Con Eduardo a lezione di teatro: "Sacrificio, esperienza e il valore della parola"
di Anna Bandettini , di Anna Bandettini“La vita che continua è la tradizione. Se un giovane sa adoperare la tradizione nel modo giusto, essa può dargli le ali. Se si resta ancorati al passato la vita diventa immobile, ma se ci serviamo della tradizione come un trampolino salteremo più in alto”.
Inizia così, con un generoso e lucido sguardo al domani del grande Eduardo, il film Eduardo De Filippo, lezioni di Teatro all’Università Sapienza di Roma, un documento prezioso con diversi interventi che il grande drammaturgo e attore tenne nell’ateneo romano dall’inizio degli anni Ottanta fino al 1984, poco prima della morte, davanti agli studenti del professore Ferruccio Marotti, allora direttore dell’Istituto del Teatro e successivamente del Teatro Ateneo di Roma.
Il film verrà presentato mercoledì 21 al “Cinema Ritrovato” il festival della Cineteca di Bologna che dal 20 al 27 luglio presenta al pubblic…
“La vita che continua è la tradizione. Se un giovane sa adoperare la tradizione nel modo giusto, essa può dargli le ali. Se si resta ancorati al passato la vita diventa immobile, ma se ci serviamo della tradizione come un trampolino salteremo più in alto”.
Inizia così, con un generoso e lucido sguardo al domani del grande Eduardo, il film Eduardo De Filippo, lezioni di Teatro all’Università Sapienza di Roma, un documento prezioso con diversi interventi che il grande drammaturgo e attore tenne nell’ateneo romano dall’inizio degli anni Ottanta fino al 1984, poco prima della morte, davanti agli studenti del professore Ferruccio Marotti, allora direttore dell’Istituto del Teatro e successivamente del Teatro Ateneo di Roma.
Il film verrà presentato mercoledì 21 al “Cinema Ritrovato” il festival della Cineteca di Bologna che dal 20 al 27 luglio presenta al pubblico autentici gioielli cinematografici del passato o documentari video rari come queste lezioni. Che sono notevoli. “La cosa bella è che sono gli ultimi quattro anni della sua vita, ma Eduardo ha ancora vitalità e forza - spiega Maria Grazia Berlangieri che ha curato il documentario con il Labs, il Laboratorio Audiovisivo dello Spettacolo che fa capo al Dipartimento di Storia Antropologia Religioni Arte Spettacolo (Saras) - Era stato invitato dal professor Marotti a tenere delle lezioni di drammaturgia, e Eduardo voleva farne un lascito gratuito alle nuove generazioni, lasciare la sua conoscenza antica”.
Davanti alla platea di studenti, ma anche di “colleghi” come Monica Vitti che non mancò una lezione o Piera Degli Esposti, Eduardo parla dell’arte dell’attore, della relazione con i grandi maestri. “Voglio darvi il coraggio di scrivere” dice, “ma sappiate che ci vuole pazienza, costanza, ci vuole una vita per fare questo mestiere. Se non hai la pazienza di ascoltare gli altri, non hai nemmeno la pazienza di ascoltare te stesso”. Parla di drammaturgia come “la bottega del teatro” e della gavetta come una formazione essenziale, “da bambino portavo il caffè nei camerini e non me ne sono vergognavo. Poi diventavi attrezzista, il suggeritore… Conta il sacrificio, l’esperienza, l’abnegazione, l’amicizia, la relazione”. C’è la rara testimonianza delle lezioni del biennio 81-82 che Eduardo condivise con Carmelo Bene il quale discettava di come “attentare al principio stesso della rappresentazione” mentre l’altro stigmatizzava le “facce toste, la legione straniera in cui tutti possono dire sono un attore”. Il film si chiude con la commozione della Tempesta di Shakespeare, nell’audio della traduzione in napoletano antico di Eduardo e da lui stesso recitata (ad eccezione dei ruoli femminili). E’ il valore della Parola che Eduardo vuole lasciare agli studenti: “Sulle parole hanno giocato tutti ma c’è chi gioca male o senza che nessuno se ne accorga”, dice prima di chiudere con una poesia sul colore delle parole e la chiosa: “L’autore della Tempesta aveva scelto bene le parole, ma io conoscevo la tavolozza napoletana”.
Le lezioni di Eduardo alla Sapienza - la selezione del film è stata concessa dalla Fondazione De Filippo con cui ci sono progetti per la conservazione e ulteriore divulgazione - furono registrate integralmente e ammontano a 500 ore in parte digitalizzate grazie a un fondo europeo e all’accordo con l’Istituto Luce. Sono conservate nell’Archivio Audiovisivo dello Spettacolo presso il Labs (Laboratorio Audiovisivo dello Spettacolo) che ha ereditato l’intero archivio del Teatro Ateneo, fondato nel 1935: si tratta di un patrimonio ricchissimo di 12mila unità di materiali sulla storia del teatro del ‘900, dal fascismo fino al ‘40, poi dagli anni Cinquanta per volontà di Giovanni Macchia e Ferruccio Marotti; un archivio lungimirante da un punto di vista tecnologico, e non a caso riconosciuto come “di particolare valore storico” della Soprintendenza archivistica del Lazio. “Si tratta di un vero tesoro – spiega Maria Grazia Berlangeri - una risorsa immensa. E la nostra idea, proprio come Eduardo voleva per le sue lezioni, è di veicolarlo alle nuove generazioni. Chiunque bussi alla nostra porta la troverà sempre aperta”.