Gabriele Lavia: "Tornate a teatro a scoprire se siete o no come quei personaggi"
di Rodolfo di Giammarco , di Rodolfo di Giammarco"Parlo da teatrante e cittadino. L'aumento dei contagi è dovuto a quelli che non si vaccinano, non curano le distanze, non si fidano della scienza" dice Gabriele Lavia che il 2 novembre inaugura a Roma la stagione del Teatro Quirino con Le leggi della gravità, sua regia e adattamento scenico dal romanzo del 2003 di Jean Teulé, di cui è cointerprete con Federica Di Martino.
"Mi posso avvalere del 100% della sala, ma sono realista, le platee non si popolano ancora come prima. Ho conosciuto lo stra-esaurito, a volte, nella mia carriera, ma ora c'è insicurezza, eppure il teatro è un luogo ordinato, dove gli attori sono lontani dal pubblico in mascherina. I rischi un tempo erano altri. Nel duello di un Amleto si ruppe la spada, e un pezzo ferì alla mano una spettatrice. L'anno scorso ebbi due cadute me…!-->!-->
"Parlo da teatrante e cittadino. L'aumento dei contagi è dovuto a quelli che non si vaccinano, non curano le distanze, non si fidano della scienza" dice Gabriele Lavia che il 2 novembre inaugura a Roma la stagione del Teatro Quirino con Le leggi della gravità, sua regia e adattamento scenico dal romanzo del 2003 di Jean Teulé, di cui è cointerprete con Federica Di Martino.
"Mi posso avvalere del 100% della sala, ma sono realista, le platee non si popolano ancora come prima. Ho conosciuto lo stra-esaurito, a volte, nella mia carriera, ma ora c'è insicurezza, eppure il teatro è un luogo ordinato, dove gli attori sono lontani dal pubblico in mascherina. I rischi un tempo erano altri. Nel duello di un Amleto si ruppe la spada, e un pezzo ferì alla mano una spettatrice. L'anno scorso ebbi due cadute mentre ero in prova. Ma il teatro resta importante nella storia dell'uomo. Per farci pensare se siamo o no come i personaggi rappresentati, sosteneva Sartre".
Come nasce Le leggi della gravità?
"Io ci sento una discesa nella vita, una caduta dentro l'esistenza. Tempo fa vidi assieme a Federica il film che Jean-Paul Lilienfeld ha tratto nel 2013 dal libro di Teulé, con la variante di due protagoniste donne. Leggo il romanzo, e penso a una trasposizione, dove a un certo punto cadranno le quinte del palcoscenico. Uno svelamento antinaturalistico: è teatro".
La storia?
"Il giorno prima d'andare in pensione un commissario riceve la visita di una donna che racconta d'aver ucciso il marito gettandolo dal balcone, un delitto fatto passare per suicidio, risalente a dieci anni prima. La prescrizione scatterà fra un'ora. Lei vuole ritrattare. Lui cerca di guadagnare tempo. La verità e la burocrazia della giustizia sono due cose diverse. Intende salvare quella vedova infelice e disgraziata, madre di tre figli, già vittima di soprusi a opera dell'uomo di cui s'era innamorata perché ballava bene".
Che c'entra, il ballo?
"Sarà lei stessa a intonare un pezzo della canzone Le Loir-et-Cher di Michel Delpech, che le trasmise tenerezza per quel ragazzo disadattato e arrabbiato. Dopo la sua morte ha capito che le angherie del consorte erano dovute alla psiche anomala di lui, e il commissario intuisce che per la legge lei ha 'suicidato' suo marito, che a sua volta aveva 'suicidato' lei".
La struttura del testo, adesso?
"È un atto unico su cui batte quasi sempre la pioggia di Le Havre. Ho immaginato che ci si trovi vicini a una ferrovia. Ho aggiunto una figura, un novellino della polizia".
Uno spettacolo per tutta la stagione?
"Interromperò per portare in scena il 6 febbraio a Spoleto Il berretto a sonagli di Pirandello nelle due versioni italiana e siciliana".