Lo strano destino che lega Dante Alighieri e Sergei Polunin, appare segnato da una vena sottilmente pericolosa: entrambi, ognuno a proprio modo e, ovvio, con dimensioni diverse, sono miti lacerati da irrequietezza e crisi personali. Del Sommo Poeta si sa, ma anche il grande danzatore, a soli 31 anni, non scherza: oggetto di venerazioni e antipatie per quel suo carattere peculiare, apolide a causa delle simpatie per Putin, nemico giurato del suo paese di nascita, l’Ucraina, e con una storia di successo disordinata, anarchica, imprevedibile, primo ballerino a soli 19 anni del Royal Ballett, poi abbandonato sul più bello, poi la ricerca di libertà, poi il pensiero di lasciare la danza, poi la voglia di sfidare il suo pubblico in altri contesti come il cinema (è in lavorazione il sequel di Dancer), poi di nuovo in pista e ora in una sorta di ritrovata pace (in russo Mir, che è il nome di suo figlio nato poco più di un anno) o paradiso o conversione.
Polunin, Dante Alighieri in tre atti: ecco 'Dante Metànoia', 'Inferno', 'Purgatorio' e 'Paradiso'
E infatti Dante Metànoia (quest’ultima dal greco, sta, appunto, per conversione totale) è il titolo che il venerabile freelance, ormai impegnato solo nei lavori che gli garbano, ha scelto per il nuovo spettacolo, realizzato su commissione del Ravenna Festival, legato al settecentesimo anniversario della morte di Dante e che ha debuttato ieri sera con dieci minuti di ovazioni nell’ambito della Trilogia d’Autunno al Teatro Alighieri di Ravenna dove resterà fino al 5 settembre.
Un progetto unico per originalità, di cui Sergei Polunin è il solo, grande protagonista, già destinato a girare in tournée internazionali; un affresco visionario della Divina Commedia, realizzato a più mani, con diversi coreografi per ciascuna cantica tra cui lo stesso Polunin che si è autodiretto nel Purgatorio, non per niente il pezzo più bello anche se più breve, intenso per la sensitività con cui interpreta quell’attraversamento dai demoni verso la purezza che forse è anche il suo personale, non per niente è un pezzo dove c’è più del talento e dell’estro del grande danzatore, giravolte più dolci e gesti più solari del suo consueto modo di stare in scena con slanci, salti e piccoli gesti nervosi.
Forse anche per questo Dante Metànoia produce un effetto dissonante: la prima parte, l’Inferno, che pure è la più definita, è anche quella che più spoglia la Commedia delle molte cose che ha, della sua costruzione estetica, interiore, morale... vestendola con immagini da videogioco (Yan Yanko è il video designer) che però non hanno la forza di farsi fantasia, anzi sfiorando la parodia con quei mostri 'jurassik park' i quali, con la coreografia di Ross Freddie Ray e le musiche di Miroslav Bako, aggrediscono, soggiogano lo spettatore in una specie di sbornia visiva e Polunin in una atletico-fisica di contorcimenti, corse, tormenti.
Diversa la seconda parte, dopo il lungo intervallo: breve, e forse ancora da sviluppare, ma più esteticamente comunicativa nella semplici geometrie coreografiche, traferisce la Commedia in una lontananza astratta, in un atto rituale sia per il Purgatorio, di cui s’è detto, sulle musiche di Gregory Revert, sia per il Paradiso coreografato dal praghese Jirí Bubenícek – già principal dell’Hamburg Ballet di John Neumeier – con il gemello Otto per la scena, le musiche di Kirill Richter e la scossa emotiva che sempre Polunin dà la partecipazione sentimentale della sua danza, qui più controllata e lucida nei movimenti dove all’ebrezza mortale del primo atto si sostituisce una tensione e un fremito più intimo e autentico.
Dante Metànoia apre la Trilogia d’Autunno del Ravenna Festival, che dopo ospiterà Faust rapsodia (1-3 ottobre) realizzato da Luca Micheletti e Antonio Greco e dall’11 ottobre Elio Germano con il compositore Teho Teardo sugli endecasillabi danteschi del 33esimo canto del Paradiso.