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Valeria Solarino: "Così porto in scena l'odissea della transizione"

L’attrice debutta il 26 ottobre all'Ambra Jovinelli di Roma nel monologo 'Gerico Innocenza Rosa' scritto e diretto da Luana Rondinelli
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"Supponevo di dover portare in scena inizialmente un uomo, Vincenzo Gerico, con capelli corti, raccolti in testa, perché il pubblico ci credesse di più. La storia è quella di un ragazzo che tramite un'odissea interiore, e la vicinanza della nonna, riesce a tirar fuori la parte più vera di sé, una coscienza femminile, compiendo un percorso di transizione, assumendo i panni di Innocenza Rosa. Ma mi sono accorta di sbagliare, a voler contrapporre in modo esplicito i due generi. Il discorso che qui si fa è l'affermazione di una natura prescindente da sembianze". Valeria Solarino sarà protagonista d'un forte e impegnativo a solo teatrale, Gerico Innocenza Rosa scritto e diretto da Luana Rondinelli, una trasformazione d'identità di un lui che diventa lei. Lo spettacolo debutta al chiuso il 26 ottobre al Teatro Ambra Jovinelli di Roma, prodotto da Stabile d'Abruzzo, Sava e Stefano Francioni.

La sua impresa…

"Supponevo di dover portare in scena inizialmente un uomo, Vincenzo Gerico, con capelli corti, raccolti in testa, perché il pubblico ci credesse di più. La storia è quella di un ragazzo che tramite un'odissea interiore, e la vicinanza della nonna, riesce a tirar fuori la parte più vera di sé, una coscienza femminile, compiendo un percorso di transizione, assumendo i panni di Innocenza Rosa. Ma mi sono accorta di sbagliare, a voler contrapporre in modo esplicito i due generi. Il discorso che qui si fa è l'affermazione di una natura prescindente da sembianze". Valeria Solarino sarà protagonista d'un forte e impegnativo a solo teatrale, Gerico Innocenza Rosa scritto e diretto da Luana Rondinelli, una trasformazione d'identità di un lui che diventa lei. Lo spettacolo debutta al chiuso il 26 ottobre al Teatro Ambra Jovinelli di Roma, prodotto da Stabile d'Abruzzo, Sava e Stefano Francioni.

La sua impresa sembra intercettare le dispute su una legislazione lgbt che trova ancora intralci, e le preoccupazioni per la violenza dell'omotransfobia. Come ha scelto questo testo?

"Conosco l'autrice da tempo. Avevo assistito nel 2019 a un suo spettacolo, Taddarite, che in siciliano è un po' il corrispettivo di pipistrelli, interpretato da Donatella Finocchiaro, Antonia Truppo e Claudia Potenza, un lavoro-denuncia dei soprusi inflitti alle donne, e ho chiesto a Luana Rondinelli di ideare una drammaturgia per me, a una o più voci. Dopo qualche mese lei si presenta con questo monologo includente le parti di Vincenzo e Innocenza Rosa, della nonna, della madre, e del narratore. Un viaggio interno, un flusso problematico venato di un'umana tenerezza. In ogni battuta c'è un fondo di verità, di fascino nascosto. Ho deciso di farlo. Convinta di poter toccare l'anima della gente. E ne ho avuto la prova".

In che circostanze è scattata questa sensazione?

"Nelle anteprime al Teatro Romano di Fiesole e al Festival di Asti ho avvertito intorno a me molta emozione, e qualche sorriso commosso. Il respiro sospeso del pubblico avrà avuto anche a che fare, lo so, con la paura che per il Covid si fosse perso il rapporto tra chi parla e chi ascolta. Quasi reagendo, non mi sono mai interrotta per un'ora di seguito, con un argomento delicatissimo, che interrogava sentimenti e coscienze di chiunque".

Fino a oggi i suoi impegni teatrali sono stati non più di una mezza dozzina. 

"Sì. Ho cominciato in un Wilhelm Meister con Gabriele Vacis alla scuola dello Stabile di Torino, poi Valter Malosti m'ha riportata alla scena con Signorina Giulia di Strindberg, e gli altri appuntamenti sono stati con Una giornata particolare e col Misantropo assieme a Giulio Scarpati, e col monologo interiore di Palamede - L'eroe cancellato di Alessandro Baricco. La prova attuale mi responsabilizza in modo differente, mi mette di fronte a uno sforzo inedito: liberare il mio personaggio da sovrastrutture, ricostruirgli una consapevolezza di sé a lungo soffocata dagli altri, dalla famiglia, dalla società".

In definitiva l'impatto che avranno gli spettatori è con Solarino alias Innocenza Rosa che racconta la sua avventura da quando il gender di donna era funzionante in un corpo di uomo? 

"Diciamo di sì. Il mio Vincenzo dice 'Non importa come appaio, sono una femmina'. L'ambiente condiziona la sua crescita, ma lui nella doccia gioca a fare la star del cinema, progressivamente metterà i tacchi, mostrerà le gambe, si spoglierà dei modelli predefiniti, sfoggerà pezzi di sé donna".

Quanto s'esprimerà il suo fisico, nell'impianto simbolico e siciliano del lavoro?

"Non adotto una mutazione fisiognomica. La scelta, condivisa dall'autrice-regista, è di non recitare con svelamenti di pelle. Sono un essere umano che s'identifica in più ruoli, senza particolari mimiche o stereotipi. Attenta come sono alle tematiche sociali, mi sono documentata sui passaggi degli uomini che si sentono donna e delle donne che si sentono uomini, sulle conseguenti relazioni familiari. In questo testo la nonna di un'altra epoca porge una fondamentale apertura, e a Vincenzo che ha i capelli arruffati offre con naturalezza un fermaglio rosa che lei si trova in tasca: significa che la nonna non ha schemi nel suo amore. Ama e basta. Con la madre, dopo scontri dovuti a una chiusura mentale, le barriere cadranno all'insorgere dell'Alzheimer, quando lei confonderà Rosa con una foto di Vincenzo piccolo".

Lo spettacolo, dopo il 16 novembre a Cuneo, e il 17 a Venaria, riprenderà nel 2022. Nel frattempo lei avrà cinema e tv.

"È in uscita alla Festa di Roma il film di Pif E noi come stronzi rimanemmo a guardare, con lui e Fabio De Luigi, e una mia partecipazione. Riprenderemo Rocco Schiavone. Più che i personaggi, mi coinvolgono gli argomenti reali di oggi, gli sguardi senza pregiudizi. Ognuno deve vivere come vuole".