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La Fenice rinasce con la liturgia del 'Faust'

Il teatro riapre con l’opera di Gounod diretta da Frédéric Chaslin
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Alla Fenice l'opera rinasce in palcoscenico, e il "palcoscenico" è doppio. Nella nuova produzione di Faust di Gounod, molto applaudita, il pubblico, per l'ultima volta, è nei palchi. Ma l'azione creata dalla regia di Joan Anton Rechi (suoi anche costumi e elementi scenografici) è spartita, talvolta duplicata altre volte zoomata in dettagli gestuali, tra il palco vero e ritrovato (su cui cala rincuorante il sipario verde a fine degli atti; la serata per comodità li riunisce in due parti) e la platea spoglia. I due piani visivi e mentali sono distanziati e reciprocamente saldati dalla musica; cioè dalla "buca" in cui suona l'orchestra disposta trasversalmente. In modo che il braccio e gli occhi del direttore Frédéric Chaslin li sorvegli entrambi senza torcicolli tecnici. L'ellisse centrale senza poltrone, all'entrata del pubblico è una silenziosa navata di cattedrale. Sui banchi-inginocch…

Alla Fenice l'opera rinasce in palcoscenico, e il "palcoscenico" è doppio. Nella nuova produzione di Faust di Gounod, molto applaudita, il pubblico, per l'ultima volta, è nei palchi. Ma l'azione creata dalla regia di Joan Anton Rechi (suoi anche costumi e elementi scenografici) è spartita, talvolta duplicata altre volte zoomata in dettagli gestuali, tra il palco vero e ritrovato (su cui cala rincuorante il sipario verde a fine degli atti; la serata per comodità li riunisce in due parti) e la platea spoglia. I due piani visivi e mentali sono distanziati e reciprocamente saldati dalla musica; cioè dalla "buca" in cui suona l'orchestra disposta trasversalmente. In modo che il braccio e gli occhi del direttore Frédéric Chaslin li sorvegli entrambi senza torcicolli tecnici. L'ellisse centrale senza poltrone, all'entrata del pubblico è una silenziosa navata di cattedrale. Sui banchi-inginocchiatoi si dispongono i personaggi in abiti ottocenteschi, anzi quarantottardi: citazione-omaggio a Senso di Luchino Visconti che si apre proprio alla Fenice. La stessa disposizione "liturgica" torna, simmetricamente, alla fine per l'assunzione/assoluzione cristiana di Marguerite.


Risulta evidente, fin troppo didascalica ma costruita con immagini sceniche e spaziali sferzanti, l'allusione alla lettura "religiosa" e borghese di Gounod, e alla contemporaneità priva di datazione che regge l'argomento filosofico del capolavoro di Goethe: la paura della morte, la gioventù che sfugge, l'umana aspirazione alla felicità dell'"attimo" se non al sublime assoluto. La narrazione usa simbolismi non sempre decrittabili ma grazie alla presenza calamitante, sottile e allo stesso tempo molto "fisica" di Alex Esposito - di cui è difficile scindere l'esemplare linea di canto dalla strabordante immedesimazione nel vampiresco Méphistophélès - palpita all'unisono con le paure e i turbamenti quotidiani dei protagonisti. Del troppo sventato Faust (il canto di Ivan Ayon Rivas ha le note, l'età e lo slancio giovanile non l'inquietudine del personaggio) e dell'umanissima Marguerite che Carmela Remigio incarna con voce e l'interpretazione attoriale toccanti, rendendo addolorante e vera la sua tragica scommessa con la vita.


La storia di Faust è meglio saperla, ché la regia la dà per scontata, ma i fotogrammi cinematografici e lo sfruttamento teatrale degli spazi fanno comunque spettacolo, e la regia vivace compiace il rapsodismo musicale della partitura: esplode di luci, di movimenti e colori la scena del ballo, avanza spettrale la notte di Valpurga o il corteo di reduci dalla guerra, purtroppo servito da un'incongrua parodia registica. Convince subito la scelta musicale perché Chaslin bada al sodo. Colori netti, tempi espressivi, dettagli strumentali e armonici spiccati, nessun manierismo. Il direttore sa bene che di Gounod vanno ammirati capacità, esperienza e scaltrezza artigianale: per come economizza mezzi e temi musicali ma ne fa esplodere l'efficacia emotiva e narrativa. Camminando al passo col teatro d'istinto del compositore, il pragmatismo esecutivo di Chaslin facilita la prestazione robusta del coro, e quella piacevole degli altri cantanti Armando Noguera, Willian Corrò, Julie Mellor e Paola Gardina.