Dolcetti e scherzetti, il teatro della memoria di Emma Dante
di Anna Bandettini , di Anna Bandettini"In giro si dice che la gente non vuol sentir parlare di tragedie, vuole solo ridere e divertirsi. Invece io credo che questo flagello del Covid, la solitudine, l'isolamento, sono stati uno scavo doloroso e che comunque ci ha, forse, reso più maturi, sensibili. Anche se guardo a me stessa, lo spirito, lo stato d'animo con i quali sono qui, non sono dei migliori. La pandemia ha mostrato che noi lavoratori dello Spettacolo siamo invisibili nella società: messi a tacere per un anno e nessuno che ha reagito".
Emma Dante scioglie la malinconia nel lavoro, e per fortuna è tanto e importante. A Napoli è in corso la mostra Bestiario Teatrale nel Refettorio di San Domenico Maggiore, a cura di Maria Savarese, che ripercorre vent'anni del suo teatro. Ma soprattutto l'8 luglio, al Teatro Grande di Pompei, debutta il nuovo spettacolo, Pupo di zucchero, coproduzione internazionale che dal 16 al 24 luglio sarà al Festival di Avignone dov…
"In giro si dice che la gente non vuol sentir parlare di tragedie, vuole solo ridere e divertirsi. Invece io credo che questo flagello del Covid, la solitudine, l'isolamento, sono stati uno scavo doloroso e che comunque ci ha, forse, reso più maturi, sensibili. Anche se guardo a me stessa, lo spirito, lo stato d'animo con i quali sono qui, non sono dei migliori. La pandemia ha mostrato che noi lavoratori dello Spettacolo siamo invisibili nella società: messi a tacere per un anno e nessuno che ha reagito".
Emma Dante scioglie la malinconia nel lavoro, e per fortuna è tanto e importante. A Napoli è in corso la mostra Bestiario Teatrale nel Refettorio di San Domenico Maggiore, a cura di Maria Savarese, che ripercorre vent'anni del suo teatro. Ma soprattutto l'8 luglio, al Teatro Grande di Pompei, debutta il nuovo spettacolo, Pupo di zucchero, coproduzione internazionale che dal 16 al 24 luglio sarà al Festival di Avignone dove Emma Dante, unica italiana, a 54anni, viene celebrata come donna di spettacolo completa, regista di teatro e cinema, con la proiezione dei suoi due film, Via Castellana Bandiera e Le sorelle Macaluso vincitore di 5 premi ai Nastri d'argento, e i due ultimi spettacoli Misericordia (da cui trarrà il terzo film, già in cantiere) e, appunto, Pupo di zucchero che è una di quelle struggenti favole di nascite e ripartenze, di morti e di vivi del teatro di Emma Dante.
"L'ispirazione - spiega la regista - è venuta da una fiaba di Lo cunto de li cunti, lo straordinario Pentamerone di Giambattista Basile. Da questa raccolta di folli meraviglie scritta all'inizio del Seicento, qualche anno fa avevo messo in scena La scortecata e per il 2022 già sto progettando di lavorare su una terza fiaba, La papara, re-intitolandola Chicchinella, su una papera dalle uova d'oro che finisce nel sedere di un principe e non si riesce più a tirarla fuori... Ma intanto per Pupo di zucchero ho riletto Pinto smauto, la favola di una ragazza che si cucina un principe di zucchero di Palermo e poi lo sposa. Mi sono ricordata che i dolci a forma di pupi, in Sicilia, sono una tradizione del 2 novembre, il giorno dei morti. In casa si cucinano i dolci con la forma dei paladini per le persone che non ci sono più, le quali in cambio portano doni ai bambini. Ed è una vera festa. Da piccola, ricordo, dopo aver trovato i giochi, si andava tutti al camposanto che si riempiva delle voci allegre dei bambini, mentre i grandi cambiavano l'acqua dei fiori".
Nello spettacolo quel rito simbolico, rivive nella storia di un vecchio che cucina il "pupo" (farina, acqua e zucchero e lo spettacolo durerà il tempo della lievitazione dell'impasto) facendosi aiutare dai suoi cari morti, figure che Emma Dante ha voluto simili a quelle delle catacombe dei Cappuccini di Palermo. "E sarà proprio come la festa che si faceva quando ero bambina, una cosa gioiosa. Un ricongiungimento di vita e morte che ho voluto fosse accompagnata da un brano di Ezio Bosso, per onorare questo artista sensibile. Io credo che bisogna avere cura di chi non c'è più. Ho perso mia mamma e un mio fratello che erano ancora giovani. Finché ci sarà qualcuno che non li dimentica, non spariranno. E il teatro è la palestra dei ricordi dove la memoria dei morti è un esercizio della vita".