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Il maestro Fabio Luisi durante le prove 

Fabio Luisi al Festival della Valle d'Itria: "Sono qui per amore, interesse e gratitudine"

Sabato 17 luglio a Palazzo Ducale di Martina Franca il maestro genovese inaugura la 47esima edizione dirigendo la nuova messa in scena dell'oratorio 'La Creazione/Die Schöpfung' di Haydn
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"Sono orgoglioso di essere ancora legato a questa manifestazione che nella mia vita ha segnato importanti momenti sia artistici che personali". Da sette anni direttore musicale del Festival della Valle d'Itria, nei luoghi e sui palcoscenici della storica rassegna di Martina Franca creata nel 1975, Fabio Luisi è di casa dagli anni Ottanta. Sabato 17 luglio a Palazzo Ducale inaugura Fiat lux, la 47esima edizione (17 luglio - 5 agosto) dirigendo la nuova messa in scena dell'oratorio La Creazione/Die Schöpfung di Haydn nella versione in italiano di Dario Del Corno, rivista dal figlio Filippo. La regia è di Fabio Ceresa, i movimenti coreografici di Mattia Agatiello con i danzatori della Fattoria Vittadini, i costumi di Gianluca Falaschi e le scene di Tiziano Santi.

Questa inaugurazione, la seconda realizzata nonostante le difficoltà derivate dalle disposizioni sanitarie dalla tenace squadra che l…

"Sono orgoglioso di essere ancora legato a questa manifestazione che nella mia vita ha segnato importanti momenti sia artistici che personali". Da sette anni direttore musicale del Festival della Valle d'Itria, nei luoghi e sui palcoscenici della storica rassegna di Martina Franca creata nel 1975, Fabio Luisi è di casa dagli anni Ottanta. Sabato 17 luglio a Palazzo Ducale inaugura Fiat lux, la 47esima edizione (17 luglio - 5 agosto) dirigendo la nuova messa in scena dell'oratorio La Creazione/Die Schöpfung di Haydn nella versione in italiano di Dario Del Corno, rivista dal figlio Filippo. La regia è di Fabio Ceresa, i movimenti coreografici di Mattia Agatiello con i danzatori della Fattoria Vittadini, i costumi di Gianluca Falaschi e le scene di Tiziano Santi.

Questa inaugurazione, la seconda realizzata nonostante le difficoltà derivate dalle disposizioni sanitarie dalla tenace squadra che lo regge (Franco Punzi, già tra i fondatori o oggi presidente della Fondazione Paolo Grassi, e il direttore artistico Alberto Triola), ha un significato speciale. Attualmente direttore principale della NHK Symphony Orchestra di Tokyo, dell'Orchestra della Radio Danese e della Dallas Symphony e direttore emerito dell'Orchestra Sinfonica Nazionale Rai, il maestro genovese ha appena concluso la prova antegenerale con l'Orchestra del Teatro Petruzzelli di Bari e il Coro Ghislieri di Pavia. "Queste partiture classiche sono molto difficili per le orchestre, soprattutto quelle italiane che le suonano poco spesso", spiega Luisi che nel 1988, sempre a Martina Franca, aveva diretto la prima esecuzione dell'oratorio di Haydn nella versione-Del Corno: "È musica semplice ma non banale e molto delicata. Ci vuole tempo per riuscire a eseguirla con la naturalezza, con espressione e stile adeguati".

Un momento delle prove dell'oratorio 'La creazione' 
Questa per lei è una riproposta, a distanza di quasi un quarto di secolo. Che effetto le fa?

"È un po' come tornare ai primi anni di professionismo e alle origini del festival. Quando ho cominciato a lavorare, chiamato da Rodolfo Celletti, la proposta di opere in versione italiana (ricordo Fra diavolo di Auber e Marta di Flotow) era sviluppata per far capire come e quanto la tradizione vocale italiana, cioè il modo di cantare e la tecnica stessa, fossero condizionati dalla lingua degli spartiti erano cantati. Da questo punto di vista sono rimasto "cellettiano", ci credo ancora".

