Fin dal titolo, Futuro fantastico, il Festival di Santarcangelo 2021 esprime la volontà di anticipare mondi e tendenze, di intravvedere nuovi percorsi artistici che qui sono soprattutto quelli della performance o comunque di azioni teatrali che hanno qualcosa da dire sul mondo, aperti alle diversità culturali, sessuali, sociali, alle mutazioni degli individui, dell'arte, della natura. Così, almeno, è nella visione poetica, generosa e militante, dei direttori artistici, Enrico Casagrande e Daniela Nicolò, cioè i Motus, bravissimi nel 2020 a gestire un'edizione "speciale" del cinquantesimo compleanno con tutto quello che c'era intorno, e bravi a riproporre ora un festival che vuole riaffermare il senso forte di "comunità" intorno a temi come le sorti del pianeta, la decolonizzazione, l'accoglienza. Un "ultimo atto", lo hanno definito, prima di lasciare il posto, l'anno prossimo alla nuova direzione, quella del polacco Tomasz Kirenczuk.
'50 Santarcangelo Festival', le voci degli autori - clip in anteprima
Per esempio parlando di rivendicazione dei diritti delle minoranze, rispetto del pianeta, una delusione è stata Amanda Piña e il suo Climatic Dances: due danze tradizionali delle popolazioni indigene del Masewal per salvare le montagne delle Ande cilene dall'attività estrattiva, compongono un lavoro senza emozioni e didascalico. Molte aspettative si concentrano, il 17 e 18, su Manuela Infante, artista a tutto tondo che avevamo applaudito alla Biennale di Venezia del '19 e che fa un discorso serio sull'uomo e la natura in Metamorphoses, ispirato a Ovidio, con la collaborazione drammaturgica di Michael de Cock. Sempre nel fine settimana c'è anche Simon Senn artista svizzero che con dSimon (il 17 e 18) presenta un esperimento di intelligenza artificiale, dopo aver comprato un corpo femminile digitale in internet a cui ha dato vita con il suo corpo reale grazie a una serie di sensori. Il 16 si segnala l'artista queer Sophie Guisset con Plus One, e i Ghost, artisti belgi, multidisciplinari con interventi site specific a Mutonia, la comunità di artisti che dagli anni Ottanta vive e lavora con regole autonome sulle rive del fiume Marecchia.
A proposito di sconfinamenti c'è il cinema, quest'anno molto ricco, curato da Luca Mosso, Matteo Marelli e Cristina Piccino del festival Filmmaker, dal 16 la Non scuola di Marco Martinelli e i progetti che ibridano linguaggi e generi con effetti potenti come Il Terzo Reich (15 e 16) l'installazione di Romeo Catellucci e Scott Gibbons con la danzatrice Gloria Dorliguzzo o Sovrimpressioni il lavoro di Deflorian / Tagliarini ispirato a Fellini presentato nei giorni scorsi o il Sonora desert di Muta Imago che intreccia un discorso sonoro alla neurobiologia e alla fisica (dal 15 al 17).
Alla fine però più sorpresa ha suscitato nella sezione Begin anywhere dedicata alle nuove generazioni di artisti (tra gli altri i Madalena Reversa, Gloria Dorliguzzo, il 17 e 18 c'è Emilia Verginelli), Emilio una performance di Alexia Sarantopoulou con la sempre più espressiva Ondina Quadri (saranno insieme anche il 15 e 16 in un altro lavoro del collettivo greco Nova Malancholia). Ispirata al libro di Jean-Jacques Rousseau sull'educazione alla natura di un giovane, la performance non compie un'operazione filologica ma piuttosto recupera da diverse suggestioni pittoriche, filosofiche, artistiche lo spirito, i colori, gli elementi della natura e in generale una concezione del mondo che diventa anche una idea di teatro rigoroso e visionario.