"Tutto nasce quando mio padre, che già non stava bene, anni fa, mi chiese di scrivere il suo necrologio. 'Così lo posso leggere, e saprò quello che scrivi di me'. Allora non fui capace di farlo, ma la richiesta mi è rimasta dentro: l'idea di parlare di se stessi prima di andare, dire chi sei stata agli amici, ai compagni di scuola, a chi hai amato e chi non hai amato prima dell'addio". Un'ultima cosa. Cinque invettive, sette donne e un funerale, scritto da Concita De Gregorio, giornalista, collaboratrice di Repubblica e scrittrice che lo porta anche in scena al Campania Teatro Festival il 19 giugno, e poi in tournée, è una narrazione limpida e commovente. Raccoglie il saluto alla vita di un quintetto di celebri donne, la poetessa Amelia Rosselli, le artista Carol Rama e Maria Lai, le fotografe Dora Maar e Lisetta Carmi, la sola che, novantasettenne, lo ha condiviso con l'autrice: "invettive funebri", in cui ciascuna ritrova il filo della propria esistenza. "Sono donne che hanno avuto una vita importante, hanno lasciato tracce, eppure non sono state risarcite da nessuno per ciò che hanno fatto. Qui si riprendono le loro parole per raccontarsi e dire, da se stesse, ciò che le definisce", spiega Concita De Gregorio che ha lavorato sugli scritti di queste artiste, usando poi per il suo testo e senza nessun artificio, la lingua, il lessico, la voce di ciascuna di loro.