Valerio Lundini diventa one man show: in scena più geniale che mai
di Beniamino Pagliaro , di Beniamino PagliaroTORINO - È vero, l'abbiamo 'visto in tv', come dicono gli annunci pubblicitari con l'implicito 'se l'hai visto in tv dev'essere buono o bello o bravo o importante', ma com'è Valerio Lundini di nuovo su un palcoscenico, senza post-produzione, senza seconda serata, senza la Pezza? È forse persino meglio. Geniale è la parola che viene in mente. Mostra quel che sa fare quasi senza volere: ci porta per buoni quattro minuti lungo la strada di un discorso, e in quattro minuti si possono fare molte cose, soprattutto perdere l'attenzione, per poi chiudere proprio dalla parte opposta. C'è pensiero e tecnica.
Ha ritmo e non è spezzettato, è uno spettacolo tutto suo, scritto da Lundini, con un'ossessione adorabile per la scelta della parola sbagliata, e dunque giusta. Si intitola Il mansplaining spiegato a mia figlia e giustamente eravamo già pronti a dotte riflessioni, invece Lundini …
TORINO - È vero, l'abbiamo 'visto in tv', come dicono gli annunci pubblicitari con l'implicito 'se l'hai visto in tv dev'essere buono o bello o bravo o importante', ma com'è Valerio Lundini di nuovo su un palcoscenico, senza post-produzione, senza seconda serata, senza la Pezza? È forse persino meglio. Geniale è la parola che viene in mente. Mostra quel che sa fare quasi senza volere: ci porta per buoni quattro minuti lungo la strada di un discorso, e in quattro minuti si possono fare molte cose, soprattutto perdere l'attenzione, per poi chiudere proprio dalla parte opposta. C'è pensiero e tecnica.
Ha ritmo e non è spezzettato, è uno spettacolo tutto suo, scritto da Lundini, con un'ossessione adorabile per la scelta della parola sbagliata, e dunque giusta. Si intitola Il mansplaining spiegato a mia figlia e giustamente eravamo già pronti a dotte riflessioni, invece Lundini rivelerà la scelta (no spoiler) come omaggio allo spirito del tempo, e in effetti ha pronta un'altra decina di titoli e locandine per i prossimi spettacoli. Uno per ogni fase della carriera, quello più riflessivo e gutturale, con il teatro con la T maiuscola e la mano sul volto, quello in perfetto stile commedia sexy e quello da conversazione colta col vino in tavola.
Niente mansplaining, dunque, ma cosa c'è di più contemporaneo che scegliere una parola chiave del presente, trending topic, e incollarci tutto quel che si vuol dire? C'è grande mestiere. Le scene cambiano, lo stile rimane. Lundini è serissimo, sempre nel personaggio di se stesso. La forma è sostanza, come la ricerca di parole desuete per sembrare più seri, dunque Lundini racconta che ha dovuto 'principiare questo tour' con un tutore da 95 euro, e non scherza. Si è rotto il malleolo per colpa di una buca, a Roma ("una città italiana, capoluogo del Lazio, vicino a Rieti") e gran parte delle ventiquattro date, tutte sold out, le ha fatte da seduto. "Lo so, in tv sembro parecchio più alto. È che sono seduto", dice alzandosi dal pianoforte nella seconda delle due date torinesi all'Hiroshima Mon Amour, libero finalmente dal tutore.
Non c'è la tv ma ci sono i totem del benpensante televisivo, a ripetizione. Tutta la cerimoniosa compassione per una 'tragedia' in un remoto paese impronunciabile, sta già per partire una raccolta fondi umanitaria, viene travolta dalle immagini di una delle prosperose potenziali vittime che balla seminuda. "Grossomodo 500 persone inghiottite", dice il Lundini-inviato nel luogo della vittima (in video) al Lundini-anchorman che è sul palco e guarda stordito la signorina agitarsi nel monitor. "Ma sì, facciamo cinquecento", risponde e "grossomodo" appare subito nella scritta in sovra-impressione, altro feticcio televisivo.
Lundini è maestro della ripetizione, dell'esasperazione, ma soprattutto ama la parola e irride come costantemente tutti scegliamo parole pompose per paura di dirci una verità più banale. Del Lundini della Pezza, paradossalmente, manca soltanto la ricostruzione impettita di quel che resta della quarta parete televisiva (per poi sfondarla a piacere), perché a teatro o in un'arena estiva la parete non c'è proprio e la regia non può 'spezzare'.