Mario Martone: "Torno a Otello ma Desdemona non è più una vittima"
di Rodolfo di Giammarco , di Rodolfo di GiammarcoDopo quasi quarant'anni Mario Martone torna con una sua regia - da domenica 21 novembre fino al 14 dicembre al Teatro San Carlo di Napoli - a Otello inteso come melodramma con musiche di Giuseppe Verdi e libretto di Arrigo Boito, ma stavolta, con direzione di Michele Mariotti sul podio, col tenore Jonas Kaufmann nei panni di Otello, col soprano Maria Agresta nel ruolo di Desdemona, e col baritono Igor Golovatenko nella parte di Iago, si tratterà d'un intervento sull'opera integrale del 1887 con clamoroso spostamento d'azione al giorno d'oggi dello sfondo del XVI secolo ideato in questo dramma lirico di ispirazione shakespeariana. Un'impresa voluta ora da Stéphane Lissner sovrintendente del San Carlo in coproduzione col Teatro Massimo di Palermo, un progetto, di per sé, lontano anni luce dall'esperienza otelliana di ricerca che fu una pietra miliare della nostra sperimentazione. L'impresa del Martone ventiduenne e del gruppo Falso Mo…
Dopo quasi quarant'anni Mario Martone torna con una sua regia - da domenica 21 novembre fino al 14 dicembre al Teatro San Carlo di Napoli - a Otello inteso come melodramma con musiche di Giuseppe Verdi e libretto di Arrigo Boito, ma stavolta, con direzione di Michele Mariotti sul podio, col tenore Jonas Kaufmann nei panni di Otello, col soprano Maria Agresta nel ruolo di Desdemona, e col baritono Igor Golovatenko nella parte di Iago, si tratterà d'un intervento sull'opera integrale del 1887 con clamoroso spostamento d'azione al giorno d'oggi dello sfondo del XVI secolo ideato in questo dramma lirico di ispirazione shakespeariana. Un'impresa voluta ora da Stéphane Lissner sovrintendente del San Carlo in coproduzione col Teatro Massimo di Palermo, un progetto, di per sé, lontano anni luce dall'esperienza otelliana di ricerca che fu una pietra miliare della nostra sperimentazione. L'impresa del Martone ventiduenne e del gruppo Falso Movimento si basava nel 1982 su una riduzione drammaturgica e scenografica di Otello senza testo, un viaggio nel tempo e nello spazio verdiano attraverso il linguaggio del corpo degli attori, con un Moro di Andrea Renzi irrobustito da tasche piene di sassi, una Desdemona di Licia Maglietta sensuale e seducente, e uno Iago di Tomas Arana con cappello e bastone alla Fred Astaire.
Martone, che disegno persegue questa regia operistica di adesso nel solco dell'Otello verdiano?
"È un ripensamento e una ricollocazione contemporanea della struttura narrativa, stavolta integrale, di Otello, mia vecchia conoscenza in quanto fonte di una scrittura scenica degli anni 80 che ha girato il mondo per tre anni, ma anche capolavoro ottocentesco di cui ho poi curato una regia lirica vera e propria nel 2009 a Tokyo. Il tempo che è trascorso induce a vedere una prospettiva in evoluzione nel corso dei decenni: non poteva non colpirmi che questa è un'opera in cui un uomo uccide una donna che ama. Mi rendo conto meglio che le partiture verdiane hanno la capacità di raccontare le spinte, i temi conflittuali maschili e femminili, e oggi importa meno che Otello sia nero di pelle, integrato o no a Venezia, il tema risaltante è l'aspetto umano dei rapporti tra uomo e donna, per cui, restando nel tempo più resistenti le figure di Otello e Iago, bisogna provare a guardare Desdemona in modo diverso".
Questa intuizione come ha influenzato e plasmato in modo odierno la sua regia?
"Già nell'Otello di Falso Movimento facevamo affidamento su una libertà del corpo di Licia Maglietta, sottraendola all'immagine di una vittima sacrificale, perché fosse una donna padrona di sé. Adesso scavo ancora di più quest'aspetto nell'opera, e mutando radicalmente lo scenario, inserendo truppe dell'Occidente che occupano una sorta di Medioriente con armi moderne, tende, e ospedale da campo, creo una parità tra militari e soldatesse. Il fazzoletto rivelatore non è ricamato, ma un fazzoletto da esercito che si porta al collo. Cambia tutto il contesto, e qui, in un paesaggio che fa di Cipro un deserto dei Tartari dove Iago può istigare nella mente di Otello ancora più fantasmi, qui Desdemona porta la divisa, è una combattente di valore, suscita invidia e odio in Iago. Una tesi sposata dagli ottimi protagonisti d'adesso, diretti musicalmente da Michele Mariotti".
L'aggiornamento ai tempi nostri fa perdere alla moglie di Otello la debolezza della sudditanza, l'ingenuità che la destina a morire senza consapevolezza?
"Sì, qui nei limiti del possibile è diversa la sua opposizione al marito, lei non è ignara, ha sentore del fatto che Otello è preda di un delirio, s'avvede di come in lui ci sia una violenza che può sfociare in assassinio, un comportamento che le cronache attuali ci fanno conoscere fin troppo bene. Verdi è un artista molto ribelle, Rigoletto e Traviata furono tratti da libri scandalosi, lui ebbe problemi con la censura per tutta la sua vita, coltivava un profondo senso politico, e manifestò una grande empatia nei riguardi di personaggi femminili sofferenti per cause legate alla società. La sua potenza di artista non conformista merita che gli si renda giustizia, che lo si faccia parlare di noi, leggendo Otello con la lente maschilista dei femminicidi (vedi la Desdemona chiamata 'cortigiana'), trattando in parallelo il rapporto non scardinabile fra Otello e Iago alla luce d'un archetipo della manipolazione".
Impegnato al Teatro San Carlo, lei conferma la sua attenzione, il suo riflettere a stretto contatto con la cultura di Napoli.
"Quest'opera è stata suggerita da Lissner, e torno volentieri al San Carlo dopo quindici anni, dopo la trilogia mozartiana. È vero che Napoli per me esiste nel bene e nel male. Lascio parlare i miei lavori, Il sindaco del rione Sanità, Qui rido io sulla parabola di Eduardo Scarpetta, il film Nostalgia appena finito di girare alla Sanità e a Capodimonte. Il baricentro è sempre o spesso questa città".