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Short Theatre, a Roma le nuove frontiere del teatro internazionale

La rassegna dal 3 al 13 settembre: nel cast Motus, Amanda Pina, Jaja Koo e tanti altri
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Ci vorrebbe Umberto Eco, per fare da giusto tramite ai ‘tatuaggi dei singhiozzi’, alle ‘relazioni tra umano e disumano’, ai ‘sovvertimenti acustici’, alle ‘creolizzazioni coi progetti partecipativi’ o alle ‘convocazioni delle socialità resistenti’, che sono solo alcune delle importanti modalità e risonanze della XVI edizione di Short Theatre, il festival che s’espande a Roma dal 3 al 13 settembre, che monitorizza le arti performative contemporanee riannodando i sensi tra teatro, poesia e universi discorsivi, che da quest’anno è diretto da Piersandra Di Matteo cui si affianca per il programma odierno Francesca Corona in ragione di appuntamenti slittati dal 2020 al 2021.

Il tema attuale The Voice This Time testimonia lo spazio ampio riservato all’ascolto (delle lingue, del corpo, delle eredità, delle rivendicazioni, dell’immaginario, dei suoni, delle culture emotive, delle ge…

Ci vorrebbe Umberto Eco, per fare da giusto tramite ai ‘tatuaggi dei singhiozzi’, alle ‘relazioni tra umano e disumano’, ai ‘sovvertimenti acustici’, alle ‘creolizzazioni coi progetti partecipativi’ o alle ‘convocazioni delle socialità resistenti’, che sono solo alcune delle importanti modalità e risonanze della XVI edizione di Short Theatre, il festival che s’espande a Roma dal 3 al 13 settembre, che monitorizza le arti performative contemporanee riannodando i sensi tra teatro, poesia e universi discorsivi, che da quest’anno è diretto da Piersandra Di Matteo cui si affianca per il programma odierno Francesca Corona in ragione di appuntamenti slittati dal 2020 al 2021.

Il tema attuale The Voice This Time testimonia lo spazio ampio riservato all’ascolto (delle lingue, del corpo, delle eredità, delle rivendicazioni, dell’immaginario, dei suoni, delle culture emotive, delle geografie urbane, delle sensibilità comunitarie, delle polifonie remote). Non c’è un polarizzante cartellone, in Short Theatre, ma coesistono galassie con più baricentri, più campi intersoggettivi, più poetiche dei rapporti, più conflitti, più aggregazioni.

Una sezione è Reciprocity, che include il lavoro (Frontera / Procesiòn - Un ritual del agua) della coreografa cileno-messicana Amanda Pina che il 10-11 settembre, dopo aver collaborato per i costumi di scena con la sartoria romana Coloriage, guiderà a piazza Testaccio un gruppo di oltre 30 donne e performer di associazioni attive nella Capitale per documentare la post-colonizzazione applicata al rito razzista della cacciata dei Mori dalla Spagna. E Alessandro Carboni cartograferà luoghi pubblici con ragazzi minori e appena maggiorenni. 

Il capitolo Cratere, collocato al Wegil, è un progetto dedicato a sua volta all’intersezione tra performatività, poesia, pensiero e percezione. Qui artiste/i, teoriche/i, filosofe/i, voci fluide di istanze, evocazioni e imprecazioni, e transfemministe, concertano dal 3 al 5 un dialogo di gesti e di parole: Anne-Lise Le Gac/ Basile Dinberg, Allison Grimaldi-Donahue, Loreto Martinez Troncoso, Sofia Jernberg, Wislawa Houbabi/Vittorio Zollò, Giovanna Zapperi, Giulia Crispiani/Patrizia Rotonda+Mackda Ghebremariam Tesfau, Cosimo Ferrigolo/Edoardo Lazzari/Gaia Ginevra Giorgi/Extragarbo sono in coabitazione con François Chaignaud, Lafawndah, Norman Ajari, Ivo Dimchev, Cecilia Mangini, Giulia Crispiani/Patrizia Rotonda, R.Y.F.

Spazio abitativo, sede della collettività di Short Theatre dal 6 all’11 è La Pelanda-Mattatoio. Libro di riferimento è More Brilliant Than The Sun, storico testo di Kodwo Eshun, dipanato da Valerio Mattioli. Il 7 c’è Emilio che la regista Alexia Sarantopoulou ha ricavato (ispirandosi allo studio di Rousseau) per Ondina Quadri, Jezebel del performer olandese Cherish Menzo, The Angular Distance of a Celestial Body di Alessandro Carboni, Soot Breath e Corpus Infinitum di Arjuna Neuman e Denise Ferreira da Silva. Il giorno 8 s’annunciano Drammaturgie sonore + D.E.E.P. con Valentina Valentini, la voce di Carla Tatò, e Daniele Vergni, Carrozzerie n.o.t/geografia privata_opera collettiva, Brutal Casual Magazine, Will You Marry Me?/Artist’s Book, Giuseppe Vincent Giampino, Jaha Koo, l’artista di origine eritrea Muna Mussie, Nadia Beugré, il binomio Madalena Reversa alle prese con Romantic Disaster con nessi tra poesia e ambiente.

Un appuntamento forte è quello con Motus, dal 9 a India, una radicalità del disastro delle donne catturate e schiavizzabili nel dopo-Troia che Enrico Casagrande e Daniela Nicolò hanno tratto da Le Troiane di Euripide e dalla riscrittura di Sartre, con all’opera Silvia Calderoni, Stefania Tansini e R.Y.F. (Francesca Morello) che rispettivamente contribuiranno in modo tragico, in termini distopici, e con mezzi canori in inglese. All’India approderà anche, il 12, l’Ecole des Maitres affidata a Davide Carnevali, un progetto che quest’anno vede al confronto giovani drammaturghi.

Al Teatro Argentina è riservata la scena per lo spettacolo finale, Nehanda della zimbabwese residente a New York Nora Chipaumire, che per Roma ha realizzato l’ultimo paragrafo degli otto che compongono l’opera, al confine tra arte e attivismo, ricostruzione del destino di un’eroica leader rivoluzionaria della Rhodesia del Sud occupata dai britannici, condannata a morte, con ossa e teschio reclamati dal Regno Unito.