinelli che lo ha messo in scena con un gruppo di giovanissimi attori, mettendo a frutto la sua vocazione di pedagogo, coprodotto dal Teatro della Pergola di Firenze dove debutta il 13 e il 14 maggio e che si potrà poi vedere anche il 29 maggio su Rai 5.

Mafia è uno spettacolo di teatro politico, un po' alla Brecht, dice Maccarinelli, una denuncia civile, come da tempo non si vedeva sulla scena, di quell'intreccio tra mafia e politica che ancora oggi devasta la vita sociale del nostro Paese, quel rapporto Stato-mafia che leggiamo sui giornali come di …

La sorpresa è quella di ascoltare una storia scritta più di cento anni fa che, al di là di qualunque giudizio, ci appare più moderna di tante narrazioni di oggi. Il presagio, rassegnato, è che le vicende nazionali di cui si parla sono le stesse, se non più velenose, di un secolo fa. Mafia è il testo teatrale di Luigi Sturzo "scoperto" dal regista Piero Maccarinelli che lo ha messo in scena con un gruppo di giovanissimi attori, mettendo a frutto la sua vocazione di pedagogo, coprodotto dal Teatro della Pergola di Firenze dove debutta il 13 e il 14 maggio e che si potrà poi vedere anche il 29 maggio su Rai 5.

Mafia è uno spettacolo di teatro politico, un po' alla Brecht, dice Maccarinelli, una denuncia civile, come da tempo non si vedeva sulla scena, di quell'intreccio tra mafia e politica che ancora oggi devasta la vita sociale del nostro Paese, quel rapporto Stato-mafia che leggiamo sui giornali come di un fenomeno orrendo quanto ormai comprovato. "Tutto è nato perché avevo messo in scena Fuoriusciti, un lavoro sul rapporto tra Sturzo e Salvemini, esuli antifascisti. Da lì il Fondo Sturzo mi manda questo testo teatrale che mi lascia senza fiato, soprattutto per la qualità politica e civile delle sue parole e della sua storia", racconta Piero Maccarinelli.

Il regista ha ridotto e asciugato lo scritto di Sturzo dagli ottocentismi e lo ha concentrato sul fatto di cronaca di cui si parla, il caso Nortarbartolo, direttore del Banco di Sicilia, che fu prima rimosso, poi ammazzato su un treno nel 1893. Un delitto eccellente di cui fu incolpato un onorevole, Raffaele Palizzolo, in odore di mafia, condannato in quattro processi, al quinto assolto perché il fatto non sussiste. "È una testimonianza implacabile dei legami già allora esistenti tra mafia e politica. La denuncia di Sturzo parla di collusioni tra potere locale, municipio, prefettura, polizia, ma anche magistratura, con il potere mafioso. Una testimonianza inascoltata, se pensiamo, fino agli anni Settanta, quando si è cominciato a parlare di condizionamenti  processuali, di inquinamento  mafioso nelle istituzioni pubbliche nazionali".

Piero Maccarinelli con il cast (foto di Tommaso Le Pera) 

Mafia, costruito con la forza di un ensemble coeso di giovani attori (cinque neodiplomati dell'Accademia Silvio D'Amico di Roma e cinque della scuola di teatro Orazio Costa di Firenze: sono Lorenzo Guadalupi, Athos Leonardi, Iacopo Nestori, Luca Pedron, Sebastiano Spada, Filippo Lai, Diego Giangrasso, Adriano Exacoustos, Paride Cicirello, Francesco Grossi) trasmette il disagio, il senso di fastidio verso il malaffare mafioso che pervade l'intera vita del nostro Paese. L'iter narrativo, realizzato come una serie di sequenze che si dissolvono l'una nell'altra, ci porta in vari contesti e situazioni della politica e dei luoghi di potere. "Ho aggiunto al testo alcune frasi di Sturzo e due piccoli inserti di Leonardo Sciascia che conosceva questo testo teatrale - spiega Maccarinelli - usandoli come stacchi epici, come fossero uno sguardo che ci induce a riflettere sulle vicende narrate". Lo spettacolo, che verrà ripreso la prossima stagione, risulta così essere un monito. "È come se già un secolo fa Sturzo ci dicesse: aprite gli occhi, non state a discutere ancora, il connubio Stato-Mafia c'è, è lì davanti ai nostro occhi". Insomma: una bella sberla in faccia, a noi tutti.