È l'unica finestra di teatro a Milano, programmaticamente internazionale, il festival Fog organizzato da Triennale Teatro, a cura del direttore Umberto Angelini e che intreccia generi e linguaggi artistici. Ma è decisamente teatro-teatro, e di notevole livello, l'appuntamento che di fatto apre il programma, Sorelle che debutta venerdì 14 maggio dopo l'esordio al teatro Astra- Fondazione Piemonte Europa che lo co-produce.
Testo e regia sono di un "numero uno" del teatro francese come Pascal Rambert che nel 2019 aveva inaugurato il festival di Avignone e poi il Festival Vie di EmiliaRomagna Teatro con l'imponente e bellissimo Architettura. Qui Rambert, un artista che bisogna conoscere, ha lavorato con due attrici italiane, Sara Bertelà e Anna Della Rosa, nei ruoli di due sorelle che si ritrovano - si capirà a un certo punto - nella circostanza della morte della madre. Una è diligente, in carriera, l'altra si è dedicata agli ultimi, a chi ha bisogno di aiuto, ma tutte e due si portano addosso un complesso rapporto col proprio passato e dunque anche con la propria identità personale. Reincontrandosi, riemerge tutto: scene di gelosia, prevaricazioni infantili, rivelazioni per sfregiare l'altra, voglia di sconfiggere. Una furia devastante.
Ma questa messa a nudo così affascinante e terribile conta non per quel che racconta ma per come lo racconta: i testi di Rambert sono scritti senza punteggiatura, apparentemente dei dialoghi, in realtà dei monologhi vomitati addosso all'interlocutore. Al centro dei suoi lavori c'è il potere del linguaggio, la sua capacità non di rivelazione della verità ma di dominio, arma per costruire la propria personale fortezza e predare i sentimenti degli altri.
Il risultato è un labirinto vertiginoso dove si mescolano temi esistenziali, sociali, politici, che si rimandano l'uno all'altro e producono perversamente, in una scena fatta solo di sedie colorate che vengono ordinate e scombinate come tasselli mai a posto nelle vite delle due sorelle, emozioni di inquietudine e saturazione. Anche perché ci arrivano con l'abilità di due interpreti, Della Rosa e Bertelà, che non solo reggono banalmente sul piano delle resistenza fisica e sulla memoria tutto quel po' po' di parole, ma superano la prova con un'energia ribollente, vulcanica e senza smarrirsi mai, senza perdere il filo in quel fiume di parole. C'è molta forza in loro, e una oggettiva intensità in quella sorellanza che, alla fine, è insieme una interrogazione e una mancanza di amore.