Strehler pubblico e privato, il doc sul grande regista
di Anna Bandettini , di Anna BandettiniLe rievocazioni delle persone famose diventano spesso santificazioni nei ricordi dei colleghi, dei compagni di viaggio, degli amici, un eterno ritorno di buoni sentimenti. Ecco perché, al contrario, appare bello, onesto, sincero questo Essere Giorgio Strehler, il video documentario che, nel centenario della nascita avvenuto lo scorso 14 agosto, ricostruisce la vita e la figura del grande regista e fondatore del Piccolo Teatro di Milano, attraverso se stesso, le sue parole, i suoi ricordi e perfino auto-confessioni inedite. Dopo il debutto alla Festa del cinema di Roma, verrà presentato pubblicamente al cinema Anteo stasera (lunedì 8) e il 13 sarà in onda su Sky Arte e Now Tv ed è una testimonianza importante non solo per conoscere la biografia privata di Strehler, ma per "riconoscere" la forza della sua poetica teatrale.
Prodotto da 3D Produzioni, in collaborazione co…
Le rievocazioni delle persone famose diventano spesso santificazioni nei ricordi dei colleghi, dei compagni di viaggio, degli amici, un eterno ritorno di buoni sentimenti. Ecco perché, al contrario, appare bello, onesto, sincero questo Essere Giorgio Strehler, il video documentario che, nel centenario della nascita avvenuto lo scorso 14 agosto, ricostruisce la vita e la figura del grande regista e fondatore del Piccolo Teatro di Milano, attraverso se stesso, le sue parole, i suoi ricordi e perfino auto-confessioni inedite. Dopo il debutto alla Festa del cinema di Roma, verrà presentato pubblicamente al cinema Anteo stasera (lunedì 8) e il 13 sarà in onda su Sky Arte e Now Tv ed è una testimonianza importante non solo per conoscere la biografia privata di Strehler, ma per "riconoscere" la forza della sua poetica teatrale.
Prodotto da 3D Produzioni, in collaborazione con il Piccolo Teatro, con la regia di Simona Risi, Essere Giorgio Strehler è un montaggio di materiali di archivio: Matteo Moneta e Gabriele Raimondi, che lo hanno ideato, hanno rintracciato spezzoni audio e video abbastanza originali, alcuni mai visti: da una serie di interviste registrate tra Parigi, Milano, Dusseldorf nel 1992, ad alcuni filmati dell'Istituto Luce, a materiali fotografici e audio dell'archivio del Piccolo Teatro, tutti con la viva voce dello stesso Strehler, un po' come aveva fatto il libro Intervista a me stesso di De Piante Editore uscito a settembre.
Il risultato è un percorso inusuale, dove è la voce narrante di Strehler stesso ad accompagnare lo spettatore nella "mostra dei ricordi" come dice il regista. Nello scorrere delle immagini lo vediamo giovane e anziano, al Piccolo, mentre prova e mentre gira tra i costumi e gli oggetti dei suoi spettacoli, o nel giardino della villa di Lugano dove morì il giorno di Natale del 1997... E racconta di sé, del mare "parte del mio paesaggio infantile e interiore", di Trieste e della sua strana famiglia multilingue, nonna materna francese, nonno sloveno, famiglia paterna austriaca, che forse costituì la radice della vocazione europea di Strehler, fondatore dell'Unione dei Teatri d'Europa. E ancora, il regista racconta l'amore per la musica, quando bambino si addormentava tra i suoni della madre, apprezzata violinista, e il ticchettio sul pavimento del porcospino Spiridione allevato in casa. Poi la scoperta del teatro, con Goldoni che resterà l'autore di riferimento per sempre, avvenuta quando era già un giovanotto, dopo il trasferimento a Milano, una scoperta che poi lo portò insieme a Paolo Grassi alla fondazione de Piccolo Teatro nel 1947, con la grande intuizione di farne un teatro pubblico e d'arte. "Penso che non si trattò solo di un gesto teatrale. Noi giovani usciti dalla Resistenza sentivano un immenso bisogno di chiarezza e onestà che si protraesse nel tempo, che indicasse agli altri e a noi stessi un certo nuovo modo di stare insieme e affrontare la realtà", sono le parole di Strehler.
All'autoracconto, nel documentario che arriva fino agli ultimi tribolati anni di vita e lavoro e al funerale, si intercalano, quasi come un commento, alcuni brevi interventi di Andrea Jonasson l'attrice e moglie di Strehler, Giulia Lazzarini, Ottavia Piccolo, Lluis Pasqual, di Cristina Battocletti, autrice di una poderosa biografia del regista da La Nave di Teseo, Ezio Frigerio e Franca Squarciapino, Stefano De Luca, Carlo Fontana che diventerà sovrintendente della Scala dove Strehler fece tante meravigliose regie, e del giornalista Roberto Canziani tra i documenti e le carte del Fondo Strehler conservato nelle sale del Museo Teatrale Carlo Schmidl di Trieste.
Quello che emerge è il valore di questo gigante del teatro del Novecento: innanzitutto umano, come ricorda Andrea Jonasson, quando lo racconta come un uomo che ha amato molto e senza riserve. Ma soprattutto dalle immagini emerge l'artista geniale per cui il teatro e la vita erano tutt'uno: era, insieme, la grande famiglia dove ritrovarsi, con le sofferenze e le gioie, gli amori e i tradimenti, il pane e la poesia, dove coltivare i sentimenti e le emozioni ma era anche il luogo nobile dell'etica, dove si affermano i valori civili dello stare insieme e sentire insieme. "Attraverso il teatro - e sono parole sue che il documentario ci restituisce - si sono dette le cose più alte sul destino dell'uomo, si sono fatte le ipotesi anche più alte. Si è parlato della bellezza, dell'essere uomo, come dell'orrore di essere uomo. Tutte queste cose, noi dobbiamo raccontarle e siamo noi attori, voi giovani e noi vecchi, che dobbiamo ancora fino all'ultimo, raccontarli alla gente perché la gente non si dimentichi di questa cosa meravigliosa che è l'uomo".