✕

Lino Guanciale: “Raccontare il Novecento con uno sguardo sul futuro”

L'attore debutta il 28 agosto al Mittelfest con 'Europeana'. E tornerà in tv nelle serie 'Noi', 'Commissario Ricciardi' e 'La porta rossa'
2 minuti di lettura

Nelle serie televisive più di successo, lui c'è sempre. Avvocato, medico, commissario, misteriosa creatura, naufrago. E ora  capellone e baffetti beat, sarà anche Pietro, lo straordinario Jack Pearson dell'originale statunitense This is us su Prime, nell'adattamento italiano Noi, già  attesissimo su Rai 1 nel '22. Eppure, piaccia o no, al culmine del successo pop, Lino Guanciale vuole essere "attore" da prospettive diverse "e all'orizzonte - anticipa - ci sarà meno televisione e più cinema e prosa. Stiamo lavorando con il direttore del Piccolo Teatro a una bella idea per uno spettacolo". Intanto, il 28 agosto, due giorni prima di iniziare a Trieste le riprese della terza e ultima stagione di La porta rossa, debutta al Mittelfest, festival di confine dal 27 e fino al 5 settembre a Cividale del Friuli, dedicato dal nuovo direttore, Giacomo Pedini, al tema degli "eredi" e con, tra gli al…

Nelle serie televisive più di successo, lui c'è sempre. Avvocato, medico, commissario, misteriosa creatura, naufrago. E ora  capellone e baffetti beat, sarà anche Pietro, lo straordinario Jack Pearson dell'originale statunitense This is us su Prime, nell'adattamento italiano Noi, già  attesissimo su Rai 1 nel '22. Eppure, piaccia o no, al culmine del successo pop, Lino Guanciale vuole essere "attore" da prospettive diverse "e all'orizzonte - anticipa - ci sarà meno televisione e più cinema e prosa. Stiamo lavorando con il direttore del Piccolo Teatro a una bella idea per uno spettacolo". Intanto, il 28 agosto, due giorni prima di iniziare a Trieste le riprese della terza e ultima stagione di La porta rossa, debutta al Mittelfest, festival di confine dal 27 e fino al 5 settembre a Cividale del Friuli, dedicato dal nuovo direttore, Giacomo Pedini, al tema degli "eredi" e con, tra gli altri ospiti, i Rimini Protokoll, il coreografo Josef Nadj, i musicisti Patricia Kopatchinskaja e Fazil Say, i Kepler  452, i Koreja, Paolo Di Paolo. Da regista e protagonista, Guanciale porta Europeana, "non proprio una storia da ombrellone", scherza. "Si tratta di un saggio sulla storia del Novecento del praghese Patrik Ourednik pubblicato in italiano da Quodlibet. Dalla Grande Guerra a Barbie ne viene fuori un racconto incredibile e semplice di tutti noi".

Da This is us a Europeana è comunque un bel salto.

"In comune c'è il secolo scorso. This is us, complice il primo lockdown nel quale per la prima volta in vita mia sono stato a lungo stanziale, l'avevo divorato. Farne un remake italiano era un rischio, ma quando ho letto la sceneggiatura di Sandro Petraglia, scritta con Flaminia Gressi e Michela Straniero, non ho avuto dubbi. Hanno fatto un grande lavoro. E poi il meccanismo drammaturgico è perfetto perché l'incastro di piani temporali è la forza di questa saga famigliare".

E Pietro?

"Mi piace perché ha un cuore vero, è onesto, profondo. E poi il gioco di specchi lungo diverse epoche della stessa famiglia porta la storia nella nostra Storia, non così lontano da Europeana".

Cosa le piace di questo testo?

"Mi ci sono imbattuto anni fa con Il ratto di Europa, un esperimento di teatro-città sul nostro continente. Europeana è un testo breve ma incredibile perché condensa come fosse una sola lunga frase di 60 pagine, e legandoli per nessi logici, gli aspetti salienti del 900 europeo, una specie di database dei cento anni passati, che ci permette di metabolizzarli. Si va dalle barbarie dei lager e gulag a Barbie e l'invenzione del reggiseno".

Il bilancio?

"È uno sguardo sul futuro. Ourednik è ceco, guarda all'Europa del '900 dal fronte doloroso di chi ha patito il trauma della dominazione nazista e l'oscurantismo della dittatura sovietica ma dal cuore di quella Europa ci spinge a guardare senza pregiudizi ideologici ai traumi del 900, aprendoci a sorprese".

Lei si sente legato al '900 ?

"Sono nato nel '79, sono a tutti gli effetti del secolo scorso. Sono rimasto alla musica indie, adoro i Perturbazione e sono affetto da una febbre di recupero degli anni Ottanta che in Europeana giocheremo in modo ironico con Marko Hatlak il fisarmonicista che mi accompagna. La mia generazione è l'ultima a 56K, per citare la serie tv, cresciuta con l'enciclopedia e non con la ricerca ipertestuale, sa il valore della concentrazione rispetto alla velocità dei ritmi cognitivi del Duemila. Siamo depositari di un mondo scomparso e abbiamo la responsabilità di trasmetterlo".

La fa sentire vecchio?

"Diciamo che non mi lancio in conversazioni tecnologiche".

Figli? Ci pensa?

"Mi piacerebbe molto".

Per questo ha detto di voler per un po' smettere di fare tv?

"Non smettere, ma diradare i calendari sì. A me piace essere un attore-ponte, passare dal cinema alla tv al teatro. E le idee ci sono. Ho solo bisogno di tempo, ma ho appena finito di girare Noi, sta per partire il set di La porta rossa a cui tengo perché è stata per me importante ed è giusto che ci sia un finale serio, l'anno prossimo ci sarà la seconda stagione del Commissario Ricciardi. La serialità mi piace, anche se non mi dispiacerebbe condurre un format tv sulle scuole di teatro, raccontare la formazione dell'attore. Né ho timore di usare la popolarità, specie se serve ad assumersi responsabilità sia artistiche che organizzative. Lavorare sulle fiction è stato utile per crescere e raggiungere un pubblico che ora viene, per esempio, a teatro".