Spettacoli

Galatea Ranzi e 'In nome della madre': "La mia Madonna contro il perbenismo"

L'attrice è la protagonista dello spettacolo tratto dal romanzo di Erri De Luca
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A dicembre, in prossimità del Natale, ecco a teatro una versione laica e poetica della nascita di Gesù, con Galatea Ranzi nei panni di una Madonna in tournèe nella Galilea e sulle nostre scene, protagonista di In nome della madre di Erri De Luca, uno spettacolo con regia di Gianluca Barbadori, battezzato in anteprima al Teatro di Documenti di Roma e ora in programma fino al 12 al Ridotto del Teatro Biondo di Palermo, produttore del lavoro con Ponte tra Culture e con AMAT. Il testo di De Luca si fonda sulla storia umana in prima persona di Miriàm, ragazza che scoprirà d'essere incinta dopo l'annuncio d'un angelo, ricevendo sostegno dal promesso sposo Josef che sfida i benpensanti di Nazaret e una minaccia di lapidazione per lei prevista dalle leggi del tempo. Galatea Ranzi accetta il ruolo d'una quattordicenne, il non detto della Bibbia, e sensi di paura e gioia. "Me lo sono posto, un problema - spiega l'attrice - ma il regista m'ha assicurata, si tratta di riportare il racconto d'una vicenda che tutti conosciamo. Il progetto è stato voluto con tenacia dalla direttrice dello stabile palermitano Pamela Villoresi, che non ha mai avuto dubbi sulla mia figura, anagraficamente parlando. Io ho continuato a coltivare imbarazzi, ma m'hanno convinta che si tratta di interpretare il personaggio forse più noto della storia, e che l'unica preoccupazione era narrare nove mesi di esistenza femminile dal concepimento alla nascita, in un testo che è un viaggio. Un percorso di cui tutti siamo al corrente fin da bambini".

L'impresa descritta nel romanzo breve di Erri De Luca pubblicato da Feltrinelli nel 2006 studia il mistero di una maternità e la grazie del coraggio di una donna. "È magistrale, il linguaggio che l'autore ci ha fornito, osservando i fatti col coinvolgimento di una testimonianza, mettendo a fuoco dettagli inediti, come ad esempio il rapporto con un Giuseppe uomo mansueto e allo stesso tempo rivoluzionario. La mia Miriàm riferisce a sua volta la sua condizione di ragazza d'un piccolo villaggio, priva di contatti e affetta da riservatezza e pudore, ma capace anche di una visione critica rispetto alla chiusura del mondo in cui vive, infastidita dalle regole e dal perbenismo di chi la circonda. Il testo mostra l'assoluta ricerca di libertà di lei e di lui. Una prova d'amore". 

La scrittura di De Luca discende dalla sua passione per la cultura ebraica, pur senza appartenenza religiosa, da cultore di un'area spirituale storica e letteraria. "È stupefacente la sua confidenza e la sua sottigliezza nel ritrarre i caratteri femminili arcaici, qui un profilo che però senti anche rapportato ai nostri giorni, scandito in quattro stanze. Che dire? Dopo tanti anni sentirsi vergini è bellissimo e terribile, e avverto adesione col personaggio sia nelle frasi acute e tenere, sia nelle osservazioni spiritose e affettuose. È un'affabulazione, meritevole di collocarsi pure in luoghi non teatrali".

Ora si replica nella Sala Strehler del Biondo, a contatto intimo col pubblico. Noi ne abbiamo ricevuto, a Roma, impressioni delicatissime, di declinazione pittorica, con Ranzi assimilabile a certe realtà mediorientali di tessuti semplici e sovrapposti, conciliati con una realtà dignitosa. I suoi timbri ci hanno colpito e commosso, nell'impianto nudo giustamente voluto, tranne un piccolo appoggio, dalla regia. Perfetto il conclusivo velo blu tipico degli addobbi sacri, sulla testa, sulle spalle, sul collo. Ma l'iter, dalla consapevolezza domestica alla gravidanza nella stalla, è un tirocinio che non appartiene ai quadri o alla fede: è il crinale nuovo d'una donna.