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Monique Veaute: "Così cambio il Festival di Spoleto, una rassegna nuova con più musica e tanto teatro giovane"

Circa Rite. Foto David Kelly 
Dal 25 giugno all’11 luglio l’edizione numero 64 del Festival dei Due Mondi, tra conferme e novità, con l’esordio della direttrice
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Mette d'accordo i tradizionalisti e gli sperimentalisti, chi vuole le "celebrities" e chi cerca il nuovo. Monique Veaute lo riassume cosi: "È perché sono una curiosa, mi interessano tante cose". È lei la nuova direttrice, che succede a Giorgio Ferrara, del Festival dei Due Mondi di Spoleto, una delle manifestazioni estive di teatro, danza, musica più longeve e ricche, che si svolgerà quest'anno dal 25 giugno all'11 luglio. Tedesca di nascita, francese di formazione, Veaute è una personalità ben nota della cultura italiana dove lavora da ormai un quarantennio: ha fondato nel '90 Romaeuropa, il più importante festival internazionale del nostro teatro e, tra le altre cose, è stata ideatrice del festival di Villa Medici nell'84, direttrice di Palazzo Grassi, è nel cda del Maxxi, nel comitato di Artè... Donna colta, ma anche pratica, solare, è approdata, settantenne, …

Mette d'accordo i tradizionalisti e gli sperimentalisti, chi vuole le "celebrities" e chi cerca il nuovo. Monique Veaute lo riassume cosi: "È perché sono una curiosa, mi interessano tante cose". È lei la nuova direttrice, che succede a Giorgio Ferrara, del Festival dei Due Mondi di Spoleto, una delle manifestazioni estive di teatro, danza, musica più longeve e ricche, che si svolgerà quest'anno dal 25 giugno all'11 luglio. Tedesca di nascita, francese di formazione, Veaute è una personalità ben nota della cultura italiana dove lavora da ormai un quarantennio: ha fondato nel '90 Romaeuropa, il più importante festival internazionale del nostro teatro e, tra le altre cose, è stata ideatrice del festival di Villa Medici nell'84, direttrice di Palazzo Grassi, è nel cda del Maxxi, nel comitato di Artè... Donna colta, ma anche pratica, solare, è approdata, settantenne, alla guida del festival di Spoleto proprio per lo sterminato curriculum di manager della cultura.

E la sua impronta quale sarà?
"Le mie vocazioni sono la multidisciplinarietà e l'internazionalità e penso di essere stata nominata per questo, e sarà curioso farlo in una città medievale. In più il mio festival tornerà alle origini, dando più spazio alla musica, un filo che corre in tutti gli appuntamenti: da quella barocca al jazz, da Brad Mehldau il 4 al pop di Colapesce e Dimartino il 9. Giancarlo Menotti, il fondatore, diceva una cosa che per me è stata luminosa: il festival deve essere innovativo, di scoperta e di originalità. Io lo seguo".

La tragedia è finita, Platonov di Liv Ferracchiati. Foto Luca Del Pia 

Per esempio?
"Il 27 ci sarà l'Oedipus di Stravinsky ma in una esecuzione nuovissima e per di più con l'orchestra dell'Accademia di Santa Cecilia, una delle più importanti in Europa e che ora diventerà l'orchestra stabile del festival. Oppure ci sarà un classico del balletto, Il lago dei cigni ma nella rilettura distopica del coreografo Angelin Preljocaj dal 9. Mourad Merzouki, dal 26, fa incontrare la classica e l'hip hop, la tarantella e la danza dei Dervisci in una vera Folia, come suona il titolo, o ancora la performance / installazione dal 2 luglio di Jonas & Lander Coin Operated".

Effetti collaterali della pandemia?
"Tanti purtroppo. Doveva debuttare da noi The American Moth di quel talento che è il norvegese Alan Lucien Øyen e la sua compagnia dove c'era anche Liv Ullman, ma gli attori vengono da diversi paesi del mondo e per alcuni c'è l'obbligo della quarantena, quindi impossibile, e pochi giorni fa ci hanno disdetto la tournée. In sostituzione ci sono due opzioni di compagnie europee straniere: attendiamo conferme. Dovevamo portare anche Jeanne d'Arc au bûcher di Honegger con la regia di Romeo Castellucci, che per il distanziamento non ci stava sulla scena. Così accanto al festival in presenza ho previsto un festival online e questa Jeanne d'Arc la si vedrà dal 26 nella versione filmica".

Scelte di cui è fiera?
"I due direttori in programma: Antonio Pappano che farà il concerto conclusivo e Iván Fischer che farà quello inaugurale con la sua Budapest Festival Orchestra, un gran personaggio che non esegue la musica, la trasmette, e sta inventando un mucchio di cose nei tre giorni che sarà con noi".

Colapesce e Dimartino 

E per il teatro?
"Vorrei dare spazio alla giovane drammaturgia. Io che a lungo sono stata legata ai nuovi linguaggi della scena internazionale dove la tecnologia è preponderante, ora credo che il gusto del testo sia la vera novità, che sia un'autrice come Lucia Calamaro con Darwin inconsolabile dal 2, o giovani registi come Leonardo Lidi con La signorina Giulia dal 26 e Liv Ferracchiati che rilegge Cechov in La tragedia è finita, Platonov il 9".

Pensa che si svecchierà anche il pubblico del Festival?
"Spoleto è interessante perché è una città cosmopolita. Ci vivono americani, tedeschi che mi hanno subito accolta. Maria Teresa Venturini Fendi, da sempre legata al festival, mi ha fatto conoscere Marina Mahler, la terza generazione dei discendenti del compositore, che a Spoleto ha una fondazione per progetti culturali. Ho trovato un ambiente molto aperto e vorrei che così fosse anche il festival. Sto riallacciando i rapporti con il festival gemello di Charleston in Usa, sto già lavorando sulle cinque edizioni del mio mandato, guardando alle creazioni più innovative che in questo momento mi paiono soprattutto nel teatro musicale. Basta cercarle. E il gusto di farlo non l'ho mai perso".