Così l'anno scorso c'era stata l'Arianna a Nasso di Strauss, versione di Quirino Principe...

"Un caso diverso, anche se in comune c'è stata la situazione pandemica, e la difficoltà di poter fermare abbastanza in anticipo i cantanti madrelingua. Poi l'idea di continuare in una sorta di laboratorio sul rapporto canto-lingua ci piaceva".

Un momento delle prove dell'oratorio 'La creazione' 
È anche un modo per attirare il pubblico verso titoli non 'facili'?

"La traduzione consente di rendere più accessibile il testo. Oggi è non una questione secondaria: sempre per effetto della pandemia, è molto aumentata la presenza del pubblico italiano rispetto a quello straniero".

Pare che non sia passato un anno, quindi?

"Al lavoro le cose non sono cambiate molto. I distanziamenti in orchestra e in platea, i controlli prima e dopo ogni prova, e via dicendo: il rispetto delle regole è ancora vincolante. Ha influito sull'organizzazione ma non su qualità e cura artistica".

Torniamo alla versione italiana. Come funziona a distanza di anni?

"Beh, è inutile nasconderlo: la traduzione comporta sempre dei compromessi, dei "momenti dolorosi" però dobbiamo sempre tenere conto che questo oratorio - diversamente dall'altro, Le stagioni, che è più filosofico e illuminista - nacque con un una destinazione popolare, biblicamente divulgativa. Le ingenuità ci sono già nel testo originale dove le vicende bibliche, sottolineate da una musica che usa strumenti espressivi molto semplici, sono un racconto destinato a un pubblico semplice".

Un momento delle prove dell'oratorio 'La creazione' 
Questa volta, oltre all'italiano, c'è anche una trasposizione scenica.

"La migliore comprensione passa anche attraverso la proposta visiva che ritengo più che legittima. E il progetto mi convince molto, è un'ottima proposta. Sia perché mette in risalto la drammaturgia interna che La Creazione possiede, una teatralità lineare se vogliamo ma forte, sia perché le immagini accrescono comunicativa e 'spettacolarità' della musica".

Come vede il futuro di questo e altri festival musicali?

"Mi pare che il festival abbia mantenuto le ragioni di allora. Rinnovate, naturalmente. Per anni al centro c'era la voce, oggi da quel centro s'è sviluppato un disegno-programma articolato e all'avanguardia. Un progetto scientifico ed educativo che ha ampliato il concetto di belcanto a tutto il mondo dell'opera preromantica".

Ma, oggi, l'idea stessa di festival che spazi ha?

"Avrà sempre ragion d'essere finché manterrà la capacità di fare proposta ragionate, musicalmente e musicologicamente solide, diverse da quelle che sono alla portata e nelle capacità produttive delle stagioni operistiche normali".

Tra la prima della Creazione e le repliche lei terrà una master class di direzione d'orchestra al Conservatorio di Milano; qualche settimana fa ha concluso un lavoro simile, sul repertorio verdiano, a Parma, in qualità di presidente del Concorso Toscanini. L'insegnamento sarà il suo futuro?

"La maturazione di un musicista non può non passare anche da una maturazione personale. E ciò avviene imparando quanto si possa ancora imparare dagli altri, anche dai ragazzi. E che è un dovere cercare di restituire ciò che professionalmente altri ti hanno dato. Ai miei tempi corsi del genere non esistevano. Si imparava sulla propria pelle, sul 'campo', e costretti a farlo rapidamente".

Insegnare direzione d'orchestra si può?

"Io non pretendo di insegnare diciamo che vorrei dare delle "dritte", suggerire i modi migliori per sfruttare l'esperienza dei musicisti più maturi e esperti, per formarsi avendo gli strumenti efficaci. E non perdersi nel mondo della musica professionale".

Quel che con i cantanti e musicisti fa nello splendente barocco pugliese del Festival della Valle d'Itria.

"Amore e interesse, oltre che gratitudine, sono le ragioni principali per cui dopo così tanti anni mi ritrovo a casa a Martina Franca. Da quarant'uno anni".