Spettacoli

Filippo Timi porta in scena un rompicapo: a Roma il debutto di 'Sciarada'

Filippo Timi porta in scena un rompicapo: a Roma il debutto di 'Sciarada'
L'attore il 31 luglio nel Parco della Casa del Jazz con un nuovo spettacolo. "Parlo a una truppa di creature terrestri: siamo stati sconfitti ma ce la faremo". E torna sul set de 'I delitti del BarLume'
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Filippo Timi, artista coerente e imprevedibile nel suo esprimere se stesso come ha già fatto nei panni di autore letterario, scrivendo sui misteri della sua esistenza (cofirmatario Albinati) in Tuttalpiù muoio, sui mestieri del cinema in Peggio che diventare famoso, e sull’incognita delle donne in E lasciamole cadere queste stelle, ora torna alla recitazione eccentrica, passionale e immaginifica con un suo nuovo spettacolo di teatro, Sciarada, sottotitolo Trilogia della vita, che debutta domani a Roma nel Parco di Casa del Jazz, nell’ambito dei Concerti nel Parco. Un lavoro tra parola e sonorità, che Timi affida a un’inedita compagnia in cui lo affiancano quattro giovani attori e musicisti romani, con la partecipazione straordinaria di Petra Magoni. 

"E’ proprio un rompicapo, un enigma, un montaggio di appunti - spiega - cui sono giunto grazie a un invito che già un anno fa mi ha fatto Teresa Azzaro, direttrice artistica di questi Concerti che mi hanno ospitato altre due volte. Forse espanderò anche di più lo schema attuale di Sciarada, ma gli elementi base ci sono tutti. C’è la mia scrittura, con relativi monologhi, più i contributi di Giovanni Onorato attore-cantante che ha scritto delle liriche, più i musicisti-performer Mario Russo e Claudio Larena con batteria, violino e tromba, più Lorenzo Minozzi che è un producer e un sound engineer di stanza tra Roma e Los Angeles, con l’aggiunta di Petra Magoni guest star. Molto in tema di I wanna be loved by you rivisitata da Marilyn Monroe".

Questa è un’irruenta locandina da cui attendersi tutto. Sappiamo che lei ha concepito tre tempi di quest’operina inestricabile. In termini di drammaturgia, che contenuto hanno i tre movimenti?

"Il comun denominatore è la sproporzione. Il fulcro sta qui: la pandemia ha creato un infinito divario tra tutti-chiusi e tutti-fuori, tra generosità e spreco. Nel primo a solo che recito, vestito da tennista anni 70 con in pugno un fiammifero alto due metri e mezzo, io mi dico pronto a incendiare il mondo, invocando lo slogan ‘quando non si ha niente bisogna saper spendere tutto’ ed è come se avessi un’aureola francescana, perché il Covid ci ha resi scalzi, statuine viventi di un presepe che cerca di farcela in tutti i modi sfangandola fino al Natale".

Per questa tranche d’avvio si fa riferimento alla “Pavane” di Fauré: in che modo c’entra?

Ascoltavo la Pavane scrivendo il testo che fa da prologo, poi il ritmo narrativo sta in un motivo alla Wagner, e infine c’è entrata una zona live con tutti gli strumenti e con Minozzi che suona il computer, definizione tecnicamente sbagliata, ma comprensibile anche per mia madre. Noi siamo un gruppo rock punk che fa poesia. A un certo punto dico che il mondo è una Vienna in piena decadenza, e in questa moltitudine di morti silenziose abbiamo l’obbligo di tener dritta la testa. A modo mio parlo a una truppa di creature terrestri: siamo stati sconfitti ma ce la faremo. E’ un inno alla vita. Il fiammifero mi resta in mano: è un’opera d’arte".

Passiamo al secondo movimento, battezzato 'Una vita in ascensore'. Che rapporto c’è tra teatro e ascensore?

"E’ un sottinteso. Do importanza a momenti della vita in cui è come se fossimo in ascensore, in transito: non è importante la partenza o l’arrivo, conta di più la fase in mezzo, il purgatorio, la sala d’attesa, stando sulle due zampe delle 999 zampe di quel lombricone chiamato umanità. Qui  racconto incontri, amori estivi, gol speciali. Di autobiografico c’è la mia immaginazione, che sconfina in una visione scioccante, dove metto di mezzo pure il fascismo, una storia dove non c’ero, perché se ci fossi stato m’ammazzavano".

Filippo Timi con Enrica Guidi e Stefano Fresi nella serie 'I delitti del BarLume'
Filippo Timi con Enrica Guidi e Stefano Fresi nella serie 'I delitti del BarLume' 

E poi eccoci al terzo capitolo, che si rifà al desiderio, che prende spunto da un brano di 'Nella solitudine dei campi di cotone' di Bernard-Marie Koltès, un capolavoro scenico di disputa senza pace e senza linguaggio esplicito tra due uomini.

"Sono dieci anni che voglio metterlo in scena, che ogni volta frequento il testo per un mesetto, e rinvio a un’occasione migliore, successiva. Stavolta l’idea del trittico m’ha invogliato a cominciare a rendere omaggio sul serio a quel grande teorema drammatico e umano. Adotto solo la prima lunghissima battuta, come se dovessi dibattere con una canzone jazz, nel ruolo del Venditore. E dico ‘Se se ne va in giro a quest’ora e in questo posto, vuol dire che desidera qualcosa che non ha, e questa cosa io gliela posso dare’ eccetera eccetera. Creiamo una jam-session notturna, che trasuda senso, evocando uomini insoddisfatti e animali insoddisfatti. L’aspetto? Mi sono fatto dare dal Teatro Franco Parenti una cosa ingombrante ma goduriosa".

Il resto è suono, rap. E Petra Magoni?

"Entra a un certo punto quando non te l’aspetti, ma senza essere la sorpresa finale. Lei ha una forza primitiva vitalissima".

Che futuro avrà, 'Sciarada'?

"Proverò a portarlo a Sanremo, poi sarà sempre più teatro, magari anche uno show televisivo. E’ un rebus inestricabile. Funzionerà come tale".

Altri impegni?

"Sto sul set all’Isola d’Elba de I delitti del BarLume. Poi tornerò in scena con Promenade de santé, insieme a Lucia Mascino, con la regia di Giuseppe Piccioni".

Dove si può leggere altra scrittura inedita di Filippo Timi?

"Wittgenstein dice che non c’è bisogno di prendere le cose dal principio. Quindi per entrare nei miei pensieri basta cercare quello che ho messo su Instagram in tutto il periodo del lockdown, quotidianamente. Può far ridere, commuovere, è fluido. Quattrocento capitoli che s’intitolano Diario privato di un pubblico attore".

Va ancora spesso negli Stati Uniti, a New York?

"Scherza? Con la pandemia mi muovo solo in macchina e a piedi. L’America sta a Roma, a Trastevere, da me".